“APPUNTI DI VIAGGIO”(3): IL PRESEPE, LA PIAZZA INCATTIVITA E LA SCARSA MEMORIA DEGLI USA

mercoledì 19th, dicembre 2018 / 11:59
“APPUNTI DI  VIAGGIO”(3):  IL PRESEPE, LA PIAZZA INCATTIVITA E LA SCARSA MEMORIA DEGLI USA
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Ormai da qualche anno, con l’avvicinarsi del Natale arrivano puntuali come un orologio svizzero anche le insopportabili polemiche sul presepe. Come se fosse un problema reale. Eppure c’è chi si erge a difensore strenuo della ricostruzione della natività, come un novello crociato, per fermare l’orda barbarica o salvaguardare le “tradizioni cattoliche dell’Italia”…

Per la verità c’è anche chi il presepe dice di non farlo per non offendere la sensibilità di chi professa religioni diverse e c’è stato qualche prete che il presepe non lo ha fatto ed ha chiuso pure la chiesa per il periodo di Natale, in segno di protesta proprio contro quelli che difendono il presepe, ma vorrebbero chiudere le frontiere e rimandare a casa loro tutti i migranti, i profughi e soprattutto tutti i musulmani…  Una diatriba senza fine e senza senso, alla fine.

Il presepe fa parte della tradizione religiosa, culturale e popolare italiana e quindi è bene che si continui a fare, nelle chiese e nelle case. Ma è bene ricordare che tale tradizione nasce con San Francesco, nel 1200. In precedenza l’Italia è stata a lungo pagana. Gli Etruschi, i Romani, i Galli, gli osco umbri erano pagani. Per dire. E poi ai musulmani il presepe non dà fastidio, la natività di Gesù, da madre vergine, è citata anche nel Corano… E infine, senza farla troppo lunga, è bene ricordare che il presepe ricostruisce un fatto avvenuto il Palestina. Laddove oggi Israele vorrebbe adottare la “soluzione finale” nei confronti di palestinesi che resistono all’occupazione dei loro territori, come all’epoca della nascita di Gesù resistevano all’occupazione romana. E’ bene ricordare che Gesù, otto giorni dopo la nascita, fu circonciso, come da tradizione ebraica; che il presepe è un luogo pieno di pastori e povera gente araba e mediorientale, tra cui anche di sicuro qualche “ricercato”, qualche “sovversivo” antiromano e qualche profugo in fuga, tutti pronti però ad accogliere quel bambino, a portargli in dono il poco che ognuno aveva… Che la stessa “sacra famiglia”, con Gesù appena nato, sarà costretta a scappare in Egitto, cioè in un altro Paese, come i profughi e i perseguitati di ogni tempo, per sfuggire alla furia di Erode che decise di uccidere tutti i bambini sotto ai due anni, per eliminare il “Re dei giudei”, annunciato da una profezia…  Insomma, lasciamolo in pace, ‘sto presepe. Anzi facciamolo e pensiamo alla situazione di quei luoghi adesso. A quali stelle vedono i bambini sul cielo di Gaza.

Alla recente manifestazione della Lega, con Salvini a Roma (anzi alla manifestazione per Salvini) il giornalista di Fanpage.it Saverio Tommasi, mostrando un falso “contratto di governo” ha cominciato a fare domande in giro, tra la folla. Queste le conclusioni del giornalista: “Dobbiamo avere paura di quella piazza e di quello che potrebbe diventare. A me è bastato sturare il lavandino, mostrando un finto contratto di Governo, per capire cosa i leghisti pensassero a proposito di argomenti palesemente anti costituzionali.
Non ho dovuto solleticarli sui barconi o sulle ONG, su cui anche oggi il rapporto di Amnesty International accusa: ‘Gestione repressiva sui migranti e attacco dell’Italia ai diritti umani’. Non c’è stato bisogno di questo, anche se (teoricamente) ho osato ancora di più. Ho sollevato termini che dovrebbero tracciare il confine fra una democrazia e una dittatura. Mi è bastato dire “tortura per indurre alla confessione” per trovare persone (quasi tutte) favorevoli. Mi è bastato dire “arresto e detenzione arbitraria di dieci familiari e connazionali dell’immigrato clandestino per costringerlo alla confessione” per trovare persone favorevoli (quasi tutte). Mi è bastato dire “pena di morte” e il consenso era quasi unanime, mi è bastato parlare di “abrogazione della legge sull’aborto” per trovare una unanimità di consensi”.

Insomma a sentire la piazza, Matteo Salvini, in questo momento, potrebbe dire e fare quasi tutto e un pezzo rilevante del Paese lo applaudirebbe. “Potrebbe decidere di inserire nel programma di governo la tortura, la pena di morte, gli arresti arbitrari, potrebbe abolire l’interruzione volontaria di gravidanza (eccetto se “per stupro commesso da immigrato”), e avrebbe il consenso. Poi la vendita di armi, e magari una guerra. Può fare tutto, Matteo Salvini. Sembrano spariti gli argini culturali, la riflessione, il ricordo della storia, le opposizioni” scrive Tommasi.  E tutto ciò sembra la prova provata di quanto ha scritto il Censis nel porprio rapporto annuale sugli “italiani incattiviti”.

