NOTTOLA: POCHI PARTI, PUNTO NASCITA A RISCHIO CHIUSURA. E SENZA “STRANIERI” CHIUDEREBBERO ANCHE LE SCUOLE
MONTEPULCIANO – Secondo gli standard previsti dalla legge, il punto nascita presso l’Ospedale di Nottola dovrebbe chiudere, perché non ha raggiunto i 500 parti nell’arco del 2025. I dati ufficiali dicono che ne ha registrati solo 407 (nascite però 409, due li avrà portati la cicogna). Non ci è andato lontano, ma la tendenza è in calo dal 2019 e ogni anno è peggio. E questo fa salire il rischio di accorpamento del servizio all’Ospedale di Siena, per il momento scongiurato, ma solo perché il presidio unico della Valdichiana senese è lontano da altre strutture e punto di riferimento di un territorio più vasto, che comprende anche i territori confinanti della vicina Umbria.
Il sindaco di Montepulciano Michele Angiolini ha scritto una lettera al presidente della Regione Giani e all’assessora alla sanità Monia Monni nella quale ribadisce con fermezza la richiesta già avanzata in passato di rivedere le soglie previste per i punti nascita, alla luce del calo generalizzato delle nascite in atto ovunque.
“Il punto nascita dell’Ospedale di Nottola rappresenta un presidio fondamentale per l’intera Valdichiana ed è da anni un riferimento riconosciuto e apprezzato da un bacino che va ben oltre il nostro territorio. È un servizio oggi operativo, sicuro e di qualità, che deve continuare a esserlo anche in futuro. Qualsiasi altra soluzione sarebbe impensabile e inaccettabile per un’area territorialmente vasta come la nostra. Rivedere la normativa sulle soglie per i punti nascita è una scelta di buon senso, necessaria per garantire la tenuta dei servizi essenziali sui territori”, scrive Angiolini a Giani e Monni.
In alcune interviste tv lo stesso presidente Giani ha espresso le medesime considerazioni, definendo il contesto in cui vennero stabilite le soglie, ormai superato dai fatti.
Stessa situazione all’ospedale di Campostaggia in Val d’Elsa. Che però è più vicino a Siena di quanto non lo sia quello di Nottola.
Da notare che una percentuale abbastanza elevata delle nascite registrate a Nottola e a Campostaggia è ormai riferibile a neonati di famiglie immigrate, che fanno più figli degli italiani.
E questo è un dato che deve essere tenuto presente anche per quanto riguarda la salvaguardia non solo dei punti nascita, ma anche di altri servizi come le scuole materne, gli asili nido, le scuole elementari e medie… Anche in Valdichiana, in molti paesi (e non solo quelli più piccoli, montani o periferici) senza gli “stranieri” o gli italiani di seconda e terza generazione sarebbe assai difficile formare le classi secondo gli standard di legge e mantenere in vita strutture e servizi fondamentali per le famiglie: la sanità e la scuola pubbliche e anche le scuole e gli asili privati.
Le aree interne insomma rischiano di ritrovarsi fatte da paesi per vecchi, sempre più spopolati, commercialmente desertificati e con sempre meno servizi essenziali. La fredda legge dei numeri, che poi è la fredda e iniqua logica della burocrazia da stato borbonico, non può e non deve essere l’unico metro di valutazione. Fanno bene i sindaci ad alzare la voce. Ma chi vorrebbe alzare muri e barricate per fermare l’invasione degli immigrati, tenga presente che senza di loro non avremmo più, già adesso, punti nascita in ospedale, asili nido, scuole materne, scuole elementari, scuole medie e superiori perché i figli degli italiani-italiani, autoctoni e stanziali, non sono/sarebbero più sufficienti a garantire il numero legale. E probabilmente non è un problema di calo del desiderio sessuale…
La questione Nottola posta sul tappeto dal sindaco poliziano Angiolini diventa dunque un paradigma per ragionamenti più ampi sulla “vivibilità” di questi territori e che attengono ai trasporti, alla viabilità, alle politiche turistiche e culturali, a quelle scolastiche, alla programmazione economica e urbanistica, alle politiche per la casa… ragionamenti che non possono però essere affrontati ognuno come problema a sé stante avulso dagli altri. Il problema è uno solo. Si chiama marginalità e il nodo è come uscirne..
m.l.
