IL PD (SENZA RENZI?) VERSO LE AMMINISTRATIVE DI PRIMAVERA: REBUS CANDIDATURE, CHI ENTRA E CHI ESCE NEI COMUNI DELLA ZONA

IL PD (SENZA RENZI?) VERSO LE AMMINISTRATIVE DI PRIMAVERA: REBUS CANDIDATURE, CHI ENTRA E CHI ESCE NEI COMUNI DELLA ZONA
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Il Pd è nelle peste a livello nazionale. E anche nei territori. I suoi dirigenti dove vanno rimediano fischi. A volte anche ingenerosi e gratuiti. Molto spesso meritati.

Secondo indiscrizioni che circolano con insistenza Matteo Renzi e un gruppo di fedelissimi dell’ex premier – tra cui Maria Elena Boschi, Luca Lotti e Andrea Marcucci – starebbero seriamente pensando di abbandonare il Partito Democratico in autunno per dar vita, in vista delle elezioni europee del maggio 2019, ad una formazione politica centrista-europeista che si ispiri dichiaratamente a En Marche! del presidente francese Emmanuel Macron. Alcuni giornali riferiscono che ci sarebbero stati contatti per imbarcare nell’operazione anche

Emma Bonino e i Radicali che alle ultime Politiche del 4 marzo si erano presentati con la lista +Europa, con l’ex Dc Bruno Tabacci e  pure con l’area Civica Popolare che fa capo all’ex ministro Beatrice Lorenzin.  Matteo Orfini, che inizialmente era stato indicato anche lui tra coloro che seguirebbero Renzi, proprio oggi, sul suo profilo facebook invita invece tutti nel centro sinistra a stringere le fila e a difendere e rilanciare “l’unico soggetto che può in qualche modo rappresentare un orizzonte democratico e progressista: ovvero il Pd”. Sia in Italia che in Europa. Quindi Orfini si sfila dalla pattuglia dei super renziani per rimanere fedele alla linea e al partito attuale, che comunque – dice “va ripensato e rifondato”.

Alla base della scissione renziana ci sarebbe l’idea di Renzi e dei suoi eventuali compagni di cordata che ormai il Pd, così come lo abbiamo conosciuto finora, ha esaurito la sua funzione. Ma ci sarebbe anche la certezza che la sfida delle elezioni europee non sarà più tra destra e sinistra, ma tra sovranisti ed europeisti. E Renzi intenderebbe anticipare i tempi per diventare il baluardo della fedeltà all’Ue, in stretta sintonia con Macron. E a capo di una formazione centrista, liberal democratica, ma senza più alcun riferimento alla sinistra. Neanche nel nome o nel simbolo.

Fantapolitica? di una scissione renziana dal Pd si parlò già nel mese di marzo, dopo la batosta elettorale. L’ipotesi poi è più volte rimbalzata dopo de dimissioni di Renzi da segretario, la nomina di Martina a “reggente” e dopo l’ultima assemblea nazionale del partito a inizio luglio.  Finora l’ex premier ha sempre smorzato i toni lasciando capire che lui il Pd non lo lascia a nessuno, anzi è pronto a riprenderselo al prossimo congresso. Nel frattempo però sembra anche pronto a preparare il piano B. La via di fuga… Vedremo come andrà a finire.

Insieme alle Europee (o comunque nella primavera 2019) ci saranno anche le amministrative, nelle quali il Pd – scissione o non scissione  – potrebbe perdere altre regioni, città e paesi, dopo tutto quello che ha perso alle amministrative 2018.

Anche l’Umbria e la Toscana sono ormai regioni contendibili. Non è detto che il Pd riesca a mantenerne la guida. Poi ci sono i comuni. Nel nostro territorio per esempio, saranno parecchi quelli che andranno al voto per rinnovare sindaci e consigli comunali. Solo Chiusi, Sarteano, Trequanda e Siena non giocheranno la partita nella prossima tornata.

Montepulciano e Torrita di Siena potrebbero andarci insieme, da Comune unico, se il referendum dell’11 novembre dirà sì alla fusione. E la fusione è anche l’unica possibilità per Andrea Rossi, attuale sindaco di Montepulciano di ricandidarsi. Per lui non sarebbe il terzo mandato (non previsto dalla legge), ma il primo in un Comune nuovo… In caso di fusione una candidatura Rossi non sarebbe certo ipotesi peregrina. Ma prima serve il giudizio popolare e non è detto che sia un plebiscito. Di sicuro non a Torrita, dove il fronte del NO è decisamente agguerrito. Nel caso in cui la fusione dovesse invece saltare, sarebbe quantomai improbabile una ricandidatura di chi l’ha fortemente sostenuta come lo stesso Rossi o il sindaco torritese Grazi, scaricato anche dall’ex amico Stefano Scaramelli. Per ora tiene banco la discussione sul referendum, le amministrative verranno dopo…

Si voterà a primavera anche a Chianciano Terme, dove il sindaco attuale Andrea Marchetti a capo di una lista civica appoggiata dal centro destra, proverà quasi certamente a fare il bis, con il Pd deciso a riprendersi la città, ma al momento senza una leadership visibile e robusta, tale da far pensare alla riscossa.

