CHIUSI: MA ORIZZONTI E’ UN FESTIVAL O UNA RIVOLUZIONE? I “GUASTATORI” DI ANDREA CIGNI CONQUISTANO CHIUSI

giovedì 04th, agosto 2016 / 12:23
CHIUSI: MA ORIZZONTI E’ UN FESTIVAL O UNA RIVOLUZIONE? I “GUASTATORI” DI ANDREA CIGNI CONQUISTANO CHIUSI
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CHIUSI – Chissà se in Comune se ne sono accorti. Il sindaco Bettolini e i suoi assessori sono piuttosto presenti agli spettacoli del festival Orizzonti e se capita loro di parlarne ne esaltano la qualità e il successo.  Come è giusto. Se si possono capire gli applausi di Micheletti e Sara Marchini che non provengono dalla componente renziana, ma dall’ala sinistra, nei panni di Bettollini saremmo però meno entusiasti. Dal suo punto di vista infatti il festival sarà pure un successo, ma anche una… debacle politica. Il direttore artistico Andrea Cigni gli ha fatto uno scherzetto degno di quello che fece Santaccio da Pistoia ad Ascanio Della Corgna  e Ridolfo Baglioni nel 1554… Con la scusa della qualità alta e di una certa sua attenzione e predilezione per mondi un po’ bistrattati, ha portato a Chiusi un’orda barbarica di artisti di frontiera, una banda di masnadieri rivoluzionari, antagonisti. In una parola una masnada di comunisti. Non pentiti, ma decisi a fare la loro rivoluzione, con la parola, la musica, il corpo, non con il fucile. Ma sempre una rivoluzione.

E così ecco quelli di Macadamia Nut Brittle che trattano il tema della marginalità, della società imbarbarita dai modelli televisivi, che ti sbattono in faccia il tema per molti ancora tabù dell’omosessualità come pochi hanno avuto il coraggio di fare, facendoti riflettere su quale sia la normalità, se di normalità ce ne sia una o più d’una… Ed ecco la quinta colonna della masnada, reperita in loco, come i “guastatori” di Santaccio con la bandiera nera, che ci offrono una Teresa d’Avila, santa e visionaria, ma al tempo stesso sovversiva quanto Dolores Ibarruri. E poi i danzatori della compagnia Abbondanza Bertoni che senza parlare, solo danzando, espongono una critica feroce alla “cecità” della società contemporanea che non vede per non pensare e non pensa per non vedere e si trincera dietro falsità, incomunicabilità, apparenza, convenzioni…

Insomma gente che rompe gli schemi consolidati, che va oltre, che esce dal gruppo e non si rassegna a fare il coro.

Per una amministrazione che non  perde occasione per farsi vedere in processione dietro la vergine Maria o santa Mustiola, che piazza madonnine in ogni angolo di strada perfino nei posteggi e nelle rotonde, per una amministrazione che ribadisce ad ogni piè sospinto la propria linea “buonista” e rassicurante verso i settori meno i progressiste della società locale e che è espressione di un partito che somiglia sempre più alla Dc che non al Pci, una bella gomitata nelle costole…

Juri Bettolini in una intervista al giornale del festival ha paragonato lo spettacolo della compagnia Ricci-Forte che è sicuramente uno spettacolo di rottura se non altro per il linguaggio usato, al Cavallino Bianco, storico locale a luci rosse chiusino che non rompe alcunché, al contrario è un tempio del conformismo, delle pulsioni pruriginose, del sesso (e della donna) ridotto a merce di consumo usa e getta. Ecco da quel paragone alquanto improvvido sembra che il sindaco non abbia ben chiaro dove volesse andare a parare Andrea Cigni. E Cigni non gliel’ha detto, evidentemente. Così adesso Bettolini si ritrova con la città invasa e “okkupata”  da gente che vuole ancora fare la rivoluzione. E a sua insaputa… Marziani o comunisti poco importa…

Ma la storia è maestra e insegna. Bastava rileggersi qualcosa su quell’estate del 1554… Attenzione però: anche quella segnò l’inizio di una fine. Chissà se tra poco anche il renzismo con tutto il democritianismo che si porta dietro salterà in aria. A Chiusi si dice “i lazzi non son belli, disse il rospo quando vide appuntare il palo…”

Bettollini non vorrà fare  la parte del rospo. E quindi continuerà a presenziare e ad applaudire, così se le truppe d’assalto e i guastatori di Andrea Cigni prenderanno il potere potrà dire: io non ero contro…

m.l.

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