NON SOLO COVID: ALLARME DEI VETERINARI UMBRI PER AVIARIA E PESTE SUINA AFRICANA

NON SOLO COVID: ALLARME DEI VETERINARI UMBRI PER AVIARIA E PESTE SUINA AFRICANA
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PERUGIA – Come se non bastasse il Covid e le sue varianti a rendere anche questo inverno nero come i due precedenti e denso di preoccupazioni ed incertezze, che ecco all’orizzonte una nuova… peste. Anzi due. In un caso si tratta di una peste vera e propria: la peste suina. Nell’altro dell’influenza aviaria. L’allarme scattato in Italia dopo il ritrovamento di un cinghiale morto, appunto di peste suina, in Piemonte. Si sa come vanno queste cose. Si comincia con un focolaio e poi il morbo dilaga e sono guai.

Due giorni fa in Umbria, per esempio, il Sindacato dei Veterinari pubblici della regione ha emesso un comunicato piuttosto allarmato è fortemente preoccupato per l’evoluzione che sta prendendo la situazione inerente appunto la diffusione dell’Influenza Aviare e della Peste Suina Africana.

“La Peste Suina Africana (PSA) è una malattia virale altamente contagiosa e letale che colpisce solo le specie animali appartenenti alla famiglia dei suidi (suini domestico e specie selvatiche, come i cinghiali). Il virus responsabile, per il quale non è disponibile un vaccino, non è trasmissibile all’uomo ma è causa di ingenti perdite economiche nel comparto suinicolo, con gravi ripercussioni anche sul commercio internazionale di animali vivi e dei loro prodotti.  Inoltre è in grado di diffondersi attraverso il contatto diretto tra animali infetti, mentre la trasmissione indiretta può avvenire a seguito di ingestione di carne e prodotti derivati provenienti da animali infetti, rifiuti alimentari, scarti di cucina, frattaglie di cinghiali infetti o tramite il contatto con oggetti contaminati dal virus come attrezzature, veicoli e abbigliamento. Nella situazione epidemiologica attuale, è stato necessario innalzare il livello di sorveglianza passiva per permettere una pronta risposta in caso di comparsa della malattia sul territorio nazionale continentale”. Così scrive il Sindacato Veterinari Pubblici umbro. Quanto all’ influenza aviaria, invece, il sindacato stesso spiega che “si tratta di una malattia virale che colpisce per lo più gli uccelli selvatici. Questi fungono da serbatoio e possono eliminare il virus attraverso le feci. Solitamente tali uccelli non si ammalano, ma possono essere molto contagiosi per gli uccelli domestici come polli, anatre, tacchini e altri animali da cortile. L’influenza nel pollame, sia nella forma causata da ceppi a bassa patogenicità sia da ceppi ad alta patogenicità,  regolarmente si presenta nel territorio nazionale e quando sostenuta da ceppi altamente patogeni, ha conseguenze devastanti, non solo per l’elevato tasso di mortalità che può essere raggiunto, ma anche per il forte impatto economico che ne consegue, derivante sia dall’adozione di una politica di eradicazione, sia dalle restrizioni al commercio imposte ai paesi sede di focolai”.

L’importanza del controllo sanitario per questa malattia non è legato solo a un problema di sanità animale, ma anche di sanità pubblica. “I virus influenzali appartenenti al tipo A possono, infatti, infettare anche altri animali (maiali, cavalli, cani, balene) nonché l’uomo. Data l’elevata frequenza con cui questi virus vanno incontro a fenomeni di mutazione, c’è la concreta possibilità che da un serbatoio animale possa originare un nuovo virus per il quale la popolazione umana risulta suscettibile dando modo alla malattia di estendersi a livello globale, provocando quindi una pandemia”. E questo è l’allarme del Sindacato veterinari.

Partendo da queste premesse e visti i numerosi focolai di influenza aviare nel nord Italia dove si è registrato anche il primo caso di PSA in un cinghiale in Piemonte, il SIVe MP Umbria chiede alla Presidente della Giunta, all’Assessorato e alle Aziende Sanitarie Locali, per i rispettivi ambiti di competenza, di prendere iniziative urgenti ed efficaci per sbloccare le procedure concorsuali e relative assunzioni per i servizi di sanità pubblica veterinaria, ormai ferme da anni, in modo da poter fornire risposte efficaci e tempestive.
Sembra di essere di fronte ad un film del filone catastrofico, sulla guerra dei virus al genere umano. Ma non è un film. E’ vero che quelli che veicolano  aviaria e peste suina sono virus già conosciuti e monitorati, ma sono noti anche i disastri che hanno provocato nel corso degli ultimi due decenni. Le due malattie sommate all’emergenza covid, potrebbero avere effetti devastanti sotto molti aspetti. Ci auguriamo che i veterinari pubblici umbri abbiano messo le mani avanti per chiedere alla Regione il potenziamento del loro organico e delle loro strutture operative, ma il messaggio non è da prendere sottogamba. Di recente, anche nella zona a cavallo tra Umbria e Toscana, alcuni cacciatori riferiscono di cani morti nel giro di qualche giorno, dopo aver morso cinghiali abbattuti. Non è detto che sia peste suina africana, ma il dubbio è legittimo.
Nelle foto: (in copertina) tacchini in un dipinto della pittrice Sybil Fix. Sotto, cinghiali vicini all’abitato… Tacchini, polli, anatre, piccioni potrebbero subire una decimazione e sparire dai supermercati e dalle tavole degli italiani.
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