8 DICEMBRE DI 50 ANNI FA, IL GOLPE BORGHESE E QUEI FASCISTI PRONTI A INTERVENIRE SULLE RIVE DEL TRASIMENO

mercoledì 09th, dicembre 2020 / 11:25
8 DICEMBRE DI 50 ANNI FA, IL GOLPE BORGHESE E QUEI FASCISTI PRONTI A INTERVENIRE SULLE RIVE DEL TRASIMENO
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Il”tintinnar di sciabole” in Italia si è sentito più volte. La democrazia e la Repubblica nata dalla Resistenza hanno rischiato di fare la fine della Grecia dei Colonnelli o del Cile di Pinochet. Non è un mistero.
Una volta successe nel 1964 con il generale De Lorenzo. E un’altra di quelle volte fu nella notte tra il 7 e l’8 dicembre del ’70, esattamente 50 anni fa. Fu un tentativo di Colpo di Stato. Che rimase solo un tentativo, ma ci fu ed ebbe nomi e cognomi. E non fu una pagliacciata. Ad organizzare quello che fu chiamato “il golpe dei forestali” o “il golpe dell’Immacolata”, per la ricorrenza con la festa della Madonna, fu Junio Valerio Borghese, detto il Principe Nero. 
Borghese era stato il comandante della X Mas, la flottiglia di commandos antisommergibili durante la Seconda Guerra Mondiale e dopo l’8 settembre del ’43 aderì alla Repubblica di Salò. Fascista convinto aveva trovato l’appoggio degli estremisti di destra di Avanguardia Nazionale. Poco prima il segretario del Msi Almirante in una intervista aveva dichiarato che “a mali estremi anche l’Italia avrebbe dovuto ricorrere a estremi rimedi”, intendendo che per fermare l’avanzata dei comunisti si poteva fare come in Grecia nel 1967.
Il tentativo di putch fu chiamato “dei forestali” perché alle porte di Roma (Città Ducale, in provincia di Rieti) fu mobilitata una colonna armata di Guardie Forestali. Ma movimenti di truppe e reparti pronti ad intervenire all’ordine del Principe Borghese, si verificarono quella notte del ’70 anche a Verona, Venezia, Reggio Calabria, dove nel luglio di quello stesso anno c’era stata la sanguinosa rivolta dei “Boia chi molla” (sempre capeggiata dai fascisti) e pure nel centro Italia, più precisamente a nella zona del Lago Trasimeno, a Passignano, dove c’era una grande fabbrica di aeromobili utilizzati anche dall’Aviazione Militare prima e durante la guerra.
A parlare espressamente dei “movimenti” a Passignano e negli immediati dintorni, fu, molti anni dopo, nel 1992, il neofascista toscano Andrea Brogi, del gruppo di Ordine Nuovo, in una deposizione resa al giudice Guido Salvini:«Posso dire che alla fine del 1970 io facevo già parte del Movimento Politico Ordine Nuovo e che nella nostra zona non c’era un sostanziale distacco dalle strutture ufficiali del Msi e molti frequentavano sia l’uno che l’altro ambiente. Di fatto io, che allora non ero nemmeno ventenne, mi trovai con altri diciassette militanti, fra cui diversi più vecchi e diversi dei quali non conoscevo, a Passignano, vicino al lago Trasimeno nei pressi del passaggio a livello la sera del 7 dicembre 1970 per intervenire sulla federazione provinciale del Pci e sui ripetitori della Rai. C’erano altri due gruppi, uno a Umbertide e uno a Tuoro».
Una colonna di mezzi militari, assolutamente inusuale fu vista transitare quella stessa giornata sulla S.S.71 tra Ficulle e Città della Pieve in direzione nord.
Il golpe si fermò, pare per decisione dello stesso Borghese che invece di dare l’ordine di attacco, diede il contrordine del rompete le righe…
Che cosa successe e cosa indusse il principe nero a fermarsi non è stato mai chiarito. Forse i Carabinieri avevano scoperto il tentativo e si erano messi di traverso, come già avevano fatto nel ’64 quando il golpe lo tentò il generale Di Lorenzo. Forse la destra democristiana che probabilmente qualcosa sapeva e magari non disdegnava l’atto di forza, trovò resistenze forti nelle altre componenti del partito. Forse lo stesso Pci e il Psi avevano saputo e si stavano preparando alla difesa. Forse l’alleato americano che sui colpi di stato ci ha spesso messo lo zampino, ebbe paura di una nuova guerra civile in Italia. Avrebbe potuto essere un bagno di sangue.  Per fortuna il tintinnio di sciabole rimase solo un tintinnìo.
Quattro anni più tardi,  una notte d’estate del ’74 , dopo una serie di attentati con bombe e morti (Brescia, l’Italicus…) e alcuni senza vittime, ma ugualmente inquietanti come la bomba alla casa del Popolo di Moiano alla vigilia del 25 aprile, nelle sezioni comuniste arrivò di nuovo l’allarme golpe. Ancora una volta qualcuno aveva sentito tintinnio di sciabole… I militanti del Pci e quelli dei gruppi extraparlamentari organizzarono le guardie armate davanti alle sedi di partito, anche nella zona a cavallo tra Toscana e Umbria. La maggior parte dei dirigenti dormì fuori di casa, alcuni giovani (compreso chi scrive) “andarono in montagna”, sul Cetona, pronti a fare come i partigiani nel ’44…
Anche quella volta il tutto si risolse in una nottata travagliata e in una scampagnata al buio, con un fucile (in 4) e qualche scatoletta come provvista alimentare nel bagagliaio della macchina. Rientrando a casa qualcuno si sentì dire dal Maresciallo dei Carabinieri, ad un posto di blocco: “Ragazzi andate a casa che non è successo niente”. Senza che nessuno dei militari accennasse a guardare cosa c’era nel bagagliaio…
Pochi mesi dopo, il 14 novembre Pasolini, sul Corriere della Sera parlava proprio del Golpe…
M.L.
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