IL REFERTO DELL’AUTOPSIA SUL PICCOLO ALEX. SEMPRE PIU’ COMPLICATA LA POSIZIONE DELLA MADRE.

giovedì 07th, ottobre 2021 / 17:23
IL REFERTO DELL’AUTOPSIA SUL PICCOLO ALEX. SEMPRE PIU’ COMPLICATA LA POSIZIONE DELLA MADRE.
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CITTA’ DELLA PIEVE – E’ arrivato il responso dell’autopsia sul corpicino straziato del piccolo Alex Juhasz, il bimbo di 2 anni, posato, forse già morto, dalla madre sul nastro trasportatore della cassa di un supermercato a Po’ Bandino il 1 ottobre scorso.

L’esame autoptico – secondo quanto riferisce anche il TgR ell’Umbria – avrebbe stabilito l’ora della morte del bambino, collocata tra le 14,00 e le 15,00 di venerdì scorso. Causa: shock emorragico causato da ferite ai polmoni e all’aorta. Quindi dalle ferite da arma da taglio trovate al collo e all’addome del piccolo.

La morte di Alex sarebbe avvenuta dunque poco prima, un’ora circa al massimo, che la madre entrasse nel supermercato con l bimbo in braccio chiedendo aiuto…

I reparti speciali dei Carabinieri stanno ancora cercando la parte mancante del coltello che potrebbe essere l’arma del delitto. Come è noto, nella borsa della donna è stato rinvenuto un coltello da cucina, con la lama spezzata. Secondo gli inquirenti l’arma potrebbe essersi spezzata proprio nell’atto dell’omicidio.

Katalin Bradacs, la madre, non collabora. Non confessa. Ma secondo gli inquirenti il caso è praticamente chiuso: è stata lei ad uccidere il piccolo Alex. Mancano gli ultimi due tasselli (il pezzo di lama spezzata e la certezza del luogo del delitto), ma il resto degli indizi a carico di Katalin è pesantissimo. La donna avrebbe infatti mandato non solo la foto del figlio già ferito e insanguinato all’altro figlio, residente in Ungheria, ma anche messaggi con cui in precedenza esplicitava il proposito di uccidere il piccolo Alex, per non darlo al padre naturale cui un tribunale ungherese lo aveva affidato. Per evitare di consegnare il bimbo al padre (avrebbe dovuto farlo il 24 settembre), Katalin sarebbe fuggita dall’Ungheria, tornando in Italia, prima a Roma e poi a Chiusi dove aveva lavorato in passato in un locale a luci rosse come entreneuse e dove alloggiava ospite di un conoscente…

Proprio a Chiusi Scalo, la donna sarebbe stata notata nei giorni precedenti e la mattina stessa del 1 ottobre, aggirarsi per l’abitato trascinandosi il figlio, con un atteggiamento rabbioso e violento…

Resta un buco di qualche ora tra questi “avvistamenti” e l’omicidio, resta il mistero del luogo del delitto e resta anche il mistero, poco spiegabile su come mai una donna che ha appena commesso un omicidio,  abbia tenuto in  borsa il coltello usato come arma, per di più spezzato. Perché avrebbe fatto sparire solo la lama spezzata e non il resto del coltello?

Le ricerche dei Carabineri con l’ausilio di metal detetctor, si sono concentrate sull’area della vecchia Cabina della Terni, situata di fronte al Supermercato dove la donna ha portato il bambino, un rudere industriale abbandonato da decenni, recintato e circondato da campi incolti, dove è stato rinvenuto un passeggino con macchie che potrebbero essere di sangue.

La distanza dal supermercato è poca: praticamente solo la strada regionale 146 da attraversare. Intorno a mezzogiorno del 1 ottobre la donna e il piccolo Alex sarebbero stati visti da alcuni testimoni proprio in quei campi, dirigersi verso il rudere…

L’ipotesi degli inquirenti è che l’omicidio sia stato compiuto proprio lì, nei pressi di quell’edificio abbandonato, dove alcuni cittadini hanno portato fiori, biglietti, candele, orsacchiotti, piccoli giocattoli per ricordare il piccolo Alex, sacrificato come un agnello pasquale sull’altare delle tensioni di una coppia scoppiata e problematica. Sacrificato – probabilmente – dalla furia omicida di una donna incapace di farsi carico della sua maternità e forse di vivere un rapporto normale non solo con l’ex compagno-marito, ma anche con il mondo.

Come sempre accade in questi casi (e sono tanti)  ci si domanda come mai nessuno nei giorni e nelle ore precedenti, abbia colto dei segnali inquietanti e Katalin Bradacs non sia stata fermata in tempo. Ancora una volta c’è voluto il morto per accorgersi di una situazione border line…

Seguendo questo caso, in questi giorni abbiamo percorso più volte il tragitto che potrebbe aver fatto Katalin con il piccolo Alex, a piedi, da Chiusi Scalo alla zona del supermercato di Po’ Bandino teatro del fattaccio. Abbiamo notato come tutto il percorso, che è meno di 1 km, sia di qua che di là del confine di regione e di comune, dal sottopasso ferroviario, al posteggio coi pannelli solari, alle banchine a lato strada, ai marciapiedi che portano ai supermercati, è una sorta di “terra di nessuno”, con segni di degrado evidenti: immondizia ovunque, tracce di bivacchi improvvisati, mascherine, bottiglie e lattine, perfino mutande, fazzoletti sporchi, resti di cibo, pacchetti di sigarette, sacchetti di plastica, erba incolta, Anche il letto del canale Chianetta (il confine), è ricettacolo di materiali impropri; le recinzioni stesse appaiono approssimative e piene di falle…

Tutto questo con il delitto del piccolo Alex non c’entra niente (era così anche prima), ma racconta di un mondo sommerso, fatto di degrado e inciviltà, di indifferenza e disprezzo per l’ambiente, ma ci dice che c’è in mezzo a noi anche gente marginalizzata, “invisibile”,  che mangia e si prostituisce nei posteggi, che dorme nei ruderi o nei bagni pubblici, che si lava alle fontanelle, quando in giro non c’è nessuno…  Questo tra Chiusi Scalo e Po Bandino in quel tratto di strada che porta da un lato alla città di Porsenna e dall’altro alla Città del Perugino (come fa notare un bel cartellone pubblicitario posto su una rotatoria), non nella periferia anonima di una megalopoli.  A metà settembre un giovane senza fissa dimora di origine straniera che sbarcava il lunario chiedendo un euro ai passanti è stato pestato come un tamburo, probabilmente perché non portava l’incasso giornaliero a chi doveva o faceva la cresta. Un episodio che ci fa capire come oltre al degrado ci sia anche il racket delle elemosine… Non segnaliamo queste situazioni per la paura del diverso… ma per la paura che qualcuno, in quel modo invisibile, faccia la fine del piccolo Alex o del giovane senza fossa dimora.

Questa terra è meravigliosa, e a certe cose è poco abituata, ma purtroppo si accorge sempre con ritardo di ciò che gli succede intorno.  E tra le proprie pieghe…

m.l.

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