Singapore, viaggio nel futuro di una città regolata dagli algoritmi

venerdì 03rd, febbraio 2017 / 09:49
Singapore, viaggio nel futuro di una città regolata dagli algoritmi
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Singapore: la città del futuro dove gli algoritmi determinano le decisioni del Governo. Un modello socio-politico che fa riflettere

Più di 4000 grattacieli che svettano verso il cielo, ponti sospesi tra gli edifici, maestosi alberi artificiali che raccolgono pioggia ed energia solare, droni al posto di camerieri, carte di identità digitali, algoritmi che regolano la vita di Governo e cittadini. A Singapore il futuro è una realtà.

Singapore supertrees 1L’avveniristica città-stato è una delle metropoli più connesse al mondo. I dati rilevati dalla Networked Society City Index (2016) la collocano tra le più avanzate per tecnologia di comunicazione e informazione  (ICT). Per inciso, una classifica mondiale in cui il Belpaese non appare. Neanche al centonovantesimo posto.

Proprio nel 2016 Singapore ha inaugurato il GovTech (Government Technology Agency), un governo digitale all’interno del Governo che si occupa di elaborare e analizzare l’immensa banca dei dati rilevati dagli algoritmi per capire il livello di consenso dei cittadini verso il governo. L’obiettivo del GovTech è di migliorare la qualità della vita, anticipando bisogni e desideri dei cittadini e garantendone la sicurezza. Da queste parti si chiama  fantapolitica.

Grazie agli algoritmi, la società dei trasporti sa perfettamente quanti treni dovranno passare ogni ora per soddisfare la richiesta dei passeggeri e garantire un trasporto confortevole e puntuale. Lo stesso sistema ha permesso alla polizia di bloccare uno stupratore prima che commettesse il reato e di sventare un attentato terroristico programmato per il Gran Premio di Formula 1 (2016).

Come avviene la raccolta dati. Webcam e sensori sparsi per le strade monitorano comportamenti e movimenti umani. Post dei Social, sms, messaggi whatsapp e interazioni tramite App finiscono nella banca dati; gli algoritmi rilevano ansia, insoddisfazione e felicità. Una specie di Grande Fratello. Quello di Orwell, non il tormentone di mediaset.

Singapore viewNon lo è per i cittadini, che al contrario, si sentono tutelati e si dichiarano felici e contenti. Singapore è uno dei tre paesi più ricchi del mondo, insieme a Quatar e Lussemburgo, la seconda città più sicura (la prima è Tokyo) e la seconda economia più competitiva del globo dopo la Svizzera. Ha scalato le vette del successo in soli trent’anni, alla guida di Lee Kuan Yew, Primo Ministro della città-Stato dal 1959 al 1990. Già negli anni ‘80 era seconda solo al Giappone per reddito procapite, si classificava come uno dei centri di finanza più importanti del Sud-Est asiatico e sfoggiava un modello di amministrazione pubblica da fare invidia alla Svizzera (niente dati certi ma, a naso, è la meglio di sicuro).

Parola d’ordine: Meritocrazia. Cariche pubbliche, amministrative e ruoli professionali che richiedono responsabilità nei confronti di altri, vengono affidati secondo criteri di merito. Il clientelismo non esiste, la corruzione nemmeno. Qualora si presentasse, è severamente punita. Corre voce che un impiegato della pubblica amministrazione che aveva accettato dolci per il valore di 20 dollari si sia fatto sei mesi di carcere. In Italia bisognerebbe costruire carceri di emergenza per ospitare tutti i corrotti, compresi i costruttori delle carceri di emergenza.

Singapore skylinesIn un paese in cui la meritocrazia è il motore della società, la merce di scambio più preziosa è il capitale umano, inclusa la reputazione. La minima trasgressione alle regole del vivere civile rischia di macchiarla, pregiudicando relazioni sociali e carriera. Chi butta una carta a terra dovrà indossare una maglietta fosforescente con la scritta “Litterer” (Colui che sporca), e chi viene beccato con la marjuana in tasca verrà punito con la morte. Cosa che qui, metà della popolazione sarebbe fosforescente a vita e almeno un quarto morto stecchito.

A noi liberi pensatori del Belpaese tutto questo apparato di controllo fa impressione. L’idea di una vita regolata dal Grande Fratello ci fa inorridire, anche perché, dal punto di vista di ricerca e applicazione tecnologica, siamo indietro mille anni rispetto ad altri paesi europei, il che ci rende un po’ ciucci e presuntuosi in materia. Ci fa specie anche il sistema punitivo di Singapore che, contro i diritti umani, prevede ancora la pena corporale e la pena di morte.

Il modello sociale di Singapore è forse un’estremizzazione, non adeguato ad una società occidentale. E però Il risultato ottenuto dalla città del futuro merita alcune riflessioni in quanto mostra inequivocabilmente che:

una politica è vincente quando l’interesse del governo è rivolto al benessere dei cittadini nella consapevolezza che questi costituiscono il capitale umano del paese. Un capitale va salvaguardato, messo nelle condizioni di produrre il meglio

un paese non cresce a suon di tagli scellerati dettati da paura e incompetenza ma grazie all’esatto contrario: una forte politica di investimenti in infrastrutture,servizi, amministrazione,istruzione,ricerca scientifica, sperimentazione ambientalistica e tecnologica

è un sistema contestabile nelle modalità ma libero da mafia, corruzione, clientelismo, criminalità, in grado di garantire la sicurezza dei cittadini, di evitare morti stupide per incidenti stradali, per mano del folle del momento, l’assurda  ferocia di un terrorista o  l’inconsistenza mentale di un Femminicida 

Non è poco.

 

Elda Cannarsa

Per vederne di più: “Onlife”, Speciale TG1, Rai

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