CHIUSI, E LA FESTA DE L’UNITA’ RISCOPRI’ LA POLITICA E IL GUSTO DEL CONFRONTO

lunedì 22nd, giugno 2026 / 18:53
CHIUSI, E LA FESTA DE L’UNITA’ RISCOPRI’ LA POLITICA E IL GUSTO DEL CONFRONTO
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CHIUSI – Molti anni fa su primapagina (quando era ancora cartaceo) lanciammo una campagna un po’ provocatoria, per abolire e bandire il liscio dalle feste di partito. Per due motivi: 1) c’è musica migliore anche per ballare; 2) le orchestre di liscio, nonostante la grande dotazione si strumenti e amplificatori, nella maggior parte dei casi suonano musica preconfezionata, sempre uguale, usando basi registrate e senza neanche toccarli gli strumenti. O “toccandoli” veramente poco…  Una campagna che si basava anche su un altro assunto: quando ci sentivamo rispondere che non c’è solo il rock a questo mondo e che c’è anche un popolo, magari un po’ avanti con l’età, che ama il liscio e le feste di partito ne devono tener conto, noi facevamo sommessamente notare che i cinquanta-sessantenni di allora (e che oggi di anni ne hanno 70-80) quando ne avevano 20-30 non è che ascoltavano Casadei. Più facile che ascoltassero i cantautori (Battisti, De Gregori, Venditti, Vecchioni, Guccini), i “complessi” italiani (Nomadi, Dik Dik, Equipe 84…) o più probabilmente le grandi band anglo-americane dai Beatles ai Creedence, dai Rolling Stones ai Led Zeppelin, dai Deep Purple ai Pink Floyd, dagli Eagles agli Uriah Heep…  Ma la nostra è stata una battaglia persa. Peggio di quella di Donchisciotte contro i mulini a vento. Perché il liscio alle feste dell’Unità e simili non è un mulino a vento, ma una fortezza inattaccabile e inespugnabile…

E perché nel frattempo il panorama e anche il clima sono peggiorati e le feste di partito hanno perso gran parte del loro appeal, della spinta propulsiva che avevano all’epoca, una spinta propulsiva fatta anche di ricerca, di innovazione, di sperimentazione, di contaminazioni, di voglia di qualcosa di nuovo…

La politica è andata via via scemando e anche la musica si è ristretta a spettacolo da balera…  Ed è un peccato. Perché con gli stessi soldi si potrebbe a nostro avviso fare di meglio e proporre qualcosina di più accattivante anche per chi non ama i balli di gruppo e in batteria, con orchestre sfavillanti che però fanno finta di suonare…

Però qualche segnale di “ripensamento” qua e là a guardar bene si scorge. Almeno sul versante della politica (in quello della musica meno).  La festa de l’Unità di Chiusi per esempio, non è più quella di un tempo, ma resiste. E già questo non è poco. Da qualche tempo poi ha riscoperto il gusto della parola. Del confronto politico-culturale. Quest’anno tutte le sere ballo liscio, e solo ballo liscio. Ma di pomeriggio, la festa ha proposto una serie di incontri interessanti: uno sulla ricorrenza degli 80 anni del voto alle donne, con Lara Ghiglione, Roberta Bemoccoli e Daniela Spiganti; uno sulla deriva neofascista delle giovani e giovanissime generazioni;  uno sulle politica amministrativa con la giunta e i consiglieri comunali e il senatore Franceschelli, uno sugli anni ’80 raccontati nel libro di Enrico Deaglio e  Ivan Carozzi con quest’ultimo presente insieme al professor Andrea Possieri dell’Università di Perugia; uno sulle politiche di area  con il neo segretario del Pd senese Nico Bartalini e il dirigente umbro Roberto Lombrici; infine un incontro con Claudio Fava e l’attore Ninni Bruschetta per parlare del libro di Fava “Non ti fidare” (Fandango), che è un romanzo che parla di politica, di storia, del rapporto padri e figli, della vicenda dei desaparecidos argentini negli anni della dittatura militare di Videla… . Insomma 6 appuntamenti che, nonostante l’orario e la canicola, hanno acceso diversi fari in diverse direzioni, prendendo alla lettera lo slogan scelto da Bartalini nella campagna per le primarie che lo hanno visto diventare segretario: “Illuminiamo tutto”. La festa del Pd chiusino è tornata dunque a parlare di politica, di storia, della nostra storia recente (il neofascismo, il terrorismo, le dittature e le autocrazie…) e di letteratura. Tutti gli incontri hanno visto una discreta partecipazione. Cosa non più usuale. E anche questo non è poco, in tempi grami come gli attuali. Il buon successo e anche la buona scelta degli argomenti dimostrano che si possono fare cose buone a costi contenuti, coinvolgendo un buon numero di persone. E, altra cosa non di poco conto, è che ai vari incontri proposti dalla festa de l’Unità non si sono visti solo capelli grigi o bianchi. Non si è vista solo la “vecchia guardia”, quella che non si rassegna a stare chiusa in casa a spippolare sul Pc o sul telefonino e non si sente un ferrovecchio da rottamare. Si son visti anche dei trenta-quarantenni, che sono merce rara, sfuggente, difficile da intercettare.

La festa de l’Unità di Chiusi, con questa serie di appuntamenti, ha lanciato un segnale: ha detto a tutti che certe cose si possono fare e sarebbe bene farne di più e più spesso. In qualunque sede: nei circoli, alle feste, nelle piazze… In un caso ha raccolto e condiviso una proposta venuta da altri (nella fattispecie il Gruppo Possiamo), dimostrando che su certi temi si può dialogare e si possono fare cose insieme, anche se su altri non siamo d’accordo. Non è detto che l’iniziativa condivisa alla festa de l’Unità sia un segnale di riavvicinamento fra Pd e Podemos in vista del voto amministrativo del 2027 (nel 2021 le due forze erano nella stessa coalizione, poi Possiamo ne è uscita, come Psi e M5S, facendo naufragare sul nascere il “campo largo chiusino”), ma è comunque un modo sereno e intelligente di fare politica. E per dire che su questioni come l’antifascismo e la difesa della Costituzione non possono esserci distinguo. O titubanze.

m.l.

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