Nella foto (Arezzo24): un punto nascita ospedaliero











Le proiezioni del 2025 segnalano un attesa di 340.009 nascite con un crollo verticale e una diminuzione del 7,9 %.
sì, il dato è generale e riguarda tutta l’Italia. Per questo forse andrebbero riviste le soglie per mantenere in vita i punti nascita negli ospedali periferici. La necessità e l’opportunità di un servizio in un territorio non si può misurare SOLO con i dati statistici relativi all’utenza o all’utilizzo. Alcuni servizi sanitari (come in questo caso), scolastici o di trasporto vanno mantenuti a prescindere. Per una questione di equità di trattamento tra cittadini e tra territori.
Anche la soglia dei 500 non si sa bene in base a cosa sia stata concepita.Probabilmente è un calcolo puramente economico,come si confà ad un’azienda. Peraltro, la chiusura del punto nascite, in queste zone ( Umbria confinante inclusa) che sono prive dei servizi sanitari fondamentali,significa l’inizio del declino. Teniamo le antenne ritte o perdiamo anche Nottola
Non conosco i dati complessivi del nostro territorio. Sono a conoscenza di quelli del Comune di Chiusi. La popolazione straniera è ormai il 18%. Senza questi staremmo ai livelli dell’Ottocento. Sarebbe interessante capire se questa ampia sezione della popolazione sia oggetto di politiche di integrazione. Io non ne vedo.
In passato ho cercato nel mio piccolo di contribuire. Giorni fa ho incrociato un nigeriano che conosco da molto tempo. Era insieme alla moglie che dopo molti anni è riuscita a raggiungere il fidanzato che è divenuto marito. Insieme a loro una meravigliosa figlia di pochi mesi.
Quelle degli stranieri sono storie che andrebbero fatte conoscere e la diffidenza probabilmente scomparirebbe.
Anch’io in passato ho contribuito, quando negli anni 90 arrivò quella famosa nave dall’ Albania (oggi gli albanesi non sono quasi più ritenuti stranieri, allora sì..) la nostra società ne assunse 4, che poi portarono le famiglie. E comunque sugli stranieri in regola che lavorano nessuno dice niente, quelli su cui si dice qualcosa di solito ne danno il motivo.
Scrive Marco, a mà di battuta, che il drastico decremento della denatalità non è un problema di desiderio sessuale. Che invece in qualche modo, più o meno indirettamente, c’entra. Una volta che non c’era il benessere di adesso, molte ragazze erano praticamente costrette a sposarsi, anche, se non soprattutto, per la volontà delle famiglie di levarsele dal cazzo e scaricare il peso del mantenimento sul marito, con la conseguenza che pressochè ogni uomo, purchè non fosse un alcolizzato e avesse uno stipendio, che automaticamente si fidanzava, si sposava, e si riproduceva. Oggi che non è più così e le donne sono in grado di scegliere in autonomia il proprio futuro, gli standard richiesti dalle donne per trovare un partner di proprio gradimento si sono nettamente alzati, per cui o trovano qualcuno che a loro giudizio vale la pena, oppure se la spassano fino ai 40 anni e oltre e poi si prendono un gatto. Corollario del ragionamento è che se qualcuno pensa di risolvere il problema con bonus vari, asili nido, ecc., è un povero illuso. come dimostrano in maniera impietosa le statistiche relative ai paesi in cui il welfare familiare è molto avanzato, ciononostante i tassi di natalità sono solo di poco superiori a quello italiano e ben lontani dalla soglia di sostituzione.
