SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE E SICUREZZA DEL LAVORO, IL PIANO DELLA CNA UMBRA PER RIDARE COMPETITIVITA’ ALLE PICCOLE IMPRESE

SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE  E SICUREZZA DEL LAVORO, IL PIANO DELLA CNA UMBRA PER RIDARE COMPETITIVITA’ ALLE PICCOLE IMPRESE
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PERUGIA – Presentato ieri a Perugia il Progetto a supporto dei processi di miglioramento degli standard ambientali delle aziende e della tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro” predispoSto dalla Cna, la Confederazioone degli artigiani.
Il mondo delle imprese, di qualsiasi dimensione, così come un po’ tutti i cittadini, stanno avvertendo tutti che siamo agli albori di quella che può essere sicuramente catalogata come una rivoluzione. Certamente la questione climatica oramai sempre più evidente, il Covid e la guerra in Ucraina hanno accelerato questa consapevolezza negli animi di tutti. Da qui la riflessione sulla sostenibilità delle aziende, ma anche sul come produrre, per chi produrre e che cosa produrre. Tutti temi che volutamente sono stati relegati per decenni nella soffitta della nostra civiltà, ma che ora tornano prepotentemente all’ordine del giorno, con un carico di drammaticità piuttosto elevato.
Insomma non c’è più tempo da perdere. Lo slogan coniato per il progetto dalla CNA umbra: “SOStenibilità e Prevenzione”, attraverso quello che può essere considerato la cruna di un ago: la riduzione dell’impatto ambientale nel fare la produzione e nello svolgere servizi e nel contempo, migliorare la “qualità della vita dei lavoratori, nonché degli standard di sicurezza e tutela della salute in ambito lavorativo”. Un obbiettivo davvero ambizioso questo, se si pensa che ogni giorno ci sono tre lavoratori che la sera non tornano a casa.
Tra i Paesi industrializzati, siamo i soli a poter “vantare” questo tragico primato. “Siamo convinti che un maggior rispetto per l’ambiente, la valorizzazione delle persone e la crescita di lungo periodo siano obiettivi largamente condivisi dal sistema imprenditoriale umbro”, ha dichiarato il presidente regionale della CNA, Michele Carloni. La spinta a questo progetto è venuta sicuramente dalla necessità di contrastare l’aumento degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali registrato dopo la ripresa dell’attività post pandemia, con dati che per l’Umbria sono stati anche peggiori rispetto alla media nazionale. Ma anche dalla volontà di aiutare le imprese nel loro processo verso la sostenibilità, un obiettivo diventato una priorità per la grande maggioranza dei Paesi del mondo, che hanno assunto impegni comuni e sottoscritto protocolli internazionali per la salvaguardia dell’ambiente, ma anche per migliorare la qualità della vita delle persone, dando al termine un’accezione molto ampia.
Non dimentichiamo, inoltre, che nel prossimo futuro il rispetto dell’ambiente e delle norme sulla sicurezza da parte delle imprese costituiranno requisiti importanti anche per accedere a benefici e incentivi pubblici, è stato sottolineato nel convegno.  “Innanzitutto – ha affermato la responsabile regionale per l’ambiente e la sicurezza CNA, Anna Lisa Agneletti – vogliamo essere al fianco delle imprese con un’assistenza gratuita volta a verificare il rispetto della normativa in materia di ambiente e di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, con l’obiettivo di tutelare l’ambiente e la salute delle persone ed essere quindi sostenibili dal punto di vista ambientale, sociale ed economico, evitando sanzioni che oggi sono molto più severe rispetto a pochi mesi fa. Ma anche accompagnare le aziende nel percorso di riduzione dell’impatto ambientale delle proprie attività, con un’attenzione particolare alla prevenzione nella produzione dei rifiuti, al recupero, riuso e riciclo dei rifiuti e materiali, alla diminuzione delle emissioni inquinanti, alla tutela delle risorse idriche e al risparmio energetico degli immobili e dei cicli produttivi”.
