OSPEDALE CITTA’ DELLA PIEVE, LO SFOGO AMARO DEL SINDACO SCRICCIOLO E LE SUGGESTIONI SECESSIONISTE: MEGLIO PASSARE IN TOSCANA?

martedì 25th, settembre 2018 / 12:17
OSPEDALE CITTA’ DELLA PIEVE, LO SFOGO AMARO DEL SINDACO SCRICCIOLO E LE SUGGESTIONI SECESSIONISTE: MEGLIO PASSARE IN TOSCANA?
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OSPEDALE-PRONTO SOCCORSO, COMUNE E REGIONE IN ROTTA DI COLLISIONE. E SUL TEMA SANITA’ TUTTA LA SINISTRA A SINISTRA DEL PD SI TROVA UNITA

CITTA’ DELLA PIEVE –  E’ uno sfogo amaro, quello che il sindaco di Città della Pieve Fausto Scricciolo ha affidato alla stampa dopo la sentenza del Consiglio d Stato che ha chiuso la vertenza sul pronto soccorso, temporaneamente riaperta dal Tar. Il Pronto Soccorso rimarrà chiuso come deciso dalla Regione e dalla Asl. E il sindaco parla di una città offesa e furiosa. Ripercorre la storia e il susseguirsi degli atti, ma lo fa con l’amarezza dello sconfitto.  Con l’amarezza di chi “ha provato a salvare il salvabile, senza riuscirci”. Scricciolo ricorda infatti che la chiusura dell’ospedale pievese non è avvenuta con la chiusura del Pronto Soccorso nel marzo 2017, ma è stata l’epilogo di una agonia lunga, durata anni. Oggi tutti vedono che “quello che non c’è più è l’ospedale. Se poi l’ospedale, così com’era diventato, serviva o non serviva è divenuta col tempo questione di secondo piano. Se in quella struttura le tante eccellenze si erano disperse nel tempo, se le attività e le cure prestate si riducevano progressivamente, se le professionalità si allontanavano e le attrezzature non si ammodernavano, se la vera emergenza trovava risposta oppure no; beh sono tutte considerazioni e valutazioni che nessuno fa più. Ciò che rimane e si ricorda è che non c’è più l’ ospedale e col tempo tutto è finito a Castiglione del Lago“, scrive il sindaco. Che aggiunge: “Questa Amministrazione, erede delle scelte fatte da altri, come giustamente rileva la stessa sentenza del Consiglio di Stato, ha tentato di comunicare, senza riuscirvi, che questo ospedale, come del resto quello di Castiglione del Lago, non aveva un futuro. La legittima richiesta di servizi sanitari adeguati passava attraverso cambiamenti, specializzazioni, innovazioni e ovviamente investimenti. L’azione ha avuto come elemento portante e centrale lo sviluppo di un servizio di emergenza-urgenza, indispensabile per un’area marginale come è la nostra. Il Pronto Soccorso era l’obiettivo sempre richiesto e oggetto di tutte le iniziative verso la Regione intraprese da questa Amministrazione. Gli atti lo attestano e lo dimostrano. Quella della riconversione/riqualificazione era per noi l’unica strada percorribile. Con questo programma ci siamo presentati agli elettori, come hanno fatto altri, salvo poi rivedere dopo, con poca coerenza, la loro posizione per cavalcare rabbia e protesta”.

Adesso, dopo la sentenza del Consiglio di Stato, “il risultato finale è che siamo tornati al punto di partenza. Ospedale chiuso, camere vuote, pochi servizi, lavori fermi. Ad aggravare la situazione continua il fermento tra la popolazione, le prospettive sono sempre più incerte, si accresce la perdita generale di fiducia, viviamo sempre di più una condizione di aumento dell’ isolamento dal contesto territoriale”.

A questo proposito Scricciolo prova ad uscire dalle secche e a rilanciare: “Non sarà mai, ma nel caso invece dovesse prevalere il ragionevole dubbio che sia più importante privilegiare i risultati ai contenziosi allora, cari concittadini, vi chiedo di riflettere su ciò che realmente è utile. Torniamo insieme a rivendicare i servizi, a partire proprio da una funzionale rete dell’emergenza-urgenza, alla risonanza, alla riabilitazione, alle attività specialistiche ambulatoriali. Pretendiamo che il prossimo Piano Sanitario Regionale corregga le storture con cui altri hanno pensato qualche anno fa di risolvere i problemi della Sanità del Trasimeno chiudendo il nostro ospedale e potenziando quello di Castiglione del Lago”. E qui arriva anche la stoccata alla politica regionale e a quella territoriale:  “Ripartiamo da un progetto serio che offra prospettive reali alle cure di tutti coloro che vivono in quest’area. Se il Trasimeno ci vuole veramente lo dimostri. Nei prossimi giorni gliene chiederemo prova. Come chiederemo prova alla Regione di considerare Città della Pieve ancora in Umbria. Vediamo se si vuole realmente consegnare le risposte attese sull’emergenza-urgenza, sulla diagnostica, sulle attività specialistiche ed ambulatoriali; come pure sul miglioramento e potenziamento dei collegamenti stradali e della mobilità in generale”. La chiosa è sibillina, quasi a dire: ora vi aspettiamo al varco. “Alle risposte che saranno date sarà subordinata ogni nostra altra azione”.  Lo sfogo finisce così e ci consegna uno Scricciolo deluso e arrabbiato, ma anche sempre più in mezzo al guado, in rotta con i vertici regionali, ma anche “isolato” dal resto del comprensorio. Un sindaco che quando fu eletto, nel 2014, dopo aver vinto a sorpresa le primarie nel Pd, era un po’ un corpo estraneo rispetto all’apparato del partito di maggioranza e che dopo 4 anni e mezzo tale è rimasto. Ma senza più il vento n poppa della rottamazione renziana che ne favorì il successo.