Mah ?… E’ la prima volta che mi sento d’intervenire in un discorso che abbia per oggetto la donna ed i suoi rapporti con l’uomo dai quali deriverebbero natalità in crescita od in decrescita.Il discorso di Giangiacomo Rossi mi sembra veramente un discorso che abbia una osservazione mozza od incompleta,benchè ne spieghi e ne definisca comportamentalità reali.Innanzitutto se parliamo di autonomia diciamo subito che questa derivi dal lavoro perchè a nessuna donna piace oggi farsi mantenere poichè da tale condizione ne derivano limitazioni alla propria libertà sia come persona sia nell’ambito della famiglia. La sottomissione all’uomo riguarda anche e soprattutto questo dal momento che con la sottomissione qualsiasi persona viene ricattata ed è prigioniera di una condizione procurata da altri o da altro.In tale atteggiamento anche le stesse famiglie sono cambiate e quindi ciò che dice Giangiacomo sulla tendenza a ” levarsele di torno” credo che occorra ragionarci bene se stiamo parlando di una cosa veritiera o meno e perlomento se fosse veritiera anche in tale condizione si riscontra un veloce adeguamento della stessa famiglia a quanto avviene oggi. Non capisco poi la tendenza che sembrerebbe giustificare come esatto e forse benevolo per loro che le stesse donne ” se la spassino fino 40 anni ed oltre” se non trovano chi loro aggradi.Sembra tale situazione un fatto evolutivo e migliorativo anche se è così ? A me non sembrerebbe affatto una condizione migliorativa ed evolutva arrivare a 40 anni facendo ciò che sembra che aggradi e poi magari acquistare un gatto per farsi compagnia…Sembra una situazione idilliiaca da poter percorrere questa oppure è una involuzione ? A me sembra che sia involuzione e proprio la mancanza della socialità e della relazione uomo – donna che isoli le persone o le possibili coppie dal fatto che non si producano piu’ figli e quindi le ragioni di tutto questo sono ragioni etiche che riguardano I VALORI DELLA SOCIETA’ DEI CONSUMI CHE TI FA VEDERE CHE PUOI SPINGERTI A FARE CIO’ CHE DESIDERI SE HAI TEMPO,SOLDI NECESSARI AD ACQUISTARE CIO’ CHE CREDI CHE TI POSSA SERVIRE. SE NON LI HAI INVECE SONO CAZZI TUOI. In tale condizione il problema del fare figli diventa un problema quasi secondario e quindi facilmente procastinabile fino ad arrivare all’idea che fare i figli non serva piu’ come serviva una volta, dove era necessario per le famiglie produrre braccia per i campi oppure produrre condizioni per supplire alla vecchiaia dei genitori.I figli oggi sono una entità totalmente staccata da tali concetti ma spesso la nostra concezione di generazione che li ha prodotti rimane legata profondamente al vissuto delle generazioni precedenti e mal si adatta alla realtà che cambia e ne veniamo sconvolti se non capiamo quale educazione dare ai nostri figli perchè il risultato lo vediamo sulla nostra pelle che i nostri figli tendono a non divenire autonomi e stanno a casa con i genitori fino a 40 anni ed oltre e forse mai abbandonano od abbandoneranno tale condizione,anche se loro stessi sanno bene che i gentori non siano eterni.E’ questo il tarlo che renderà il futuro non lontano temporalmente alla nostra società come una società destinata ad essere dominata da altre. E’ questo che limita la popolazione non il desiderio sessuale od altro poichè la società moderna come del resto quelle antiche del desiderio sessuale hanno riempito gli spazi per cui nè l’uomo nè la donna oggi si sposano o si accoppiano per essere e praticare il ”libertinaggio” per il semplice fatto che la società moderna occidentale di tale ”libertinaggio” può produrre gli spazi per soddisfare ambo i sessi, anche giustamente se si voglia e con meno ipocrisia di una volta ed in questo percorso le donne si sono evolute sganciandosi dalle direttive sia della famiglia sia da quelle retrograde della chiesa cattolica. Vi ricordate il detto ” Non lo fò per piacer mio ma per volere bene a Dio ?”. Cosa voleva significare questo se non la costrizione di una persona per quanto poteva riguardare il suo futuro? Pensate che tutto questo sia tanto lontano nel tempo se guardassimo al passato ? Basta sentire e ragionare sul significato di certe omelie la domenica mattina che si sente bene che stentano ad adeguarsi alla realtà che cambia, ma che cambia anche per loro stessa azione spesso compressiva sia chiaro questo ! Oggi possiamo per fortuna – e più che per fortuna per la ragione dovuta ad una lotta emancipatrice- potremmo normalmente invertire quel detto dicendo” lo fò per piacer mio e non per non volere bene a Dio” indipendentemente da chi creda o meno. Con tale situazione si acquisisce una esperienza di vita che porta sia l’uomo chè la donna ad essere piu’ liberi del proprio destino e delle proprie scelte ed anche diciamocelo francamente spesso a mettere in crisi i dettami che volevano l’uomo il padre padrone di ogni rapporto uomo-donna.Le società sia patriarcali chè matriarcali di una volta sono cadute in disgrazia giustamente e si è liberata una forza che può essere solo un avanzamento di esperienza di vita e di relazione fra l’uomo e la donna. Quasi sempre rimetto le mano nel mio archivio fotografico e proprio ieri sera mi è ripassata davanti agli occhi una foto che nel 2009 feci ad Erice in Sicilia – terra di grande sapienza e cultura – ad una tazza appesa fuori da un negozio turistico,tazza di quelle che una volta si trovavano nell’arredamento delle case, dove figuarava la scritta : ”chi per denaro si è sposato sarà sempre comandato”. Basterebbe questo principio valido per ogni uomo ed ogni donna a pensare che ciò che si possa opporre a tale negativa condizione derivi dal fatto di poter elevare o meno la propria autonomia personale e questa la si raggiunge SOLO CON IL LAVORO E CON L’ISTRUZIONE, perchè è attraverso questi due fattori che si raggiunge e si conquista la propria libertà.E quando la si assapora non si torna indietro. I nostri genitori ed i nostri nonni e bisnonni hanno vissuto in momenti ed in ambienti diversi, dove tale condizione specialmente di oppressione della donna si misurava facilmente e si riversava spesso o quasi sempre nelle condizioni di sua subordinazione.
