CITTA’ DELLA PIEVE: LA DESTRA METTE SUBITO IL CAPPELLO SULLA VITTORIA DI RISINI

martedì 28th, maggio 2019 / 10:17
CITTA’ DELLA PIEVE: LA DESTRA METTE SUBITO IL CAPPELLO SULLA VITTORIA DI RISINI
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CITTA’ DELLA PIEVE –  Lorenzo Berna è un animale politico e ci ha impiegato giusto un paio d’ore, massimo tre, per mettere i puntini sulle i. O meglio per mettere il cappello sulla vittoria larga e senza appello di Fausto Risini alle comunali. In serata, poco dopo la fine dello spoglio, a risultato acquisito, si è fatto fotografare nel seggio elettorale n.2 insieme al candidato della lista Risini Andrea Cappelletti e ha postato sul proprio profilo facebook il seguente commento:  “Chi ha paura non va alla guerra. Stanchi ma sorridenti, Andrea Cappelletti, nuovo consigliere comunale, ed io.
Felici entrambi di aver dato un contributo essenziale, insieme a tutto il centro destra, per l’elezione di Fausto Risini a sindaco di Città della Pieve. E’ stato un periodo intenso, ma ne è valsa e ne varrà la pena”. Stop. E tanti saluti a quelli che… “la lista è civica e non politica” e baggianate simili.  E come abbiamo già scritto ieri nel resoconto della tornata elettorale, adesso Berna e il centro destra vorranno anche riscuotere. E Risini la cambiale la dovrà pagare. E non sarà l’unica. Perché anche Lega e 5 Stelle, per esempio, chiederanno pegno per il loro contributo alla causa.

E si tratta di cambiali con scadenza ravvicinata. La Lega è l’unica formazione che forse può aspettare fino alle regionali anticipate, quando chiederà appoggio ai propri candidati. Gli altri potrebbero chiedere, se non l’hanno già fatto visibilità e peso nell’amministrazione, cioè nella stanza dei bottoni. Vincere e non contare è uno sport che piace poco a Berna, il quale questa volta se ne è stato in disparte proprio per vincere. Ma ora vorrà pure contare. E a contare nelle amministrazioni locali sono gli assessori. Coloro che hanno in mano delle leve per incidere e operare. Con la normativa vigente, il Consigli Comunale è sì sede di confronto e dibattito, ma in concreto conta poco. Il potere è per lo più nelle mani del sindaco e dei suoi colleghi di giunta. Che peraltro nomina (o revoca) lui. A propria discrezione.

Diciamo che Lorenzo Berna oltre ad investire Cappelletti della rappresentanza del centro destra nel gruppo consiliare di maggioranza, ha voluto lanciare un messaggio a Risini. Ma non gli ha fatto un piacere. Né tantomeno un regalo, perché per tutta la campagna elettorale lo stesso Risini e la maggior parte dei suoi candidati si sono affannati a dichiarare e dimostrare il carattere civico della lista e l’assoluta libertà di manovra rispetto a forze politiche e movimenti. Ecco Berna ha subito smentito tali dichiarazioni. Vedremo ora come reagirà Fausto Risini, appena smaltita l’euforia per la vittoria.

Vittoria sulla quale non sussistono ombre e che appare clamorosa, ma solo perché è un caso quasi isolato. Non perché non fosse nell’aria. Che il Pd fosse in difficoltà era evidente da tempo, che il contributo dei suoi alleati sarebbe stato pressoché irrisorio era altrettanto prevedibile. Già dopo lo spoglio delle Europee si poteva capire chi avrebbe vinto alle comunali. Il Pd ha infatti ottenuto 1.432 voti, pari al 33,5%, La sinistra, Pc, Europa Verde e +Europa insieme anno ottenuto 456 voti pari al 10,6%. Totale 1.888 voti e 44,10%.

