CAMBIARE O PERIRE, RIFLESSIONI SUL PD. UN INTERVENTO DI ALESSANDRO TORRINI

mercoledì 24th, febbraio 2021 / 12:17
CAMBIARE O PERIRE, RIFLESSIONI SUL PD. UN INTERVENTO DI ALESSANDRO TORRINI
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A Chiusi il Pd adesso è davvero in mezzo al guado. Ha fatto fuori il sindaco (o meglio lo ha indotto  farsi fiori da solo) ma non ha preparato una alternativa. né una nuova coalizione. E Chiusi che ha provato a diventare un modello nazionale nella lotta al covid, sta diventando un “modello” anche nella scomposizione nel quadro politico e del partito di maggioranza, di destrutturazione della politica, che a tre mesi dalle elezioni comunali vede tutte le componenti navigare in mezzo alle nebbia, senza nemmeno l’idea di una bussola. Ma fosse solo un problema chiusino, sarebbe poca cosa. Invece a quanto pare, leggendo le cronache, il male è comune, ma non esattamente mezzo gaudio.
Il sindaco di Bari Antonio De Caro, presidente Anci, afferma: Non si può diventare una caserma. Ci sono gruppi di eletti che si muovono allo scopo di essere rieletti sulla base di un vincolo di fedeltà al loro leader. Non voglio discutere il segretario, ma o mettiamo mano adesso all’identità del partito o rischiamo fra un anno o due di non trovarlo più”.
Qualche giorno fa l’allarme lo aveva lanciato il sindaco di Firenze Dario Nardella: “La politica ha mostrato tutta la sua debolezza, tutta l’inconsistenza strutturale dei partiti, che non selezionano più le classi dirigenti.
Il Pd non può perdere un’altra occasione per trasformarsi. Quello che più mi preoccupa è che sta diventando il partito dell’establishment: autoreferenziale, lontano dal Paese reale e legato all’apparato romano, in cui comandano esclusivamente le correnti, che non si dividono sulle idee ma sui posti”… Nardella va anche oltre e rivolto a Zingaretti dice:”Caro Nicola, trova la forza di cambiare il Pd. Perché il vero punto è questo: le alleanze possono arrivare solo dopo la costruzione di un chiaro profilo identitario. Il Pd non può negoziare su valori e temi chiari. Per esempio: com’è possibile che temi come il lavoro e l’ambiente siano diventati appannaggio dei 5 Stelle? Non parliamo dell’istruzione: dovevamo essere il partito della scuola, abbiamo perso l’ennesima occasione per diventare un punto di riferimento.Ora più che mai gli amministratori locali devono fare squadra. Sentirsi parte integrante delle decisioni che vengono assunte: nelle strategie, nei programmi, nelle alleanze. Quali sono i luoghi in cui davvero vengono prese le decisioni? Ecco, gli amministratori in quei luoghi non sono ammessi. È giunto il momento in cui sindaci e governatori si facciano sentire con idee e proposte forti per salvare il Pd nell’ottica di un nuovo riformismo”.
Insomma all’interno del Pd, il partito degli amministratori, da Bari a Firenze a Chiusi, non è soddisfatto per niente di come ad esempio si stanno muovendo il vertice nazionale e le strutture locali.
Alessandro Torrini è un dirigente umbro, precisamente di Castiglione del Lago ed è tra i possibili candidati alla segreteria regionale del Pd. A differenza di Nardella e De Caro (e anche di Bettollini) non ha un pedigree renziano. Viene da più lontano. Non è nato e cresciuto sull’onda del renzismo.
Ecco, di seguito una sua riflessione sul quadro politico, sull’Umbria e sul Pd. E anche lui parla della necessità di disegnare un nuovo profilo culturale del partito, pena la dissoluzione…
Ecco cosa scrive Torrini:
Siamo in una fase storica in grande trasformazione. Draghi e il suo Governo stanno scomponendo il quadro politico. LeU si è diviso, i 5S pure, nel PD ci si confronta sulle alleanze, su chi è più riformista… per cosa lo vedremo. La Lega, folgorata dalle risorse del recovery fund, sta cambiando paradigma sull’Europa; il centro liberal di Italia Viva, +Europa, Azione, Forza Italia è in movimento… per andare dove lo vedremo. Anche se con un po’ di fantasia, ce lo possiamo immaginare. La mia sinistra non ne esce sicuramente rafforzata.
Tornando al PD, credo sia giunto il momento di disegnarne il profilo culturale come mai è stato fatto fino a oggi. Il correntismo non si è mai evoluto su aree ideali che avrebbero un indiscusso valore, ma si è cristallizzato prevalentemente su posizioni di esclusiva rappresentanza. In un contesto tanto povero, gli intellettuali d’area si guardano bene dall’avvicinarsi, arricchire il dibattito e spostare così l’analisi e il progetto su equilibri più avanzati, come sarebbe necessario.
Oggi, con scenari in così grande evoluzione, serve un’elaborazione sociale, politica ed economica che guardi al mondo con occhi nuovi, a un “riformismo globale”, a “un’utopia del possibile”.
Alzando gli occhi al cielo e guardando cosa è successo anche ieri l’altro in Congo, pensare alle nostre miserie, lo trovo assurdo e insopportabile. E allora, anche qui, nella nostra piccola Umbria, mettendo da parte egoismi, divisioni e antagonismi che tanto male hanno fatto alla nostra comunità, dovremmo valorizzare gli uomini e le donne migliori per ricostruire un partito che abbia tutti gli strumenti e la capacità di fare un’analisi critica della società, recepirne il dolore e la sofferenza, dargli voce e rappresentanza, elaborare scenari di crescita e di progresso, governare con competenza e capacità i processi. In mezzo a una pandemia devastante come questa, con i limiti manifestati da parte di chi ci governa, se non ora, quando!?
L’Umbria può e deve tornare ad essere protagonista. Mettiamo le nostre aspirazioni personali al servizio di un progetto più grande. Facciamo diventare l’Umbria un virtuoso laboratorio d’idee e di comportamenti. Se saremo in grado di mettere in campo tolleranza e inclusione, capacità di unire, di costruire alleanze, non solo ci riusciremo, ma faremo la differenza. La politica è sofferenza e fatica del confronto, chi pensa alle scorciatoie è fuori strada e in questa fase, con generosità, deve fare un passo indietro. La politica muscolare, il club degli amici che si batte contro i nemici, ci ha fatto perdere la maggior parte delle città e la stessa regione. Con umiltà e tanto lavoro, insieme, rimettiamoci in cammino.
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