In questi tempi di contestazione di ogni aspetto etico della società, ha preso anche forma quella che io reputo sia una distorsione del corretto pensiero umano e cioè quello che vede appropriare un concetto che si è chiamato impropriamente femminista riferito ad una frase che nella sua interezza ritengo giusta e sacrosanta :”l’uomo sarà libero quando la donna sarà libera”. Tale frase -chiariamoci bene- è stata nel tempo presa in gestione da un movimento femminista fondamentalmente giusto ma che spesso ha raggiunto degli aspetti estremizzanti che il sistema sapientemente con politice furbesche e con finalità antiprogressiste ha cercato di rivolgerlo contro le stesse donne e che per questo non deve essere fatto girare a 360 gradi per poi essere utilizzato dallo stesso sistema contro di loro e contro i loro interessi ed aneliti alla libertà come categoria sociale ed umana, che afferma che la vera libertà umana sia interconnessa e che non possa esistere pienamente se ”l’altra metà del mondo (cioè le donne) sia oppressa o limitata, evidenziando che l’emancipazione femminile sia essenziale per il progresso di tutti e che nello stesso tempo la donna nasce libera ed ha gli stessi diritti dell’uomo, diversamente l’oppressione di una parte limita l’intera società.Chi in questo dice che Marx ed Engels siano epitaffi del passato dice una menzogna sapendo di mentire e purtroppo oggi tante schiere di giovani vengono deviati a pensare questo su un terreno che poi li porta all’isolamento ed alla crisi dei rapporti sociali ed alla crisi con l’altro sesso e spesso ambedue si respingono o diventano guardinghi l’uno verso l’altro,creando problematiche anche di natura psicologica che influenzano la vita di entrambi i sessi.s.Vediamo poi -tanto per non farsi mancare nulla- che su tale terreno vi siano credi religiosi che sono altamente repressivi ed anti progressisti, ferree gabbie che non permettono l’evoluzione di un pensiero veramente progressista , ma speso anche in tal campo quellie che ci appaiono credi religiosi piu’ aperti conservano dentro le loro pieghe elementi di grande conservazione, abilmente celati da culture politiche ben sapienti che all’interno di un crogiuolo di concezioni certe idee progressiste facciano più fatica ad affermarsi e se non si affermano inevitabilmente si hanno dei ritorni all’indietro, anche da parte dei gangli che comandano e che affiancano produttivamente per i loro intenti il sistema economico sociale e soprattutto ”morale”. Ma poi al di là di tutt i discorsi basterebbe guardare e pensare motivi sul perchè certe società dove è più alta la natività siano quelle più povere e dove il reddito pro – capite sia minore chè in quelle che hanno avuto vicissitudini storiche sull’affrancamento dal bisogno come le nostre occidentali , stando però attenti al giudizio che tali risultati qui in occidente ottenuti sono stati procurati maggiormente non dalla lungimiranza di qualche governante illuminato (perchè goveranti illuminati li ha avuti anche il terzo mondo nei secoli e nell’attualità ) ma dalla lotta di classi che sono state guidate da princìpi di giustizia sociale in modo politicamente giusto per evitare i ritorni all’indietro, che ancora oggi sono anelati da espressioni politiche che gestiscono il potere e che sostanzialmente non lo hanno mai abbandonato come fine principale ma spesso hanno abilmente sostituito le finalità della lotta , gratificando singoli o gruppi, ma sempre in chiave da impedire ed opporsi all’affrancamento dal bisogno da parte dei piu’.E su tale terreno la responsabilità politica maggiore la portano questi, ed anche coloro che con scarso sentimento di etica si sono fatti nel tempo penetrare da tale azione che è stata per loro devastante e che oggi si trovano a sguazzare in mezzo ad un pantano che anche loro stessi e più che altro le loro dirigenze hanno permesso che avvenisse.
Dalla natalità che manca sebbene invocata ed auspicata, alla politica, il passaggio è breve e conseguenzialmente normale che questo sia.
