ANCHE A VOLTERRA SALTA IL FESTIVAL DEL TEATRO… CHE SIA COLPA DEGLI ETRUSCHI?

mercoledì 21st, giugno 2017 / 15:38
ANCHE A VOLTERRA SALTA IL FESTIVAL DEL TEATRO… CHE SIA COLPA DEGLI ETRUSCHI?
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Chiusi, Orvieto e ora anche Volterra. Nella città di Porsenna salta il festival versione Cigni esaltato fino a poche settimane prima come uno dei migliori 20 d’Italia e viene sostituito con un festival meno costoso e di taglio più tradizionale. Il tutto, ufficialmente, per mancanza di copertura finanziaria. Nella città della Rupe esplode la crisi dell’Associazione Te.Ma che negli ultimi anni ha gestito varie iniziative culturali e il teatro Mancinelli. Ora anche nella città dell’alabastro salta all’improvviso e al’ultimo minuto, il festival Volterrateatro, sempre per le stesse ragioni: mancanza di risorse. E’ di ieri la notizia delle dimissioni del direttore artistico Punzo, dopo 20 anni. Decisione dolorosa e irrevocabile, presa per l’impossibilità di andare avanti con un minimo di certezze e di qualità. Tutto il mondo è paese, verrebbe da dire.

Si tratta infatti di tre situazioni simili. Praticamente identiche. Due in Toscana e una in Umbria.  Ad Orvieto alcune manifestazioni sono passate sotto diversa gestione. A Chiusi il festival è stato salvato, con lo stesso “marchio”, ma con un format diverso, ridimensionato. A Volterra la questione è delle ultime ore non si sa come evolverà… Per ora c’è solo la certezza che il fstival del teatro non si farà. Per quast’anno di scuro, poi si vedrà…

In tutte e tre le situazioni c’è di mezzo il  Comune come “azionista” principale dei vari enti di gestione.  E tutte e tre le città citate hanno in comune l’origine etrusca. Tutte e tre facevano parte della Dodecapoli… E ora sono tre esempi lampanti e conclamati della crisi degli enti culturali italiani. Che sia colpa degli Etruschi? Difficile. Tra l’altro a giudicare dalle pitture che adornano le tombe rinvenute nei pressi di Chiusi, Volterra e Orvieto, pare che loro, gli Etruschi, le attività culturali le sapessero fare e gestire bene… Si notano suonatori, danzatori e danzatrici, teatranti, atleti  quasi a dirci che a quei tempi erano cose usuali…

Oggi è difficile, complicato, quasi impossibile portare avanti festival teatrali, musicali o multidisciplinari. Mancano i fondi pubblici e le sponsorizzazioni private sono sempre di meno… I comuni non ce la fanno più a coprire le falle e riducono gli investimenti nel settore… Poi, spesso succede che commettano errori di valutazione, che eccedano nella propaganda, che si affidino a manager dalle mani bucate e più attenti al proprio tornaconto che al bene pubblico… Ma i casi di Chiusi, Orvieto e Volterra sono nel loro piccolo lo specchio a tre facce, uguali, di un sistema che fa acqua da tutte le parti. Un sistema dove gli artisti vegono “stritolati” e costretti a lavorare gratis o quasi, magari con la speranza di farsi notare e guadagnare altrove, dove l’equazione sbagliata in partenza cultura-uguale turismo e promozione, crea aspettative il più delle volte frustrate. Dove la “libertà e autonomia dell’arte” e la laicità dello stato debbon lasciare spesso il passo a logiche oscurantiste e provincialotte; dove l’avanguardia è considerata sempre e comunque un “di più”, una cosa di nicchia che non serve e non fa audience e se non fa audience va abbandonata…

Certo, con il caso-Orizzonti prima cancellato al’improvviso e poi resuscitato in men che non si dica sotto diversa veste, Chiusi ha fatto una figura poco edificante (soprattutto agli occhi degli ambienti culturali nazionali), ma non è l’unico caso.  Volterra e Orvieto sono nelle medesime condizioni. E sono anche due città più grandi, più famose e più “turistiche” di Chiusi.  Il vecchio detto mal comune mezzo gaudio, in questo frangente non vale. Qui mal comune non è mezzo gaudio, è la certificazone che l’Italia ha imboccato una brutta china o ha sbagliato strada.

m.l.

 

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