IL “CHIARO” DI CHIUSI COME CENTRAL PARK: I 70 ANNI DEL GIOVANE HOLDEN

giovedì 20th, maggio 2021 / 11:10
IL “CHIARO” DI CHIUSI COME CENTRAL PARK:  I 70 ANNI DEL GIOVANE HOLDEN
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Finalmente maggio, tempo in cui la bella stagione comincia a farsi sentire con esultanza.

Colline verdi. La luce che resta per un tempo più lungo. Il Chiaro di Chiusi che si apre all’estate.

Nuovi incontri e letture da fare.

Passeggiare ai bordi del lago porta ad evocare alla memoria, per chiunque lo abbia letto da ragazzino, le pagine di uno dei testi più noti della Letteratura Americana anni 50, ovvero quelle de Il giovane Holden dello scrittore J.D. Salinger.

Le varie specie di anatre che abitano il Chiaro affascinano da sempre grandi, piccini, ornitologi, fotografi ed ecologisti,  e per chi in età giovanile fosse stato risucchiato dalle pagine di quel romanzo, non sarà difficile rivedere nello specchio d’acqua locale il laghetto di Central Park dove il protagonista, l’outsider Holden Caulfield, andava ad interrogarsi quando qualcosa nella sua vita non andava per il verso giusto.

The catcher in the rye, questo il titolo originale (letteralmente significa “l’acchiappatore nella segale”), è uno dei romanzi cult della narrativa statunitense.

Pubblicata a New York nel 1951, oggi questa storia compie 70 anni e ha influenzato diverse generazioni di giovani lettori sia per il linguaggio che fuorisciuva dai canoni letterari dell’epoca, basato su uno slang fortemente innovativo e anticonvenzionale, sia per  lo sguardo fortemente acuto ed ironico del protagonista, che  attraverso le sue riflessioni sovvertiva stereotipi e clichés.

Il romanzo è strutturato come una sorta di confessione psicoanalitica, un viaggio a ritroso nell’anima del protagonista dal quale emergono tutte le sue fragilità.

Holden si lascia conoscere in maniera graduale; è scappato da scuola perché non sopporta i fasulli , come li definisce lui, non sopporta chi si approfitta degli altri, chi emerge solo per la forza che dimostra.

E’ un anti-eroe insomma, uno che non vince, uno che arriva sempre secondo e che il mondo non se lo fila per niente. Uno come lui è destinato all’anonimato in un’America che invece sbandiera lo stereotipo del self-made-winner man.

Contrapponendosi inconsapevolmente a questo modus vivendi, egli ha sviluppato quella sensibilità che lo contraddistingue dalla massa. Ha acquisito quella notevole dose di ironia e autoironia che gli permettono di andare a cogliere e quindi colmare quei buchi neri che si nascondono dietro le coscienze del “già detto” e del “già fatto” e che riducono l’individuo ad un mero burattino manovrato da un sistema impossibile da mettere in discussione.

Sono passati 70 anni dalla pubblicazione del romanzo di Salinger, ma i meccanismi sociali che sottendono le nostre vite si slacciano lentamente e talvolta a fatica da quelli propinati nell’ancien régime.

Tutti coloro che si sentono degli alter ego di Holden, sentimentali  e con l’innata tendenza a guardare soprattutto all’essenza delle cose, capaci di destrutturare l’apparenza come valore e intenti a ricercare invece la verità delle emozioni, sono spesso destinati a perdere “nell’avvilente e stupido gioco” del vivere quotidiano.

L’unica via di uscita che si ha, per non soccombere alla banalità che ci permea e ci sovrasta, è la capacità di assumere un atteggiamento di bonario e divertito distacco dalle cose e talvolta anche da noi stessi per poterci osservare in prospettiva.

Saper riconoscere umilmente le nostre idiosincrasie, i nostri difetti, i nostri lati oscuri ed essere in grado di riderci su, significa che abbiamo compiuto un percorso interiore complesso, profondo e articolato volto alla comprensione delle molteplici e infinite verità che sottendono i meccanismi del mondo.

Tutto ciò non porterà alla conquista dell’Olimpo ma piuttosto ad una riconciliazione con la realtà circostante e ad uno stato di benessere permanente e costruttivo.

“Senta un po’.” Dissi. “Sa le anatre che stanno in quello stagno vicino a Central Park? Quel laghetto? Mi saprebbe dire dove vanno le anatre quando il lago gela? Lo sa, per caso?”

“Che ti salta in testa amico? Mi prendi per fesso?”

“No mi interessava, ecco tutto.”

(Il giovane Holden; J.D. Salinger, New York 1951)

Una buona lettura quella de Il giovane Holden, attuale oggi come allora, da intraprendere o rispolverare, per arrivare a comprendere che chiunque siamo, numeri uno o eternamente secondi, l’ronia salva  o quantomeno libera tutti.

 Paola Margheriti

Nella foto: anatre nel lago di Chiusi in uno splendido scatto di Marco Marano

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