E SE LA SINISTRA PROVASSE LA STRADA DELLA “CONFLUENZA”?

sabato 01st, dicembre 2018 / 15:01
E SE LA SINISTRA PROVASSE LA STRADA DELLA “CONFLUENZA”?
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Che serva “qualcosa di sinistra” lo dicono in tanti. Tanto più adesso che al governo a dettare a linea è Matteo Salvini che è esponente della destra più destra ce c’è e dietro ha non solo il “popolo leghista”, ma anche fior di fascisti neanche tanto mascherati. Serve di sicuro qualcosa di sinistra, e non da oggi. Perché è un bel pezzo che la sinistra in Italia ha dato forfait. verrebbe da dire dalla morte di Enrico Berlinguer e sono 34 anni. O almeno da quando fu deciso di porre fine al Pci avviando da quel momento una mutazione genetica che ha portato il popolo di sinistra prima  a dire che il socialismo andava aggiornato e coniugato alla globalizzazione, poi che le elezioni si vincono al centro e via via ad accettare alleanze con Mastella, a vedere in un democristiano doc (Prodi) legato all’establishment finanziario europeo l’alfiere della nuova stagione, fino ad osannare un altro democristiano come Renzi che ha finito il lavoro di demolizione. Ora che non c’è rimasto quasi più niente in piedi e il partito erede del Pci è passato dal 40% delle Europee del 2014 al 17% delle politiche 2018 e gran parte degli elettori che votavano Pds, Ds e Pd, ma anche Rifondazione o Comunisti Italiani adesso vota per i 5 Stelle o addirittura direttamente per la Lega di Salvini (perché parla chiaro, come Almirante. Anche il leader del Msi “parlava bene” solo che allora gli elettri di sinistra non lo votavano), la domanda di sinistra si trova senza un’offerta sul mercato.

Che ci sia tale domanda è un dato di fatto, il difficile però è mettere in campo un’offerta credibile. Il Pd da solo non lo è. A sinistra del Pd tra Leu e Potere al Popolo è un campo di macerie. Piccolo tra l’altro. Un campetto. L’idea di De Magistris somiglia per ora troppo a quella di Ingroia nel 2013 e per questo non è molto convincente.

Eppure a livello internazionale qualcosa si muove:  un gruppo di intellettuali e politici comprendente tra gli altri Varoufakis e Bernie Sanders sta provando a costruire una nuova internazionale progressista, forse per rispondere all’Internazionale nera di Steve Bannon, Marine Le Pen, Orban e Salvini che proprio Sanders ha definito “il nuovo asse autoritario” tra “regimi ostili alle norme democratiche, nemici della libertà di stampa, intolleranti verso le minoranze etniche e religiose, e convinti che siano i loro personali interessi finanziari a dover beneficiare delle scelte governative”.

Quello di cui il mondo ha bisogno, continua il senatore americano, «è un movimento internazionale progressista che segua una visione di prosperità condivisa, di sicurezza e dignità per tutti, e che si muova contro l’esistente ineguaglianza globale che riguarda non solo la ricchezza ma anche il potere politico». Varoufakis aggiunge: «Il nostro compito è raggiungere chi in qualsiasi angolo del mondo condivide gli stessi valori e sta combattendo per un mondo migliore»: questo l’appello finale di Bernie Sanders, a cui Varoufakis risponde con una promessa di collaborazione, perché «è il momento giusto per i democratici di tutto il mondo di formare un Progressismo Internazionale, nell’interesse della maggioranza delle persone in ogni continente, in ogni Paese».

In Italia invece ci si attarda sulle candidature a segretario del Pd, una cosa imbarazzante peraltro, per lo stesso Pd. E sulle diatribe interne ai vari movimenti e movimentini, tipo Potere al Popolo. La strada comune sembra più dissestata di quelle su cui viaggiamo tutti i giorni. Di ponti tra una sponda e l’altra non ce n’è uno in piedi. E in questo marasma, che oggettivamente aiuta Salvini e la destra, c’è anche chi comincia a pensare che la strada comune, la strada dell’unità, convenga abbandonarla. Per tentarne un’altra, quella della “confluenza”. Lo sostiene, ad esempio Giovanni Paglia, già deputato di Sinistra Italiana, sulla rivista Left.

Se la direzione è comune, l’obiettivo lo stesso, così come la volontà, è possibile collaborare pur indossando divise diverse”, scrive Paglia. Che poi aggiunge:
“D’altra parte non è ciò che abbiamo fatto nelle campagne vittoriose per l’acqua pubblica e i beni comuni e per la difesa della Costituzione?
Non è ciò che abbiamo sperimentato in tante realtà con l’esperienza delle Coalizioni civiche e delle Città in Comune?
Perché non dovremmo provarci sul piano nazionale, mettendo chiunque si riconosca in una piattaforma di cambiamento nella condizione di collaborare per realizzarla?
Immaginate che qualcuno si assuma l’onere di avanzare una proposta minima, che indichi un senso di marcia, alcuni valori non negoziabili e una regola aurea: qualsiasi decisione fondamentale sarà sottoposta a voto democratico.
Immaginate che questa proposta possa essere sottoscritta da individui e collettivi, attivisti politici, sociali e culturali.
Immaginate poi una intensa fase di partecipazione democratica, in cui questa proposta possa essere concretizzata in programmi e linee di azione locali e nazionale.
Immaginate che tutto questo diventi una piattaforma aperta e trasparente, dove ogni persona e gruppo possa mettere in rete le proprie iniziative, per creare informazione condivisa e cercare la collaborazione di altri.
Immaginate che assuma l’impegno di presentarsi sempre alle elezioni, vincolando tutti gli aderenti ad un metodo democratico di scelta su programmi, candidature e alleanze.
Immaginate che impegni i suoi eletti a rispondere costantemente al mandato ricevuto e a versare parte dei propri compensi a progetti di mutualismo.
Immaginate che non abbia padroni, perché lotta per una società di liberi e uguali…
C’è chi si sente comunista, chi socialista, chi ecologista, chi considera tutte le definizioni una perdita di tempo, ma crede comunque che questo mondo sia intollerabile.
A nessuno voglio dire cosa deve essere e come deve organizzarsi, ma a tutti vorrei dare uno strumento di unità e di lotta comune. Questo chiamo confluenza, di mille rivoli, che diventano torrenti, e insieme fanno il grande fiume”.

E’ una strada percorribile? A prima vista sembra più complicata che non cercare di costruire un partito unico, nuovo. Però l’idea della “confluenza dei mille rivoli” è suggestiva. La riflessione di Paglia echeggia, tra le righe, una nota canzone di John Lennon, quella che è forse la canzone del secolo: “Immagina che la gente viva per il presente/ Immagina non ci siano paesi/non è difficile da fare/Niente per cui uccidere o morire/ e nessuna religione/ immagina che la gente viva la propria vita in pace” (…).

Diciamo pure che la cita, per immaginare una sinistra che torni a fare il suo mestiere in forme diverse dal passato. E soprattutto torni in campo a giocare. Senza “annessioni” o fagocitazioni, senza deleterie e disastrose vocazioni maggioritarie, senza primogeniture e gerarchie precostituite…   E’ una riflessione che lasciamo anche ai nostri lettori. In fin dei conti è vero che mille rivoli a volte fanno un fiume e anche che tutte le strade, alla fine, portano a Roma…

Marco Lorenzoni

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