CHIUSI, IL COVID UCCIDE ANCORA: MUORE FABIO BOSCHI, FU CONSIGLIERE COMUNALE 20 ANNI FA. AVEVA 59 ANNI

martedì 11th, gennaio 2022 / 15:40
CHIUSI, IL COVID UCCIDE ANCORA: MUORE FABIO BOSCHI, FU CONSIGLIERE COMUNALE 20 ANNI FA. AVEVA 59 ANNI
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CHIUSI – Ci sono notizie che un giornale non vorrebbe mai dare. Ma la vita è impietosa. La cronaca pure. E certe notizie le devi comunque rendere note. Il covid ha colpito ancora. Chiusi deve piangere l’ennesima vittima. Ieri all’ospedale Le Scotte di Siena è deceduto Fabio Boschi, una persona ancora giovane, piena di vita. Non aveva ancora 60 anni. Li avrebbe compiuti tra 10 mesi,  a novembre… Era ricoverato da qualche settimana, le sue condizioni si sono via via aggravate. Il virus alla fine non gli ha lasciato scampo. Di mestiere faceva il giardiniere. E’ stato pure consigliere comunale, tra il 1998 e il 2002, eletto nelle file di Alleanza Nazionale insieme ad Armando Venturi, anch’egli scomparso di recente (non di covid).

Nonostante la distanza siderale sul piano politico, Fabio Boschi per noi di primapagina era un amico, un avversario, ma di quelli di cui ti puoi fidare. Per qualche anno gestì un’edicola a Chiusi Città e  per la nostra testata aveva sempre un’occhio di riguardo. Sia noi che lui facevano opposizione, da punti di vista e di partenza diversi. Fabio era un lavoratore che si dichiarava di destra, ma forse più per antiche convinzioni e retaggi culturali che per adesione a modelli politici attuali. In ogni caso una persona per bene. Leale e seria. Una morte prematura e del tutto inusitata che ci addolora profondamente.  Siamo vicini alla famiglia, alla madre Liliana, al fratello Massimo, alla sua compagna Simona. I funerali si terranno domani, 12 gennaio, alle 14,30 presso la chiesa di Chiusi Scalo.

Proprio ieri, su queste stesse colonne scrivevamo di una comunicazione istituzionale a proposito dell’emergenza covid a nostro avviso inadeguata, insufficiente e confusa. Ecco, la morte inusitata (e incredibile) di una persona di 59 anni, senza gravi patologie pregresse, ci ricorda che il covid uccide ancora, che minimizzare sul numero dei contagi o dire che quello non è un problema perché in ospedale ci finiscono in pochi, è una “informazione sbagliata”. Dire che la variante Omicron, pur essendo molto più contagiosa, è meno pericolosa e meno letale è la verità, ma purtroppo circolano ancora anche le varianti precedenti, quelle che attaccano duramente i polmoni e non solo “più leggermente le alte vie aeree” come la omicron (un po’ come l’influienza stagionale).

L’ennesimo decesso da covid e per covid ci riporta tutti coi piedi nel fango. Ci dice che c’è poco da scherzare. E che bisogna fare il possibile, tutti, per alzare il livello di guardia e la protezione, sia individuale che collettiva. E questo si può fare – non ci sono al momento alternative – solo con il vaccino: prima, seconda e terza dose. Stop. Poi anche con le cure, per chi viene colpito in forma non lieve. Ma la prima barriera è e resta il vaccino. Non c’è tampone o riserva mentale che tenga.

Non sappiamo se Fabio Boschi, l’ennesima vittima, fosse vaccinato o no.  Sappiamo che il virus colpisce più duramente i non vaccinati. I dati parlano chiaro: nei soggetti vaccinati con dose aggiuntiva/booster il tasso di ricovero è 8,8 ogni 100mila, quello di ricovero in terapia intensiva è 0,9 ogni 100mila. Mentre per i non vaccinati il tasso di ricovero è di 172,4  e quello della terapia intensiva di 22,3. Fonte  Istituto Superiore di Sanità. La differenza è enorme. E il tasso di ricovero e delle terapie intensive è decisamente inferiore tra chi ha fatto anche la terza dose e chi ne ha fatte due o solo la prima da più di 4 mesi… Quindi è evidente – e senza tema di smentita – che il ciclo vaccinale completo è uno scudo efficace, che non scherma del tutto dalla possibilità di contrarre il virus, ma “scherma” decisamente la possibilità di stare male, molto male, e di finire in ospedale e sotto il respiratore…

Vaccinarsi è dunque fondamentale per proteggersi e per proteggere anche gli altri. Tanto più in presenza di una escalation di contagi come quella cui stiamo assistendo in questi ultimi giorni (il 9 gennaio a Chiusi erano 250 i positivi, oggi sono 262), con tante persone che possono trasmetterlo attraverso il contatto con altre…

Di fronte ad una morte prematura e tragica, prevale il dolore e l’amarezza, ma è evidente come la diffusione dilagante del virus con tante persone bloccate in casa perché positive o in quarantena per contatto diretto con un positivo, sia molto concreto il rischio di veder chiudere per giorni e giorni uffici, negozi, aziende, servizi pubblici, per mancanza di personale. La protezione sanitaria individuale e collettiva diventa anche “protezione sociale”, perché anche se questa volta nessuno ha proclamato il lockdown per legge, il lockdown può avvenire di fatto. Per auto-regolamentazione o per cause di forza maggiore (la quarantena).

E in tutto questo emerge anche con drammatica chiarezza come lo smantellamento progressivo e quasi scientifico della sanità pubblica territoriale abbia causato danni incalcolabili e renda oggi tutto più complicato sia per i cittadini che per gli stessi operatori sanitari in prima linea.

Ieri sera, nella sua conferenza stampa il premier Draghi ha sottolineato che «gli ospedali sono in sofferenza per l’impatto che ha il virus sulla popolazione non vaccinata. Molti dei problemi che abbiamo adesso sono dovuti alla popolazione non vaccinata che occupa i due terzi dei posti letto nelle terapie intensive». Al di là delle parole dure di Draghi e di certe campagne dei media mainstream, vedi le polemiche su Virginia Raggi che è andata a farsi un tampone in farmacia, crediamo che non sia il momento di ingaggiare una sorta di guerra civile o di caccia all’untore, nei confronti dei no vax. Ma che il problema sussista è sotto gli occhi di tutti e lo dicono le statistiche. Che almeno il dramma di chi muore causa covid, molto prima del tempo, come è successo a Fabio Boschi, serva da monito a tutti: a chi minimizza e a chi si rifugia nel proprio egoismo e nelle proprie paure sfuggendo alla responsabilità civile nei confronti della collettività.

m.l.

 

 

 

 

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