Ma guardi che il suo ragionamento non confuta affatto il mio, anzi, lo completa, lo arricchisce e fornisce ulteriori prove a sostenerlo, quali il fatto che ad avere i maggiori tassi di natalità siano i popoli più poveri (si ricorda dell”andate e momtiplicatevi, popolo cencioso”?). Tale circostanza è definitivamente castrante per le motivazioni di carattere economico della scarsa natalità, e fa comprendere che l’ origine del fenomeno sia culturale. Io poi mai ho sostenuto che le società dei tempi andati, patriarcali o matriarcali, fossero migliori della nostra, ho semplicemente riportato fatti che lei non ha nemmeno negato. Quante sono le donne che, essendo, viva Dio, libere, preferiscono prendersi un gatto piuttosto che farsi ingravidare da qualcuno che non corrisponde a ciò che desiderano? E ci mancherebbe, è giusto così! Ma una volta col cazzo, per il fatto che avevi bisogno di un tetto e un piatto di minestra, ti prendevi quel che capitava, specie se “procurato” dalle famiglie. Ecco perché i bambini nascevano e perché nascono ancora nel Niger o Bangladesh, non mi pare di aver fatto chissà quale ragionamento strano. Quanto alla critica sulla società “consumistica”, senza la quale in passato due braccia in più producevano più di quanto consumasse una bocca in più, e grazie al c…., a quei tempi si viveva con molto meno del necessario. Se la via dev’ essere la cosiddetta “decrescita felice”, io dico NO GRAZIE.
Qui Giangiacomo occorre intendersi nei termini che si usano. Forse nella mia prolissità di linguaggio ho oscurato il significato contenuto nelle sue parole,ma sono d’accordo con lei quando immagino che come lo dice espressamente valuti positiva la libertà di scelta.Sarebbe illogico sostenere il contrario.Tutto l’altro mio corollario, tipico anche del mio modo di esprimermi che tende sempre a rifarsi alle radici è un completamento di cio che anche lei asserisce certamente.Ci sono però dei chiarimenti ch andrebbero fatti come quello che lei affermerebbe come rifiuto ad una ”decrescita felice” quando dice per questa” NO GRAZIE”. Pensa forse che una decrescita felice possa portare al ripristino di certe condizioni da parte delle donne ? Io penso di no perchè intendo la ” decrescita felice” come la tendenza di un processo che s’imporrebbe con la ripartizione più equa di ricchezza e che metterebbe a disposizione una parte di quella ricchezza che vedrebbe beneficiare anche le donne come parte della società e che invece oggi è a pannaggio di ceti più alti sia da parte del mero consumo di beni e servizi sia per la considerata esclusione di ceti meno abbienti dal consumo.La ”decrescita felice” secondo me non andrebbe nella direzione dell’aumento della popolazione ma il suo contrario come affermano quasi tutti gli studi su tali settori. Certo, il problema che si pone è anche ambiguo perchè si sarebbe in presenza di una diminuzione dei consumi da parte di interi pezzi di società occidentale e che sarebbero scardinanti dei rimasugli di resistenza sulle questioni femminili ed affretterebbero ancorpiù la tendenza al crollo sistemico anche con l’intervento di pezzi di società globalizzate del terzo mondo.Non è detto che all’interno di società non occidentali non permanga l’idea che ad un aumento di reddito possa corrispondere una minore produzione di figli e questo per diverse motivazioni fra le quali pesa maggiormente l’appartenenza religiosa che è quasi sempre per non dire sempre ostica al non produre figli, forse non pensando che così si produca una gabbia dalla quale la condizione della donna resti prigioniera sia nei confronti dell’uomo chè di tutta la società, come una volta vigeva da noi in occidente che chi lavorava portava il reddito e la donna si doveva interessare a produrre ed allevare figli rimanendo prigioniera di tale condizione e soprattuto culturalmente si verificasse in lei il solo soddisfacimento della propria vita indirizzata solo nel fatto di macchina riproduttrice filiale. In molte società del terzo mondo tale concezione è comune, specialmente nelle comunità