IL TRASIMENO IN EMERGENZA… MA GIA’ PER GLI ETRUSCHI ERA “IL LAGO CHE SI ASCIUGA”. POLEMICHE IN UMBRIA SUL COLLEGAMENTO ALLA DIGA DEL CHIASCIO

sabato 02nd, luglio 2022 / 18:12
IL TRASIMENO IN EMERGENZA… MA GIA’ PER GLI ETRUSCHI ERA “IL LAGO CHE SI ASCIUGA”. POLEMICHE IN UMBRIA SUL COLLEGAMENTO ALLA DIGA DEL CHIASCIO
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CASTIGLIONE DEL LAGO  – Mentre cresce l’attesa per le serate di grande musica in riva al lago (dopo Patty Smith che si è esibita domenica scorsa, alla Rocca arriveranno martedì sera The Tallest Man on Earth, definito il nuovo Bob Dylan nell’anteprima del Lars Rock Fest di Chiusi e poi i concerti di Trasimeno Blues… ), cresce anche la preoccupazione per la “secca” del Trasimeno, che ricorda quella record del 2003.  Ma c’è anche chi fa notare come le “secche” del lago umbro siano cicliche e che già la sua storia millenaria ne definisce la natura di bacino di acqua basse e in estate anche troppo calde… Nella famosa Tabula cortonensis, una tavola in bronzo con iscrizioni in lingua etrusca o comunque preromana, ritrovata nel 1992 nei pressi di Cortona, c’è infatti un contratto di compravendita di terreni, limitrofi al lago, nel quelle testo il Trasimeno viene indicato con il suo antico nome “Tarsminass” che secondo la traduzione vorrebbe dire letteralmente “lago che si asciuga”… Già 2500 anni fa insomma il problema del prosciugamento era evidentemente ben presente…

Nei secoli successivi, fino alla fine del’800 però spesso il Trasimeno ha avuto il problema opposto e cioè quello dell’innalzamento del livello dell’acqua e delle inondazioni delle sponde e dei paesi rivieraschi. Solo con la realizzazione dell’emissario fatto costruire dal deputato Guido Pompili nel 1898 si pose fine all’ipotesi sciagurata e già autorizzata di prosciugare il lago per farne appezzamenti agricoli, come era stato fatto nella vicina Valdichiana cento anni prima con la Bonifica del Fossombroni, concordata nella parte sud della Valle tra Granducato di Toscana e Stato Pontificio. E fu anche risolto definitivamente il problema della regimazione dele acque mettendo al sicuro i paesi di San Feliciano e Passignano. Ciò non significa che cessato il rischio di esondazioni, sia stato evitato per sempre anche quello dell’abbassamento ciclico del livello. Ci sono studi che rivelano come il Trasimeno ebbe fortissime crisi idriche tra il 1640 e il 1660, tra il 1720 e il 1740 e anche tra il 1820 e il 1830. Fino a quella degli anni ’50 del’900 che venne risolta con la deviazione decisa dal Governo di Centro sinistra nel 1963 del torrente Tresa verso il Trasimeno attraverso una chiusa posta a Moiano e il canale dell’Anguillara. Prima le acque del Tresa finivano nel lago di Chiusi. A tutt’oggi è di fatto quello l’unico immissario del Trasimeno.

La crisi idrica attuale preoccupa e non poco, dicevamo, perché il lago è in una situazione che potrebbe verificarsi a fine luglio o a metà agosto. Diciamo che la “secca” è anticipata di un mese… La siccità è principalmente colpa dell’assenza di pioggia e di neve e nei mesi scorsi, ma anche la politica ci ha messo del suo, facendo poco o niente e addirittura ingaggiando “guerre tra poveri”, come quella di chi vorrebbe per esempio utilizzare l’acqua della Diga del Chiascio che dovrebbe arrivare anche agli acquedotti del Perugino- Trasimeno, solo per irrigare i vigneti di Montefalco e la fascia di produzione dell’olio, rimettendo in discussione un progetto già approvato dal Ministero e su cui sta lavorando Umbre Acque, per un investimento da 16 milioni di euro assegnati dal Pnrr…

“Davvero stentiamo a credere come si possa solo immaginare, di questi tempi, di utilizzare la diga di Valfabbrica al solo scopo irriguo, per i vigneti di Montefalco e la fascia olivata, come se in altri territori non ve ne sia lo stesso bisogno”, – scrive la consigliera regionale Pd Simona Meloni – facendo riferimento ad una nota del Presidente dell’Unione dei Comuni delle Terre dell’Olio e del Sagrantino, Bernardino Sperandio diffusa nei giorni scorsi…
“Ci auguriamo infine – conclude Meloni – che la ragionevolezza prevalga sulle pulsioni estemporanee e vada oltre la tentazione di cedere agli egoismi territoriali fini a se stessi. Non possiamo credere che i cittadini dell’Unione dei Comuni delle Terre dell’olio e del Sagrantino pensino che il Trasimeno non vada difeso come un bene di tutta la regione”.
Ovviamente se il lago Trasimeno sta male, figuriamoci in quali condizioni versano i laghi di Chiusi e Montepulciano che sono molto più piccoli. Entrambi in attesa dell’acqua della diga di Montedoglio, che dovrebbe sopperire al fabbisogno per uso irriguo e, per quanto riguarda Chiusi dovrebbe rimpinguare anche l’acquedotto, ache attualmente attinge al Chiaro, e dunque eliminare gli attingimento agricoli, zootecnici e a scopo idropotabile dai laghi…
Gli esperti di questioni climatiche e di gestione delle risorse idriche insistono sulla necessità di realizzare, oltre ai collegamenti con i grandi invasi come appunto quello di Montedoglio o quello sul Chiascio a Valfabbrica, anche invasi minori, disseminati nei territori per raccogliere e accumulare acqua quando le piogge sono copiose e i torrenti sono in piena. Anche questi sono ragionamenti che si fanno da almeno 30 anni, ma di invasi se ne son visti pochi o “punti”, come si dice in Valdichiana.

 

 

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