Il campo avverso ha visto la Lega salire a 1.323 voti pari al 30,9%, il M5S ottenere 581 voti e il 13,6%, Fratelli d’Italia 176 voti e il 5% Forza Italia 176 voti  e 4,1%, fascisti vari (Forza Nova, casa Pound) altri 21 voti, 0,5%. Totale: 2.351 pari al 54,16%.

La forbice era già ampia: 10 punti di differenza. In più Risini, ex Pds, qualche voto di suo, al centro sinistra lo avrebbe rubato. E così è stato. Risini è andato oltre la somma algebrica dei partiti che lo hanno sostenuto,ottenendo 2.477 voti pari al 60%,  Un centinaio di voti all’avversaria li ha portati via.  Non molti di più. Qualche referenza personale e la “fronda” degli incazzati.

Il centro sinistra invece alle amministrative ha preso meno delle Europee. 248 voti per l’esattezza. Il che, i termini numerici, non sarebbe un dramma, se non fosse arrivata la sconfitta. Che però è arrivata. Sonora e senza appello.

Adesso se Risini avrà le sue beghe da risolvere con i partiti che lo hanno supportato, il Pd dovrà attrezzarsi al nuovo ruolo di opposizione a cui non è oggettivamente abituato e dovrà aprire una riflessione  serissima sui motivi e le dinamiche della sconfitta. Ma dovrà soprattutto riflettere su un altro dato, che va oltre la vittoria del “transfuga” Risini (che ci poteva e ci può stare). Ed è lo spostamento a destra dell’elettorato pievese. L’aumento esponenziale dei voti alla Lega (ormai praticamente alla pari con il Pd, pur non avendo referenti locali visibili né alcun radicamento), ma anche a Fratelli d’Italia. Tra partito della Meloni, CasaPound e Forza Nuova Città della Pieve  si ritrova con 235 voti a formazioni di orientamento post fascisti o fascistoidi. Comunque di destra-destra. Non sono pochi per una realtà che era un fortino rosso, quasi inespugnabile.

A ciò si aggiunge lo spostamento in massa dell’elettorato 5S sulla Lega. Con la sinistra, anche quella radicale e antagonista che non ha intercettato nemmeno un voto dei grillini smarriti…

La sinistra a sinistra del Pd è ormai un orticello piccolo piccolo (365 voti), ma è comunque un 9% che dovrà trovare una sintesi se non vuol sparire del tutto.

Quanto agli eletti in consiglio Comunale, il gruppo di maggioranza sarà composto dal sindaco Risini e da Lucia Fatichenti, Luca Marchegiani, Andrea Parretti, Andrea Cappelletti, Michela Nocentini, Kety Neri, Lorenzo Castelletti e Giacomo Testa; il gruppo di minoranza sarà rappresentato da Simona Fabbrizi, Nicolettta Conciarelli, Michele Croce e Veronica Fattorini. In tutto 7 uomini (sindaco compreso) e 6 donne. Tre su 4 nel gruppo di opposizione.

Quanto invece alle “quote politiche”, nel gruppo della Lista Liberamente di Risini (ex Pds-Ds), figurano due ex Pd (Fatichenti e Nocentini); due consiglieri di area socialista (Parretti e Marchegiani), una di area 5 Stelle (Kety Neri) e uno di area centro destra (Fratelli d’Italia) e uno in odore di Lega (Castelletti).  Nel gruppo di minoranza Simona Fabbrizzi è di area Sinistra Italiana, gli altri tre di area Pd.

Entrambe le liste erano piene di volti nuovi (al di là dell’età) ed è difficile in questi casi parlare di “esclusioni” o bocciature illustri. Ma diciamo che fa notizia la mancata elezione della “pasionaria” Fabiana Bellini, una delle più combattive candidate di Risini, peraltro molto attiva sui social e comitati vari. Anche lei vicina ai 5 Stelle. Che ormai però sono in disarmo e alla deriva. Sono andati al governo e si sono suicidati nei territori. La sbornia è durata poco.

M.L.

 

 

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