islamiche che non sono passate come le nostre dal Medio Evo all’umanesimo ed all’illuminismo ma hanno raggiunto cosi un grado più alto e più veloce di evoluzione dal bisogno.In certe società sono direttamente passati appunto dal Medio Evo all’età Industriale e post-industriale in uno step solo, età industriale portata dall’esterno ed imposta da altri quali siamo stati noi e siamo noi anche attualmente con le dovute differenze.Quindi quei popoli non hanno conosciuto l’evoluzione con le lotte che noi abbamo avuto come movimento emancipatorio che ha portato la società industrale ma sono stati perlopiù soggiacenti alla loro riscossa terzomondista con la guerra, guerriglia e separazioni etniche.Uno stato di subordinazione che ha impedito loro di assurgere pienamente alla loro indipendenza e quando l’hanno avuta ne hanno avuto una forma tale che i contenuti democratici se li sognava.Quelli invece che noi abbiamo avuto, proprio perchè la cultura non è che si formi e cresca in uno spazio di pochissimo tempo ed anche oggi loro scontano questo nel loro raffrontarsi a noi.Ecco quindi che la ” decrescita felice” in quest termini è secondo me plausibile e possible ma credo che in qualche modo stia già avvenendo, fors in sordina da molti ed in forma larvata , ma le vicissitudini attuali credo che stiano spingendo il mondo verso il prologo di una riparametrazione più giusta delle risorse e della loro ripartizione mentre la conservazione le ostacola con ogni mezzo, pronta ad usare violenza e nei confronti dei deboli questo lo stà già facendo.La decrescita felice è luno degli attuali se non il principale spauracchio delle società industrializzate moderne occidentali perchè lo capiscono bene che è il prologo ad una necessità che vedrà la luce ed affermarsi sempre più e cioè quella di dover costringere il mondo ad essere sempre più esente da guerre ed imbracare la conservazione e non farla reattiva come è stata fin’ora perchè le guerre che tanto diciamo di temere e che tutti a parole aborrirebbero sono state la salvaguardia del sistema irrazionale dove hanno prosperato discriminazioni e reso endemica e sistemica l’ingiustizia. Forse lei penserà che queste siano parole utopiche che contengano una pia illusione storica e che il carattere umano sia forse il più grande fattore di egoismo non disposto a cambiare e che sollevi ogni cosa e frapponga ogni forza affinchè tutto ciò non cambi perchè forse all’interno di questo moltissime persone ci individuano quasi un ”fattore naturale delle cose”, ma senza voler insegnare nulla a nessuno io credo che per vivere ci voglia anche il coraggio di quella che possa apparire utopia che secondo me è uno dei fattori- forse il maggiore di tutti – che spinge la realtà a cambiare.E la fotografia del mondo era peggiore 100 e 200 anni or sono da quella di adesso e la mia non è una speranza ”religiosa”,penso che dopo tutte queste discussioni l’avrà capito certamente, perchè quella ” religiosa” è stata da sempre data in pasto ai deboli sia qui nel nostro emisfero ed ancorpiù nel mondo mussulmano e nel terzo mondo, ma oggi occorre affrancarsi da tutto questo e saper riconoscere le direzioni giuste ed opporsi a quelle oscurantiste che lavorano per rendere statica la condizione degli uomini con ogni mezzo. Forse le sembrerà illusoria ed anche vanitosa, forse non sò come dire, vanagloriosa e superba da parte mia -parole grosse certamente lo ammetto – l’idea che io possa considerare che il segreto dell’esistenza umana non stia soltanto nel vivere ma anche nel sapere per cosa si vive. E questo oggi credo che sia un sentimento comune a molti.
La “decrescita felice” nulla ha a che fare con la distribuzione delle risorse e l’ indice di Gini, sono concetti diversi. Anzi, più un paese nel suo complesso è povero, e maggiori sono le disuguaglianze. Ma a parte questo, alla fine della fiera, condivide o no che il problema denatalita’ ha origine socio culturale più che economica, e che pensare di risolverlo con asili nido e misure varie di welfare familiare è una pia illusione?