Dunque un superamento di quell’economia lineare che abbiamo conosciuto fin qui, fondata sull’uso sempre più massiccio di materie prime, delle risorse, per passare all’economia circolare, che punta a ridurre sempre più le risorse vergini del pianeta, per approdare al un riciclo delle materie prime per fare nuova produzione, come detta peraltro l’intesa raggiunta a Glasgow e l’agenda ONU che fissa entro il 2030, la quasi scomparsa delle emissioni in atmosfera. La tutela della salute e sicurezza dei lavoratori si traduce in benessere e motivazione delle persone e competitività per le imprese. Accanto a questo c’è tutto l’ambito della sostenibilità sociale e del miglioramento della qualità della vita delle persone, grazie al San.Arti, il fondo di assistenza sanitaria integrativa dell’artigianato a cui hanno gratuitamente diritto i dipendenti delle imprese artigiane, che possono avvalersi di prestazioni sanitarie che vanno dalla prevenzione delle malattie oncologiche e cardiovascolari, al sostegno alla spese per prestazioni varie come l’acquisto di occhiali da vista, fisioterapia, ricoveri, assistenza alla maternità, ticket per visite ed esami specialistici e tanto altro ancora.
Infine, un altro aspetto importante del progetto è quello della stipula di una serie di protocolli di intesa con enti e istituzioni locali, a cominciare da quello sull’economia circolare e sull’individuazione di best practice tra le imprese, sottoscritto nel marzo scorso con la CCIAA dell’Umbria, la Regione, l’ARPA regionale e alcune associazioni di categoria. Altri ne seguiranno a breve, con il coinvolgimento degli organi preposti al controllo, sia in materia di ambiente che di salute e sicurezza sul lavoro.
Interessanti le argomentazioni del segretario generale della CCIAA dell’Umbria, Federico Sisti, che è partito dall’affermare che solamente unendo tutte le forze, facendo squadra e sinergia, si potrà vincere questa sfida da parte delle imprese. Così come bisognerebbe “riprendere la sana abitudine di riparare gli oggetti e non consumare esasperatamente tutto”. Poi le sue parole, fanno gettare uno sguardo a tutti i presenti sulla globalizzazione, su questo modello, che era basato sulla delocalizzazione industriale, andando a produrre dove la manodopera costava pochissimo. Così come si è approfittato del basso costo delle materie prime. Una storia degli ultimi decenni, che ha visto la scomparsa di interi distretti industriali causando quel disastro sociale sopra appena accennato.
“Ora tutto questo sta finendo”, ha esclamato. Questa globalizzazione, aggiungiamo noi, certamente ha permesso a un Paese come la Cina, di diventare una grande potenza, Ma ha anche reintrodotto forme di schiavitù, si pensi alle piantagioni di cacao in Costa d’Avorio, dove eserciti di ragazzini lavorano 15 ore al giorno. Oppure alle miniere del prezioso minerale Coltan, estratto dalle miniere fangose del Congo, sempre attraverso lo sfruttamento degli adolescenti, per un tozzo di pane al giorno. Materie prime indispensabili per far funzionare la nostra civiltà dei consumi. Ma Sisti ha voluto dire la sua anche sull’energia, dicendo che bisogna lavorare affinché si arrivi quanto prima ad una “sovranità energetica”, quindi investire massicciamente sulle rinnovabili. In questo non è solo. Il Presidente di Enel Starace, va affermando da temo, “che entro 4 anni, noi non dipenderemo più dalle fonti energetiche fossili”. “Quello che ci auguriamo – ha aggiunto Michele Carloni – è che i temi delle energie rinnovabili, dell’autoproduzione di energia, della riqualificazione energetica degli immobili, del riuso e riciclo dei rifiuti, diventino centrali all’interno dell’unico strumento a sostegno dello sviluppo su cui la Regione possa contare, vale a dire la programmazione dei fondi strutturali e delle relative risorse, sulla cui destinazione – conclude il presidente regionale della CNA – si gioca il modello di sviluppo che si intenderà dare all’Umbria.” Quindi di nuovo la “Questione ambientale” il perno attorno al quale far ruotare un nuovo modello di sviluppo, di un nuovo modo di far organizzare la società. Si pensi alla questione dei trasporti, un cambio epocale attorno al quale c’è l’esigenza di aprire un dibattito: seguitare a puntare magari con le auto elettriche, ad un trasporto individuale, oppure costruire modelli di trasporto collettivi? Una materia quella della riconversione ambientalista dell’economia, assai delicata. Bisognerà fare in modo che non si esca dal rigore scientifico, altrimenti si entra in una palude popolata da ciarlatani, venditori di fumo, dispensatori di miracoli. Non erano all’Ordine del Giorno, ma temi come il “reddito di cittadinanza” o il “salario minimo”, non hanno avuto nessuna eco.
Renato Casaioli
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