VIA FRANCIGENA E VIA CLANIS… LA LENTEZZA COME RISORSA PER VALDORCIA E VALDICHIANA. DUE INCONTRI NEL WEEK END

giovedì 24th, marzo 2022 / 10:33
VIA FRANCIGENA E VIA CLANIS… LA LENTEZZA COME RISORSA PER VALDORCIA E VALDICHIANA. DUE INCONTRI NEL WEEK END
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MONTEPULCIANO –  In questo fine settimana prima a San Quirico d’Orcia poi a Montepulciano si palerà di territori, di antiche vie, della lentezza come risorsa, un valore aggiunto. Si tratta di due appuntamenti con Paolo Pileri, docente di Pianificazione e progettazione urbanistica al Politecnico di Milano e autore di articoli e libri sul tema. Oltre che consulente per progetti nazionali e internazionali ed è ideatore e responsabile scientifico del progetto di ciclovia VENTO (www.progetto.vento.polimi.it). Sul mensile Altreconomia Pileri cura la rubrica “Piano terra”. Ha scritto centinaia di articoli e numerosi libri sul suolo. È autore, tra gli altri, di “Che cosa c’è sotto”, “100 parole per salvare il suolo”, “Il suolo sopra tutto”, con Matilde Casa (tutti per Altreconomia) e di “Progettare la lentezza” (People).

I due appuntamenti sono, come dicevamo, il primo a San Quirico d’Orcia, presso la libreria-vineria letteraria Vald’O, venerdì 25 marzo alle ore 20 (cena convivio) dove si palerà degli effetti della Via Francigena sulla Val d’Orcia, e il secondo a Montepulciano, Sala Master del Palazzo del Capitano in Piazza Grande, sabato 26 alle ore 17,30, dove il tema sarà invece la via Clanis e la lentezza come risorsa in Valdichiana.

Insomma due iniziative in cui verranno proposti spunti per un uso razionale e compatibile del territorio e per un turismo ecologico, lento, sostenibile. “In un presente in cui siamo sommersi di velocità, in cui dicono che chi è veloce vince e guadagna e chi è lento rimane indietro e perde, noi sosteniamo invece che la lentezza sia una risorsa preziosa, inclusiva, rigenerativa, con la quale arrivano lavoro per i giovani, felicità per tutti ed economie sane e locali” sostiene Pileri. E a questo proposito cita i sentieri, le ciclovie, i cammini, le ippovie, le vie d’acqua che sono fili antichi ma oggi dimenticati, interrotti, spezzati. “Non ci accorgiamo che quelle linee lente sono una grande opera pubblica a basso costo e ad alto rendimento. In Europa l’hanno capito in molti, non ancora da noi. Con il turismo lento possiamo ricucire la bellezza, rigenerare l’Italia dell’Appennino, delle campagne, dei borghi, delle montagne e delle piccole e medie città. Potrebbe diventare un progetto politico pubblico e cooperativo, visionario e concreto”, scrive ancora Pileri che però ammonisce:  “Tutto questo non arriva per caso: va desiderato, pianificato seguendo regole, argomenti e paradigmi culturali diversi. La lentezza è progetto di territorio: una grande possibilità per lo sviluppo sostenibile di un Paese che scoprirà che si può crescere proprio rallentando. 

Per territori come la Val d’Orcia e la Valdichiana che sono rimasti per varie ragioni fuori dai grandi flussi economici, ma hanno grandi risorse paesaggistiche, storiche e culturali  il ragionamento di Pileri calza a pennello e crediamo sia interessante anche alla luce del successo turistico di alcune località negli ultimi 15 anni (vedi Pienza e Montepulciano), un successo che rischia di trasformarle in cartoline meta di un turismo di massa che ha spesso aspetti brutali e devastanti, al di là dei soldi che porta.

I toponimi stessi di queste zone ci ricordano che un tempo la Valdichiana era una via d’acqua utilizzata per trasportare uomini e merci, punteggiata di porti, attracchi, ponti per attraversarla e che in Valdorcia, lungo la Francigena, c’erano osterie, ricoveri, stazioni di posta e ospedali per i pellegrini, oltre alle pievi e chiese per la cura dello spirito, alcune anche di notevoli dimensioni e pregevolissima fattura.

Paolo Pileri non è un pasdaran dell’ecologismo, non è un “visionario passatista” ma un docente universitario al Politecnico, un urbanista, ovvero un tecnico, con una mentalità scientifica, non romantica. La sua riflessione sulla riscoperta della lentezza come valore e risorsa è un input soprattutto per chi è chiamato ad amministrare i territori: sindaci, assessori regionali, per esempio, ma anche per chi lavora ai piani urbanistici e alla pianificazione territoriale, sia nei singoli comuni che a livello di aree più vaste…

Insomma i due appuntamenti di San Quirico e Montepulciano ci sembrano due occasioni da non perdere. In tempi cupi come questi, con una guerra nel cuore dell’Europa, parlare di bellezza e di lentezza può spostare per un attimo l’attenzione e può aiutare a capire che la guerra che porta morte e distruzione è una follia.

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