Quello dell’ospedale e della sanità più generale è un tema caldo, anzi rovente, ma non è l’unico sul tappeto e non sarà l’unico a tenere banco nella prossima campagna elettorale amministrativa. Città della Pieve e l’Umbria sembrano due entità entrate in rotta di collisione. Il ricorso della Regione contro la sentenza del Tar e quindi contro i due comuni che l’avevano sollecitata e sostenuta si è configurato come un conflitto istituzionale mai visto in precedenza.

C’è stato un tempo in cui la città del Perugino esprimeva contemporaneamente due consiglieri regionali (Gobbini e Donati), il vicepresidente della Provincia (Giovagnola), un assessore provinciale (Fonti). Adesso il “potere” dei pievesi è scemato e nella vicenda pronto soccorso (e prima ancora quella dell’ospedale unico del Trasimeno) Città della Pieve è stata sacrificata, rispetto ad altre aree della regione. Sono stati realizzati ospedali unici nella zona Gubbio-Gualdo, nella zona Todi-Marsciano e anche nella zona Narni-Amelia a soli 30 km da Terni. Quello del Trasimeno, per il quale era stata individuata e picchettata l’area e già affidata la progettazione esecutiva, è stato invece stoppato sul nascere. Strozzato nella culla. Castiglione del Lago ha ottenuto il contentino di mantenere il proprio ospedale lievemente potenziato, Città della Pieve ha invece perso tutto o quasi. Evidentemente in regione hanno pensato che i contraccolpi sarebbero stati minori che altrove.

Questo atteggiamento dei vertici regionali sta scatenando a Città della Pieve anche suggestioni secessioniste. C’è infatti chi comincia a ritenere l’Umbria una Regione non regione, che sarebbe giusto superare. Troppo pochi i suoi 800 mila abitanti. Meglio farne una sola più grande con Toscana e Marche. L’Italia di mezzo. Oppure smembrarla e passare in parte con le Marche, in parte con la Toscana e in parte con il Lazio, secondo affinità storiche, sociologiche, economiche, linguistiche. Città della Pieve e il Trasimeno dovrebbero in un tale scenario passare in Toscana. C’è anche un DDL di due parlamentari del Pd del 2014 che propone uno scenario simile. Poi c’è anche uno studio dell’Irpet (regione Toscana) del 2012 che vede Città della Pieve fusa nel Comune di Chiusi insieme a Cetona e San Casciano Bagni.

Se le risposte cui fa cenno il sindaco Scricciolo nella sua nota, la Regione non le darà o  le darà in senso contrario come ha fatto fin ad ora, non è escluso che anche il tema del riassetto (e dell’esistenza stessa) della Regione esploda come una bomba, portandosi dietro anche il discorso relativo a ipotetiche fusioni dei comuni o salti di confine

Intanto un altro piccolo effetto, la vicenda sanità e la vertenza Umbria-Città della Pieve, lo ha avuto anche sul piano politico: tutta la sinistra a sinistra del Pd (Sinistra Italiana, Possibile, Rifondazione Comunista, Partito Comunista, Sinistra anticapitalista,  Sinistra per Perugia) ha emesso un documento unitario. E già questo è un fatto rilevante. Documento che si conclude così: “Chiediamo con forza, partendo dalle attuali situazioni che si sono create in particolare nell’Area del Tasimeno-Pievese-Orvietano, un deciso stop a questa contrapposizione ed alla apertura di un vero tavolo di confronto che riporti alle collettività i Servizi Pubblici Preventivi, Ospedalieri e di Riabilitazione, ridotti ai minimi termini, con strutture in perenne rifacimento, con una drastica diminuzione dei servizi offerti, in qualità e quantità. Chiediamo ai consiglieri regionali di farsi carico di una immediata discussione. Chiediamo alla Giunta regionale una decisa azione e la riapertura di una nuova fase partecipata”.

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