Tra le persone da lui intervistate, anche una signora elegante, impellicciata e ingioiellata, ma di pelle scura che inveiva contro l’invasione dei migranti. Alla domanda dell’intervistatore, sorpreso, “pure lei signora?”, la risposta è stata lapidaria: “io non sono mica arrivata col barcone!”. Beh certo. Il problema, cara la mia signora, sta proprio lì, in quelli che viaggiano in business class, non in chi arriva col barcone. 

E’ tornato in una bara invece lo sfortunato giornalista Antonio Megalizzi, morto per un colpo di pistola alla testa, dopo l’attentato di un integralista islamico a Strasburgo. Certo gli attentati e la “radicalizzazione” di una parte del mondo islamico che ormai popola le città d’Europa, di gente che non è arrivata con il barcone, ma è nata e cresciuta in Francia, in Belgio, in Inghilterra, in Germania, noi aiutano a distendere gli animi. Alimentano il clima di odio, il razzismo latente e anche la voglia, mai sopita, di “dittatura”, di “Stato di Polizia” che aleggia da sempre in buona parte dell’opinione pubblica, solo che prima era tenuta sottotraccia, adesso, saltato il tappo, si sente legittimata. E’ tornato in una bara, dicevamo quel ragazzo che credeva nell’Europa, nella politica e nella comunicazione e che adesso diventerà un simbolo dell’Europa migliore. Ma è un’immagine triste quella del presidente della Repubblica Mattarella, lì da solo con i familiari ad accoglierlo.A d attendere il feretro a Ciampino, c’erano solo il padre di Antonio Megalizzi, Domenico e la fidanzata Luana, il Ministro per i rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro, il Presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, l’Ambasciatore di Francia in Italia Christian Masset. Non c’erano il premier Conte, né i due vice Salvini e Di Maio che di solito sono molto presenzialisti e amanti dei selfie e delle foto di rito. Ma se non c’è folla plaudente i selfie non vengono bene.

Tra i nostri “appunti di viaggio” troviamo un video che mostra dei bambini della “carovana” di migranti in marcia dall’Honduras al Messico fermati al confine con gli Stati Uniti e “marchiati” con numeri seriali sul braccio. Sono bambini di 4, 5, 10 anni e sono loro stessi ad alzare le maniche di felpe e giubbini per mostrare all’operatore dell’emittente americana il marchio sul braccio, scritto sulla pelle con dei pennarelli. Non è un “marchio a fuoco” né un tatuaggio indelebile, ma il numero e la pratica ricorda  quella usata nei lager nazisti. Oggi viene utilizzata dagli agenti della polizia di frontiera messicana per schedare i bambini che, insieme alle loro famiglie, attendono di attraversare il confine e passare negli Usa. Naturalmente il numero seriale viene scritto anche sul braccio degli adulti. Al momento, dicono le agenzie, sono più di mille i migranti centroamericani che solo a novembre hanno superato irregolarmente il confine americano. Quelli fermati e “marchiati” sono coloro che non ce l’hanno fatta, perché intercettati dalla polizia. Altri 10 mila sarebbero ospitati nei vari ricoveri allestiti dalla Protezione civile messicana lungo il percorso della carovana. Di questi 6 mila solo a Tijuana, al confine con la California. Il presidente Usa Trump ha autorizzato l’uso della “forza letale” per fermare l’invasione. Cioè ha dato licenza di uccidere alla polizia di frontiera, minacciando di chiudere l’intero confine. Sembrano un Paese senza memoria gli Stati Uniti… 

Sì, perché gli Usa sono un Paese costruito dagli immigrati. I nativi, gli autoctoni, quelli “invasi”, erano i pellerossa e sono stati sterminati a milioni, dallo sbarco di Colombo alla fine dell’800. Sono stati i cinesi, gli italiani, i polacchi, gli irlandesi, i russi, gli ispanici a costruire la ferrovia, i grattacieli, a far lavorare le fabbriche di Detroit e le acciaierie della Pensylvania…  Negli ultimi 200 anni mezza Europa si è trasferita negli Stati Uniti…

Trump adesso ha paura dei “criminali” che utilizzerebbero la “carovana” dei chicanos per entrare illegalmente negli Usa. Ma anche questa è una storia che non regge. Un grande Paese come gli Stati Uniti può aver paura di una carovana di qualche migliaio di persone? Qualche criminale ci sarà senz’altro in mezzo a quei disperati. Anche in passato tra i tanti immigrati arrivati in America c’erano delinquenti comuni, avventurieri, ricercati, mafiosi, mercenari. E dopo la Seconda Guerra Mondiale pure criminali nazisti utilizzati dalla Nasa senza tanti scrupoli… Vedi von Braun.  C’era un tenente italiano anche tra i soldati del Generale Custer sconfitti a Little Big Horn, fu uno dei pochi a scamparla: si chiamava Carlo Camillo Di Rudio ed era un “sovversivo”, condannato prima a morte poi all’ergastolo in Francia, per l’attentato a Napoleone III compiuto da Felice Orsini ed evaso dalla colonia penale della Cajenna…  Per dire.

Con lui a Little Big horn pare ci fosse anche un ex garibaldino chiusino, immigrato pure lui e anch’egli ricercato per omicidio, che poi finì a dare la caccia  Jesse James… Ma questa è un’altra storia che abbiamo già raccontato…

BUON NATALE!

 

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