E LA SAN GIOBBE GIOCHERA’ CON IL MITO SIMBOLO MILLENARIO DI CHIUSI SULLA MAGLIA

sabato 19th, settembre 2026 / 16:27
E LA SAN GIOBBE GIOCHERA’ CON IL MITO SIMBOLO MILLENARIO DI CHIUSI SULLA MAGLIA
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CHIUSI – La San Giobbe Basket ha presentato ieri la nuova maglia per la stagione 2026-27 e lo ha fatto in un luogo insolito: il Museo Nazionale Archeologico di Chiusi. E non per caso. Ma per il fatto che la formazione chiusina ha ingaggiato addirittura una… divinità. Una divinità che è il simbolo stesso di Chiusi. Del suo passato. Della sua antica gloria. Sulla nuova maglia infatti campeggia l’immagine stilizzata della Sfinge che è conservata proprio nel museo ed è la più famosa al mondo fra le tante statue simili rinvenute in tutta l’Etruria.
Una figura alata con volto di donna e corpo di leone che secondo gli studiosi era, per gli etruschi, simbolo di forza fisica e intelligenza, di autorità e saggezza…  Tutte cose che servono anche per vincere una partita di basket. E magari un campionato.
C’è poi, al fondo della scelta della San Giobbe, anche un ammiccamento alla tifoseria locale, evocando un mito conosciuto da tutti e un po’ di marketing territoriale, ovvero ricordare ai giocatori e far sapere agli avversari che Chiusi non viene dal nulla e al tempo stesso portare il nome di Chiusi e dell’Etruria in giro per l’Italia. La squadra che promuove il luogo e il luogo come valore aggiunto per la squadra.
Vedremo nell’attesissimo e inedito derby con la Mens Sana Siena a parti invertite rispetto alla storia, con la formazione chiusina nella veste, fra le due, di quella più forte, se la Sfinge etrusca avrà la meglio sulla Lupa senese. O se la lupa sbranerà la donna leone con le ali che ricorda i fasti di Porsenna.
Nel basket Siena ha fatto la storia. E’ una delle città che ha vinto più scudetti. Per quarant’anni è stata una supersquadra. Chiusi si è affacciata da non molto sulla scena nazionale. La società San Giobbe è nata solo nel 2018. Ha disputato 3 stagioni in A2, che per un comune di 8000 abitanti è un lusso pazzesco. Pur essendo Chiusi in provincia di Siena, il basket chiusino ha origini veneziane non senesi. Il progetto è nato infatti sotto l’egida della Reyer Venezia e del suo patron Luigi Brugnaro, già sindaco della città lagunare, che a Chiusi (al confine con Montepulciano e Castiglione del Lago) ha impiantato una mega stalla da oltre 2.000 capi bovini. Carne e basket. Business e sport, cui adesso si aggiunge anche la storia. Quella più che millenaria scolpita nella pietra che trova spazio con un accostamento ardito, ma con un certo fondamento, sulle maglie dei giocatori. Tutti novelli testimonial di una città che oggi è fra le più piccole anche tra quelle della serie B e sicuramente la più piccola del girone, ma che ha un passato illustre. Basti pensare che una delle principali strade antiche di epoca romana, la Cassia Vetus (cioè la consolare Cassia originale) portava da Roma a Chiusi. E lì finiva, perché lì doveva arrivare. Solo dopo ha cambiato tracciato, proseguendo per Siena e Firenze.
E il campionato proporrà anche due sfide con squadre romane (Luiss e Virtus) e una con un’altra città etrusca: Piombino (che era Populonia). L’entroterra contro la costa.
Vedremo se Raffaelli & c. avranno ragione dei “cugini” portuali e avranno lo stesso ardire di Porsenna che giunse a sfidare la potenza di Roma e se non fosse stato per Orazio Còclite chissà che storia staremmo a raccontare…
E vedremo anche se e quanto i giocatori della San Giobbe sentiranno addosso il fuoco sacro che deriva da quella Sfinge stilizzata stampata sulla maglia: forza e intelligenza, saggezza e autorevolezza… Una cosa è un toro, animale robusto e forte, ma normale, altra cosa è un mito con la faccia gentile di una donna, ma il corpo di un leone. E per di più con le ali. Una figura che rappresenta la città da più di 2.000 anni, da quando ancora si chiamava Kamars e parlava una lingua ancora oggi non del tutto decifrata.
Fino ad ora nonostante il livello più che dignitoso (A2 e adesso Serie B nazionale) della squadra, la San Giobbe non è riuscita ad entrare pienamente nel cuore degli sportivi locali. Al palasport il tifo c’è, ma la gente non ne parla per strada. Non segue passo passo le partite. La maggior parte della gente non conosce i nomi dei giocatori, né quelli delle squadre avversarie… Insomma la formazione dei Bulls è ancora un corpo estraneo o quasi, come è stata per dieci anni la Emma Villas volley a Siena. La città di Chiusi non sente ancora la squadra come patrimonio proprio. E’ in buona misura vissuta come una cosa calata dall’alto, creata a tavolino dal nulla, perché il basket a Chiusi non aveva e non ha la tradizione del volley o del calcio.
E dunque il tentativo di radicarla con operazioni come la sfinge etrusca sulla maglia, un senso ce l’ha. Ma non è detto che basti. Se può motivare un po’ di più i giocatori, non è detto che faccia andare tutti i chiusini al PalaPania la domenica… “Voglio trovare un senso a questa storia, anche se questa storia un senso non ce l’ha” canta Vasco Rossi. E quando si parla di sport il senso si trova soprattutto con i risultati, con le vittorie clamorose, con le promozioni, con il nome della squadra che rimbalza sui giornali.  Il resto, tutto il resto, anche operazioni suggestive e intelligenti, è contorno.
M.L.
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