PERUGIA INVASA DALLE SARDINE. C’E’ UN’UMBRIA CHE NON SI LEGA

lunedì 25th, novembre 2019 / 15:15
PERUGIA INVASA DALLE SARDINE. C’E’ UN’UMBRIA CHE NON SI LEGA
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PERUGIA – Circa 6.000 persone. forse anche più, hanno riempito Piazza IV Novembre a Perugia, sabato pomeriggio. Una piccola invasione di… sardine. Un “popolo” diverso da quello che invoca pieni poteri a Salvino, che vuol chiudere porti e alzare muri anti migranti, diverso da quel popolo contento di poter sparare ai ladri o anche solo a chi si avvicina al portone di casa senza avvisare… Non è esattamente il nuovo popolo della sinistra. Perché la sinistra quel popolo lì non sembra al momento in grado di rappresentarlo, né di tantomeno di prenderne le redini.

Nessun partito o movimento della sinistra attuale sarebbe in grado di mobilitare lo stesso numero di persone. Ma forse non sarebbe in grado di farlo nemmeno Salvini e la sua destra montante. Nemmeno a Perugia, che un tempo era capoluogo di una delle tre regioni rosse, e che oggi (ma non da oggi) è una città più simile a Verona o a Bergamo che a Bologna e capoluogo di una regione che sembra la succursale del Veneto. Non a caso la nuova giunta regionale a trazione leghista vede come assessore alla sanità, l’assessorato più importante, tale Coletto, che era sottosegretario nel governo gialloverde con Salvini ministro tuttofare. E guarda caso viene dal Veneto. Gli dovranno pagare anche le trasferte.

Detto questo, la piazza piena di “sardine” era, indubitabilmente, una piazza di sinistra. Non solo perché alla fine ha cantato in massa Bella Ciao, canzone di liberazione, simbolo di un sentire comune, di una storia comune, di valori irrinunciabili e non negoziabili come l’antifascismo e la difesa della costituzione…

La piazza di sabato a Perugia, era una piazza di sinistra che però non si riconosce nella sinistra propriamente detta, quella sinistra che in Umbria ha clamorosamente perso le elezioni il 27 ottobre, lasciando campo libero alla Lega e alla destra revanscista e oscurantista.  Quella piazza è un segnale positivo anche se ancora un po’ “embrionale” e un richiamo alla sinistra stessa. Una “sveglia”. E anche – diciamolo – un leggero vaffanculo ai soliti “soloni” della sinistra che in questi giorni hanno bollato il movimento delle sardine come inefficace, ibrido, senza ideologia e dunque senza un’identità. Le “sardine” sono per lo più giovani e giovani di città. Ma in piazza c’era anche tanta gente over 40, quella delusa e incazzata con la classe dirigente della sinistra che ha consegnato coi propri errori, fallimenti e con le proprie malversazioni l’Umbria all’avversario di classe, come si diceva un tempo. Quello delle “sardine” è un popolo che non è populista e non rincorre i populisti, non è sovranista e non rincorre i sovranisti. Non è (almeno a Perugia non è sembrato essere così) una massa di figli di papà, orientata e manovrata dai soliti capataz che non possono più metterci la faccia in prima persona e mandano avanti i figli e i nipoti…

E’ sembrata, quella piazza piena come non si vedeva da decenni (se non per Umbria Jazz o Eurochocolate), una “piazza bella piazza” come quella della canzone di Claudio Lolli scritta dopo i funerali delle vittime dell’Italicus nel ’74.  In fin dei conti anche la manifestazione di sabato, a  Perugia, si è tenuta dopo un funerale. Dopo il funerale che si è consumato il 27 ottobre. Un modo per dire che se anche l’Umbria è passata in mano alla Lega, c’è un’Umbria che non si lega. E nuota in branco come le sardine.

m.l.

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