il welfare non è un incentivo a fare figli, ma è una condizione essenziale per chi li vuole fare e chi li fa… Senza servizi (asili, punti nascita, aiuti alle famiglie) è complicato anche solo pensare di farli, i figli…
x Giangiacomo Rossi. Impostato come lei formula la domanda al problema devo rispondere di NO, e credo che senz’altro lei si aspettasse tale risposta che non vuole essere ”tranchant” ed assoluta nè tantomento sfuggire alla problema,ma preciso che la questione oggi come oggi è innanzituto economica, poi vi sono e s’innestano anche anche le altre che cita lei senz’altro concorrendo al fatto della natalità, ma la priorità causale è economica per le seguente ragioni : Il mondo che noi chiamiamo sottosviluppato subisce dal nostro occidente una forte attrazione per livelli di vita accettabili e la maggior parte anelano a sfuggire le condizioni di miseria.E’ fornito dalle statistiche che l’immigrazione che si trasferisce in occidente si adegua velocemente ai modelli di vita soprattutto sul consumo di beni e servizi che sono dipendenti dal reddito.Guardi per esempio la Cina ed il suo tasso di crescita delle nascite che si stà arrestando mano a mano che lo sviluppo procede verso l’alto dove vengono eliminate le restrizioni tendenziali che limitavano le nascite, anzi è notizia molto recente che il governo stanzia fondi per incrementarle poichè nell’equilibrio della popolazione e del pil e di altri fattori le nascite sono calate di diversi milioni . Si parla di un paese di 1.400.000.000 di persone che 20 anni fa complessivamente guardando ai dati aggregati di certo- vivevano in condizioni peggiori di oggi.E’ spesso il confronto con l’Occidente che stimola i comportamenti e fa nascere nuove esigenze che magari si riflettono nella creazione di un figlio anzichè due o tre. Nel 1983 io ero in Cina e le donne bigliettaie sugli autobus si dovevano portare il secondo figlio di pochi mesi nato dopo primo parto dietro e sorbettarselo durante il lavoro e francamente questo non diventava un incentivo a fare figli perchè fino ad un figlio il governo passava certi servizi sociali ma avere più di un figlio diventava una condizione assolutamente difficile. Tutto questo per dire che E’ LA MATERIALITA’ DELLE CONDIZIONI CHE PRODUCE IL MODO DI PENSARE E QUINDI ANCHE IL MODO DI COMPORTARSI. Qundi anche poi di certo influiscono sul problema le radIci, le etnie diverse e le loro culture, i credo religiosi ecc. ecc. ma di certo per esempio la fotografia della situazione su questo tema è- tanto per citare un esempio- che il mondo mussulmano cresca piu’ rapidamente di altri ( Indonesia, Nigeria, Egitto, ecc ecc) ed in esso pesano sia il livello di sviluppo sia il fatto dell’etica religiosa. Il nostro mondo su tale piano regredisce e di certo fra qualche decina di anni probabilmente ci troveremo sormontati da altre popolazioni che vengono da altre storie. Ma cosa è questo se non un avvicendamento come tanti ce ne sono stati in passato di popolazioni che si mescolano e si sormontano l’una sull’altra dovuto SOPRATTUTTO ALLE CONDIZIONI MATERIALI DI SVILUPPO ? Questa è la realtà principale insieme alle altre che diceva lei ma che queste ultime sono secondarie e che spesso a noi occidentali chiusi nel nostro fortino d’avorio abbiamo timore di riconoscere e cerchiamo di organizzare la nostra politica per allontanare quello che noi assumiamo come pericolo, ma è inevitabile che succeda e pensiamoci bene che la leva maggiore che ha prodotto tutto questo e che ha abbattuto i confini è la globalizzazione dell’economia , il commercio , il mercato globale che ha dovuto giocoforza sottostare a quelle leggi che ho sempre richiamato e che oggi certe parti politiche non ne vogliono parlare perchè trattasi di ”ideologia del passato” secondo loro. Tali leggi, mi perdoni la ripetizione si chiamano ”caduta tendenziale del saggio di profitto ” ed il sistema vigente ha ingaggiato una lotta furibonda e senza risparmio di colpi contro tale realtà per la quale in tutta sostanza in una limitatezza di risorse dove agisce ed opera un sistema nel quale vige il principo del profitto, tende ad eliminare tutti quegli ostacoli che si frappongono al principio stesso , poichè lo sviluppo non può essere giocoforza per tutti (questo succede in realtà ed è anche illusorio cercare nuove forme di sfruttamento dell’energia e delle risorse perchè chi consuma sarà sempre di meno e chi non consuma sarà sempre un numero tendenzialmente maggiore).Per quanto possano negli studi macroeconomici apparire abbondanti le risorse, già oggi vediamo che man mano che andiamo avanti nel tempo, il ciclo economico fà scaturire condizioni dove si penalizza il terzo mondo e venga privilegiato il nostro emisfero ma questo avviene semprepiù ricorrendo alle guerre che fino ad oggi sono state prodotte per delega ad altri ( 59 guerre attuali nel mondo e soprattutto nel terzo mondo ) per poi arrivare al rende -rationem in casa nostra. Ed il ”rende