SIPARIO SU ‘ORIZZONTI’ E ‘TRASIMENO BLUES’: SENSAZIONI POSITIVE. PICCOLO BRIVIDO A MONTALLESE

domenica 06th, agosto 2017 / 17:24
SIPARIO SU ‘ORIZZONTI’ E ‘TRASIMENO BLUES’: SENSAZIONI POSITIVE. PICCOLO BRIVIDO A MONTALLESE
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Si è chiuso ieri sera il sipario sul Festival Orizzonti. Ed è stata una chiusura degna di un buon festival. Piazza Duomo gremita, gente rimasta senza biglietto e lasciata fuori (con le nuove norme sulla sicurezza, difficile derogare) e anche questo a suo  modo è un buon segnale. Appplausi e commenti positivi all’energia e alla simpatia degli Oblivion. E applaui e molta gente anche al concerto finale della Filarmonica sotto la tensostruttura di San Francesco, dove il sindaco Bettollini, visibilmente emozionato, ha salutato e ringraziato tutti, attori, registi, musicisti, tecnici, volontari, compagni di viaggio della Fondazione e ha annuncianto la conferma della direzione artistica a Roberto Carloncelli anche per il prossimo anno… Si è tolto anche qualche sassolino dalle scarpe, Bettollini, ma senza esagerare, senza fare il condottiero salvatore della patria… E anche questo è un buon segnale. Un anno fa magari avrebbe detto “vi abbiamo asfaltato!”. Adesso no, è più riflessivo. Più low profile, più incline all’apertura che alla chiusura, anche  nei connfronti di mondi e ambienti considerati finora ostili o distanti. Comunque non affini e allineati e coperti. Ci sarà modo e tempo di discutere sulla qualità, sulle cose positiive e sui limiti di questa edizione di Orizzonti, ma in generale, a sipario appena chiuso, si può dire di aver avvertito buone sensazioni. Verrebbe da dire buona la prima. Anche se non si tratta di una ‘prima’ ma di una… quindicesima. E questo va comunque tenuto presente.

Buone sensazioni, ieri sera, anche dalla chiusura di un altro evento che sembrava a rischio di tenuta e invece si è in qualche modo rilanciato. Parliamo di Trasimeno Blues che dopo anni memorabili, ha vissuto e sta vivendo una fase difficile, diciamo pure di contenimento, ma si è mostrato evento vivo e vegeto e ancora di buon livello. Intanto il festival itinerante invetato da Gianluca Di Maggio è tornato a chiudersi a Città della Pieve, e anche questo è un filo riannodato dopo lo strappo del 2016. Una Città della Pieve che ha risposto presente ed è tornataa riassaporare i suoni del Delta del Mississippi o di Chicago, con una Piazza Plebiscito pressoché gremita. Palco minimalista, certo, rispetto a quelli dei tempi di Johnny Winter o di Eric Sardinas in viale Icilio Vanni, ma molto “blues style” con la voce soul di Kevin Davy White. Non un concerto memorabile. Soprattutto niente di “mai sentito prima” a queste latitidini come era capitato altre volte a Trasimeno Blues, ma in ogni caso una bella serata, con musica piacevolissima e scorribande in  territori contigui, ma non esattamente blues, dai Beatles a Jimi Hendrix a Elvis e atmosfera calda (al di là dei 33 gradi sul termometro).

Viene se mai spontanea una considerazione: chiaro che un festival come Trasimeno Blues debba avere in cartellone anche qualche nome esotico, made in Usa o in arrivo da qualche club londinese o di Parigi o di Amburgo, E non è etto che il nome debba essere famosissimo, anzi.. ma forse concerti come quello di ieri sera Città della Pieve e altri di questa edizione potrebbero vedere sul palco anche band a km zero o quasi… Il che darebbe visibilità e linfa vitale alle band locali, aiuterebbe  tenere bassi i costi della manifestazione, di farle mettere radici profonde nel territorio, al di là degli spettacoli dei 10 ggiorni di festival  e garantirebbe comunque la medesima qualità o una qualità non molto distante…