La Piazza di Pienza potrebbe invece fare tris, forse senza il sindaco Fabrizio Fè, però, perché ha già fatto due mandati e sebbene la legge consenta anche il terzo nei paesi sotto ai 3.000 abitanti, è probabile che si fermi. Ma non è detto.

A San Casciano Bagni e Cetona sia Paolo Morelli che Eva Barbanera sono alla fine della loro prima esperienza. Entrambi potrebbero essere ancora i candidati del Pd. Anche se a livello provinciale sembra che il Pd sia intenzionato a presentarsi ovunque senza il proprio simbolo, ovvero con liste civiche targate, ma non troppo. A San Casciano è in ascesa la stella di Agnese Carletti, attuale assessore. Potrebbe anche prendere lei il testimone. Eva Barbanera è stata a lungo uno dei pochissimi sindaci non renziani, questo fatto, tanto più se Renzi dovesse uscire dal Pd, potrebbe essere un valore aggiunto.

E’ al primo mandato anche Riccardo Agnoletti a Sinalunga. La sua conferma da parte del centro sinistra non è scontata al 100%, ma è tutt’altro che improbabile. Nessuno l’ha messa finora in discussione. E al momento una candidatura bis di Agnoletti resta l’ipotesi numero uno sul tappeto.

Tutti i Comuni della Valdichiana senese, un tempo vere e proprie roccaforti rosse, hanno registrato nell’ultima tornata elettorale politica un aumento esponenziale dei voti alla Lega e ai 5 Stelle e hanno visto il Pd perdere consensi ovunque. Dopo Pienza e Chianciano, anche qualche altro comune potrebbe cambiare bandiera. Quantomeno nessuno può dirsi in una botte di ferro.

In Umbria le situazioni sono – se possibile – ancora più complicate che in Toscana. A Città della Pieve Fausto Scricciolo che vinse a sorpresa le primarie e ottenne la candidatura da parte del Pd sull’onda della “rottamazione” renziana, oggi non ha più il vento in poppa come allora. Su ospedale, viabilità, eventi culturali è finito più volte nel mirino della critica e non ha un partito compatto alle spalle. Sembra un comandante senza esercito. Non è chiaro nemmeno se abbia voglia di ricandidarsi. A volte dà l’idea di essere stanco e sfiduciato. Il Pd è un ectoplasma, come dappertutto. Lo stesso”fortino” moianese non è più la roccaforte inespugnabile e fedele alla linea di un tempo… C’è chi adombra un’ipotesi Gianni Fanfano come elemento che in qualche modo potrebbe mettere insieme i cocci del centro sinistra di fronte ai nuovi avversari… Una figura certamente più “politica” di Scricciolo, con una storia lunga alle spalle (ma anche con due legislature all’opposizione dei Ds e del Pd) che si ritroverebbe a fare il Richelieu, più che il Corbyn…  Vedremo. Per il resto, figure emergenti al momento non se ne vedono. Salvo sorprese dalla società civile, per esempio…

A Castiglione del Lago si vota con il doppio turno (come a Montepulciano). A differenza di Scricciolo, Sergio Batino, sindaco uscente, non può ricandidarsi, avendo già fatto due mandati. Il Pd/centro sinistra dovrà cambiare cavallo. I primi nomi che circolano per prendere l’eredità di Batino e provare a mantenere il Comune, sono quelli di Matteo Burico  che perse le primarie 5 anni fa e Alessio Meloni, assessore alle politiche sociali. Leggermente dietro, ma non si esclude il sorpasso, l’altra assessore Mariella Spadoni. Qualcuno fa il nome anche di Alessandro Torrini già segretario comunale dei Ds, figura “politica” tipo Fanfano a Città della Pieve. Ma lui smentisce di essere in corsa. Aleggia anche il nome di Stefano Nuccioni, ex socialista, figura storica della sinistra non comunista (ma neanche anticomunista) castiglionese, che ha già fatto parte in passato del Consiglio Comunale e conosce i meccanismi amministrativi.

Tra gli obiettivi c’è anche quello di ricomporre lo strappo del 2009 con l’ala ex Ds di “Progetto Democratico”  di Fabio Duca che anche nel nome tradiva la volontà di contendere la rappresentanza del centro sinistra al Pd… La trattativa è avviata e un accordo sembra possibile.

Andranno alle urne anche Magione, Panicale, Piegaro e Paciano. Tutti comuni in mano al centro sinistra. Ma, tranne Paciano, che sembra avere una maggioranza solidissima, gli altri sono tutti contendibili…

E se prima il principale competitor era il centrodestra, adesso anche i berlusconiani sembrano in ambasce. E a guidare l’assalto ai “palazzi d’inverno” dell’ex Umbria rossa saranno Lega e 5 Stelle. Questi ultimi finora hanno mostrato di ottenere molti consensi alle Politiche e meno alle comunali. I gruppi dirigenti locali non sono molto credibili, evidentemente, agli occhi dell’elettorato…

Probabile che pure nel Trasimeno il Pd opti per aggregazioni civiche o anche politiche, ma senza il proprio simbolo che molti considerano “bruciato” e poco attrattivo.

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