VACCINAZIONE, ECCO IL CAMBIO DI PASSO E DI STRATEGIA: PIU’ PUNTI VACCINALI E INTERVENTI MIRATI. ALLA FINE CHIUSI HA VINTO

VACCINAZIONE, ECCO IL CAMBIO DI PASSO E DI STRATEGIA: PIU’ PUNTI VACCINALI E INTERVENTI MIRATI. ALLA FINE CHIUSI HA VINTO
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“QUALCUNO DOVREBBE CHIEDERE SCUSA

Il cambio di passo nella campagna vaccinale, sembra essere la prima esigenza e l’imperativo numero uno del nuovo Commissario all’emergenza Covid Generale Figliuolo. L’obiettivo è accelerare e farsi trovare pronti all’arrivo di milioni di dosi di vaccino attesi a breve in Italia. La ricetta del Generale è la seguente: i punti di somministrazione devono essere moltiplicati utilizzando ogni possibile soluzione, dai siti produttivi, ai palasport, alle sale polivalenti, agli assetti della Protezione civile e delle Forze Armate. Si punta alla sostanza e ad agire in maniera efficiente in tempi brevi.

Esercito e Protezione civile consegneranno vaccini ai medici di famiglia. In questo senso Esercito e Protezione Civile hanno dato la disponibilità a portare i vaccini fino all’ultimo miglio dei luoghi di distribuzione, fino agli studi dei medici di famiglia per velocizzare il loro coinvolgimento nella campagna, coinvolgimento che al momento sconta qualche ritardo e più di un intoppo. Basta dare un’occhiata al profilo dell’assessore alla sanità della Toscana Bezzini, per rendersi conto delle “lamentele” e criticità che si verificano quotidianamente. “Se decidi di stare sui social, poi devi rispondere a chi pone dei problemi” gli ha scritto Tito Barbini ex assessore regionale Pd… Cosa che Bezzini non ha fatto e non fa. Ma anche in Umbria e nelle altre regioni la situazione è la stessa, se non peggiore.

Il cambio di passo deciso dal gen. Figliuolo sembra prevedere anche un cambio di strategia. Non più vaccinazioni per categorie, ma anche per fasce di età e di salute non appena finita la vaccinazione degli over 80 e delle persone più fragili. E vaccinazione reattiva laddove i focolai sono più pericolosi. 

Previsto anche il coinvolgimento dei medici specializzandi attraverso un Protocollo d’Intesa da stipulare con le associazioni in cui si prevede la possibilità di stipulare contratti a tempo di massimo 6 mesi, rinnovabili se la pandemia dovesse perdurare, per poter effettuare le vaccinazioni al di fuori del tirocinio formativo. In sostanza dovrebbe così essere accolta la richiesta degli specializzandi che lamentavano come il loro coinvolgimento previsto in manovra fosse all’interno del tirocinio formativo e senza compensi per le immunizzazioni.

Chiesto anche un maggior coordinamento tra cabina di regia nazionale e le singole regioni

“Avvieremo da subito una ricognizione tra le Province per trovare tutte le sedi utili a diventare hub vaccinali, soprattutto nelle aree interne. Da parte nostra c’è la piena disponibilità a fornire sedi e spazi per contribuire alla massima presenza di centri vaccinali sui territori. Dobbiamo prepararci al meglio per essere pronti quando, da qui a venti giorni, avremo dosi molto più grandi di vaccini da distribuire. Serve una verifica continua con il territorio e con le Asl per avere contezza immediata su come procede la vaccinazione”, ha detto il Presidente dell’Uci Michele del Pascale. Questo anche per agire n modo uniforme ed evitare disparità tra territori.

Sulla necessità e opportunità di conservare delle scorte di vaccino da utilizzare come strategia reattiva nelle zone focolaio, a più alto rischio, era già stato chiaro, 3 giorni fa ministro della Salute Roberto Speranza, il quale dopo aver ricordato i numeri della campagna vaccinale che ha superato quota 5 milioni, ha  ribadito:“Va istituito un fondo di solidarietà per la campagna vaccinale. Si potrebbe accantonare l’1-2% da ciascuna consegna – ha spiegato – per la creazione di riserve da utilizzare con strategia reattiva nelle zone in cui il virus si propaga con maggiore forza e rapidità anche a causa delle varianti”.
Infine, Speranza è tornato a chiedere una nuova estensione di utilizzo per il vaccino di AstraZeneca anche per gli over 65, alla luce delle nuove evidenze scientifiche. Sul punto si attendono i pareri di Css e Aifa e poi una circolare del Ministero della Salute dovrebbe rendere effettiva l’estensione.

La nuova strategia entra è già partita. Per esempio al Comune di Chiusi  è stata chiesta la disponibilità del Palasport, per adibirlo a punto vaccinale e il sindaco Bettollini l’ha data. E come avevamo già fatto notare, anche la sua proposta di far seguire allo screening di massa, la vaccinazione di massa nelle aree a maggior rischio, sta passando anche anche a livello governativo e nella struttura apicale che sovrintende alla gestione dell’emergenza.

Ormai quella della vaccinazione reattiva laddove esplodono i focolai più virulenti è una linea che vede schierati i maggiori esperti. Non solo perché la cosa è stata fatta a Viggiù, con una “fuga in avanti” dell’assessore regionale lombardo Letizia Moratti,  ma perché è un modello di risposta efficace. L’unica capace di dare speranza alle popolazioni più colpite, alle quali non si può dire solo “state in casa!”

Il sindaco di Torrita di Siena Grazi e tutti gli altri che nelle settimane scorse hanno sbeffeggiato Chiusi, il suo sindaco (e coloro che come noi o il medico volontario Alessandro Lanzani sostenevano la validità della proposta) dicendo che era una forzatura, un tentativo sovranista di farsi pubblicità e di passare avanti agli altri, adesso dovrebbero farsi qualche domandina e magari anche chiedere scusa.

Il “vaccino verticale” proposto da Chiusi un mese fa, probabilmente Chiusi non lo otterrà, perché per fortuna sembra stia uscendo dalla fase acuta, ma potrebbero ottenerlo altre realtà che si trovano adesso nelle peste. In tutta Italia e non solo in Toscana.

Il “modello” – utile per studiare l’efficacia del vaccino, la durata e eventuali falle –  se adesso lo propongono scienziati, cabina di regia e ministro, evidentemente aveva ed ha una sua validità. E infatti sta passando su tutta la linea.

A questo punto c’è da augurarsi che il cambio di passo e strategia sia effettivo e concreto e che con l’arrivo dei vaccini in quantità sufficiente e la moltiplicazione dei punti di vaccinazione, la campagna possa procedere speditamente e a livello di massa, ovunque.

Ieri il ministro Speranza ha detto che conta di vaccinare tutti gli italiani entro l’estate, il che vorrebbe dire entro settembre. Si potesse fare anche un po’ prima sarebbe meglio. Perché il virus viaggia veloce e sei mesi nel limbo o tra l’incudine e il martello sono davvero lunghi da passare.

E se i medici di famiglia diventano un imbuto, si utilizzino anche altre figure a supporto, dagli specializzandi ai medici in pensione, ai militari, così come è stato fatto anche per gli screening.

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