In parte Gianluca Di Maggio già lo fa, visto che ad accompagnare, per esempio, Kevin Davy White a Città della Pieve erano 3 musicisti italiani (Eugenio Russo al basso, Michele Fondacci alla batteria e Lorenzo Cannelli all’organo hammond) e ad accompagnare Reuben James Richards a Castiglione del Lago era la band dell’umbro Maurizio Pugno, ma forse un po’ di spazio in più a band anche del territorio lacustre o immediatamente limitrofo –  pensiamo a The Big Blue House per dire –  potrebbe essere una buona strada da percorrere. Ce ne sono tante di band nel territorio che masticano blues o lo usano  qua e là come ingrediente (fondamentale) della loro produzione, sia che si tratti di funk jazz, di rock duro e puro, di italian indie rock di ultima generazione, di hip hop rivisitato…

E’ terminata ieri sera anche la Festa del Volontariato- Sagra delle nana a Montallese. Come sempre organizzazione perfetta, prezzi piuttosto popolari e “nana in porchetta” stratosferica. Certo, la strage delle ‘nane’ in questione, data la quantità dei piatti serviti, assume i contorni di un vero e proprio genocidio di pennuti, a livello di quello perpetrato dalle “giacche blu” ai danni dei Sioux Oglala, dei Cheyenne e dei Navajos… Del resto però anche anche per la sagra della lumaca si compie un genocidio di lumache, piccoli animaletti che si portano la casa appresso come i rom…  Come dicevano quelli che mandavano le giacche blu a combattere i Sioux, “è il prezzo del progresso e del benessere” (il loro. E il nostro. Non quello dei Sioux, delle nane e delle lumache..).

A Montallese, detto che il tutto ha funzionato alla perfezione, un brivido sulla schiena qualche avventore lo ha avuto nel vedere girare tra i tavoli, in cucina, alle casse, volontari con una maglietta nera (la divisa della sagra) con la scritta “Ci siamo lavati e mani?!” sul davanti e sulla schiena un forcone infilato in una rotoballa e la scritta “quelli che vi governano!” Così, di primo acchitto poteva sembrare un richiamo politico a “mani pulite” e, data l’immagine del forcone, alla protesta fascistoide e qualunquista dei forconi di qualche anno fa, con chiaro riferimento a “infilzare quelli che vi governano”,  ovvero la classe politica, Gentiloni, Renzi e compagnia bella…  Strano, però, per una festa non di partito, fatta per sostenere il volontariato e una associazione che si chiama “Volto Amico” e nel feudo del sindaco Pd Juri Bettollini, anch’egli tra i volontari impegnati a dare una mano… Possibile che la sagra della nana sotto sotto sia la Festa dei Forconi nel fortino del Pd?

A precisa e specifica domanda gli organizzatori hanno precisato che le due frasi stampate sul davanti e sul retro delle magliette di ordinanza (quindi frutto di un “progetto grafico” e presumbilmente di una discussione e approvazione) non avevano alcun riferimento a situazioni o slogan politici, ma  si rifacevano al dialetto montallesano e al lessico contadino, nel quale “quelli che vi governano” sono “quelli che vi danno da mangiare”, come appunto i contadini “governavano”, a mezzo del forcone, le vacche, i  maiali, le pecore…

Dopo il brivido lungo la schiera, il sospiro di sollievo. Meglio così.

Però, fatto salvo il richiamo dialettale in una festa popolare dal sapore contadino, che non a caso si chiude con il Palio delle rotoballe, chi organzza e decide gli slogan da stampare sulle magliette una maggiore attenzione ai possibili doppi sensi, ai possibili fraintedimenti dovrebbe averla. Se non altro per il semplice fatto che a mangiare la “nana in porchetta” a Montallese può capitare che ci vada anche qualche cittadino di Brescia, di Milano, di Venezia, di Salerno o di Potenza per il quale “quelli che vi governano” sono Gentiloni Franceschini, Del Rio e magari anche il sindaco pro tempore della città… Un piccolo consiglio ai volontari di Montallese: il prossimo anno o per le Ferie Vendemmiali in vista della festa dell’Uva a settembre, quelle magliette lasciatele nel cassetto, che è meglio.

m.l.

 

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