rationem” si avvicina sempre di più .Pensa forse che la situazione attuale degli Stat Uniti soprattutto quella interna si possa riequilibrare ? Io credo più no chè si, è se si riequilibrerà lo dovrà al fatto che chi pagherà detto equilibrio saranno le aree di influenza al di fuori di essi , dove vi sfoceranno contrasti sia dovuti all’approvvigionamento di risorse sia alla politica fatta col” bastone e la carota” come avviene oggi da parte della nazione piu potente del mondo. E allora vede che contano certamente sull’incremento della popolazione i fattori che dice lei ma quello principale ed ineludibile è la CONDIZIONE MATERIALE DI ESISTENZA DEGLI UOMINI CHE MUOVE IL MONDO, ove nulla e’ stabile e dove si scontrano forze in lotta per la prevalenza al dominio globale nella ricerca di accaparrarsi quello che credono che serva loro per sopravvivere: gli altri, tutti gli altri possono pure morire d’inedia.questo è il principio che has nimto il mondo e che più il tempo passa resta semprepiu’ evidente . Questa Giangiacomo si chiama legge della giungla ed è molto lontana sia da qualsiasi credo religioso ma soprattutto dalla razionalità umana e ci stà portando alla castrofe non solo economica ma anche forse a quella nucleare con una velocità tale che nel mondo mai si è manifestata. In parecchi dovrebbero pensarci ma fino a quando il problema non ci tocca direttamente la nostra natura di uomini-almeno per i piu- preferisce farci girare lo sguardo dall’altra parte. Molte volte per non dire sempre io e lrei abbiamo fatto questo genere di discorsi, discorsi sui massimi sistemi e discorsi in cui si tenta di spiegare le cose e di fatti, ma dovrà riconoscere che oggi come oggi ci sono emisferi dominati da fasce sociali che scalpitano e vorrebbero tutto e subito, risultati,reddito, pace sociale e tener lontane gli scossoni al sistema, mentre nello stesso tempo noi come mondo occidentale abbiamo rotto degli equilibri nel terzo mondo che duravano da secoli.Osservando la reattività etica e politica dellgli influssi religiosi questo salta ancora di piu’ agli occhi: islam contro l’evangelizzazione
cristiana per esempio, che rompe gli equilibri sociali nelle famiglie,che noi giudichiamo dal nosro punto di vista come arcaici e repressivi ma che loro hanno come etica profonda di modalità di vita, soprattutto per quanto riguarda i rapporti fra sessi diversi. Il puritanesimo americano che secondo il nostro modo di sentire è una estremizzazione comportamentale di modi di pensare della religione, per la quale una società talmente tecnologizzata emette e dichiara compromettenti e scandalosi oltre ogni limite e da punire comportamenti di politici che si rifanno ai rapporti uomo-donna ( le più alte cariche politiche sono state spesso cancellate da provvedimenti legali basati sulle relazioni sessuali uomo-donna, ma ci sarebbe anche dell’altro….).La complessità delle relazioni uomo-donna nella società induista,quasi sempre considerate da noi retrogade e mortificanti ma nello stesso tempo che hanno un aspetto di modernità assoluta e molto avanzata della funzione femminile nella società.Per non parlare di quella religiosa di una gran parte della Cina (Tibet o Uyguri) la cui protezione identitaria è stata assunta dall’Occidente quasi come una missione rispetto alla considerata ”totalizzante” politica cinese in quelle regioni ma che a noi viene raccontata con una componente di brutalità assoluta da parte del Tibet colonizzato ma nessuno ti dice che mezzo secolo fa 300 vertici della chiesa tibetana avevano il diritto di vita e di morte su quelle popolazioni e che per tramandare il potere il nuovo lama da bambino quasi in fasce doveva riconoscere gli indumenti e gli oggetti appartenuti al lama precedente.Pensiamo a quante mistificazioni incredibili su tali metri sono state usate per sottomettere i poveri e gli ignoranti nella vita materiale da parte di chi regnava e che oggi nella cultura globale vengono sparse a mani basse come ” diritti di una cultura che stia morendo e con l’invito a ribellarsi” e quanti milioni di occidentali credono che così sia, mentre qui in Occidente lo stesso capitalismo e civiltà dei consumi è stata la cosa piu’ devastante per farci perdere identità, cultura, tradizioni e conoscenza della storia, accessibile solo a chi abbia il denaro necessario per permettersela tale conoscenza. Non mi voglio dilungare oltre ed anche questa volta l’ho fatta sempre troppo lunga ma da un fatto ne consegue un altro e se siamo e saremo capaci di vedere i fatti e le conseguenze dei fatti in maniera collegata e conseguenziale forse usciremo da questa imbraca sottoculturale che ci domina, ma altrimenti c’è solo il soccombere sia in un modo chè nell’altro, sia che saremo vincitori sia perdenti ed il segno più reale dei tempi è quello che tutto questo avverrà in maniera sempre piu’ veloce fino al punto che la distinzione di vincenti e perdenti sarà annullata. Annullata dalle cose e dai fatti !