IL VOTO DELLA SARDEGNA DETTA LA LINEA PER LE AMMINISTRATIVE A DESTRA E SINISTRA. I 5 STELLE “EVAPORANO”

martedì 26th, febbraio 2019 / 11:37
IL VOTO DELLA SARDEGNA DETTA LA LINEA PER LE AMMINISTRATIVE A DESTRA E SINISTRA. I 5 STELLE “EVAPORANO”
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Le elezioni regionali in Abruzzo e adesso in Sardegna ci dicono alcune cose anche in chiave… locale. In vista delle prossime amministrative. Per esempio ci dicono che il Pd se si presenta con candidati seri, per bene e riconoscibili come figure di sinistra riesce a limitare le perdite e a tenere posizioni tutto sommato dignitose. Ci dice che Salvini si sta mangiando il resto del centro destra, che vince, ma solo in funzione e grazie alla sovraesposizione mediatica del “Capitano” della Lega e grazie a parole d’ordine sempre più estreme. Ci dicono che la destra “liberal” alla Berlusconi prima maniera non esiste più. E ci dicono anche perché il Movimento 5 Stelle, nei comuni (anche quelli del nostro territorio) non si presenterà. Il motivo sta proprio nel risultato sardo. Il Movimento cresciuto a dismisura e arrivato al 40% solo un anno fa alle politiche, alla prova del governo è evaporato e nei territori non esiste.

Le elezioni sarde ci dicono che una cosa è fare opposizione contro tutto e contro tutti, presentarsi come anticasta e gridare vaffanculo ad ogni avversario,  fare qualche battaglia  magari sacrosanta sui rifiuti o sull’acqua, altra cosa è governare un paese e fare i conti con situazioni come l’Ilva,  la Tav, l’emigrazione, gli sbarchi, il lavoro ecc. Ci dicono che la democrazia e la partecipazione sono una cosa e la piattaforma Rousseau un’altra. Che un partito che prende il 40% dei voti non può non avere sedi, figure di riferimento credibili, strutture organizzative, in una parla “radicamento” nei territori e che de non ce l’hai è la gente che manda a fare in culo te, in men che non si dica. E ci dicono anche, le elezioni abruzzesi e quelle della Sardegna, che un Movimento che è forza di governo del Paese e primo partito in Italia non può non porsi il problema delle alleanze e poi lamentarsi se gli altri fanno coalizioni e cartelli con 1.000 candidati.

Quindi se adesso alle comunali in Valdichiana o nel Trasimeno, per esempio, i 5 Stelle non si presenteranno Il motivo è proprio quello che si è palesato in Sardegna. La mancanza di leadership e di presenza, di radicamento, nel territorio e abbandono di vecchie battaglie per un pedissequo appiattimento sulla linea del Governo Nazionale. E, diciamolo, sulla linea di Salvini.

Il risultato del Pd invece, sia in Abruzzo che in Sardegna, pur non essendo certamente esaltante, racconta di un partito che non è morto, che dà segnali di vita e di ripresa e che si è messo alle spalle il periodo e la “linea” del renzismo per tornare a dire qualcosa di sinistra. E insieme ad altri. Il Pd che è stato il primo partito a parlare di “vocazione maggioritaria”(lo fece Veltroni nel 2008, e fu l’inizio del disastro) questa suggestione l’ha ormai abbandonata, un po’ perché ovviamente i numeri non consentono più certi voli pindarici, ma anche perché la scelta di trovare alleanze e condivisione nel mondo dell’associazionismo, del “civismo” sembra portare linfa, idee e persone che possono dare una mano.

I partiti tutti sembrano ormai navi in disarmo. Sempre più asfittici e sempre più piccoli, nessuno è più autosufficiente, nemmeno la Lega che pure è quello sfrutta più di altri il vento che tira in tutta Europa e in tutto il mondo insieme alle paure, all’insicurezza, al “cattivismo” di pancia della gente, quella che no sopporta gli intellettuali, i buonisti, i radical chic, ma nemmeno i sindacati, o le regole del vivere civile…

Il flop dei 5 Stelle ad un anno esatto dalle Politiche che ne fecero il primo partito italiano, largamente, è un segnale inequivocabile di quanto sia labile ormai anche il “radicamento” elettorale. Il vento non si ferma con le mani, anche perché cambia molto rapidamente. Qualche giorno fa in un altro articolo ricordavamo come in Italia il vento sia “girato” tante volte facendo passare dalle stesse alle stalle anche personaggi che sembravano invincibili. Ricordavamo Mussolini che si ritrovò a fuggire travestito da tedesco e poi finì impiccato a testa in giù a Piazzale Loreto, poi Craxi, che aveva “modernizzato” il Psi e la politica italiana, ma finì sotto un lancio di monetine mentre usciva dall’albergo e poi in… esilio. Lo stesso Berlusconi che ancora si ostina a fare il candidato perenne, non ha più truppe dietro di sé; infine Renzi passato in tre anni dal 41% al 17 scarso, distruggendo di fatto il partito ereditato da Pci e Dc.

La china discendente dei 5 Stelle sembra essere ancora più ripida e più rapida. C’è chi adesso mette in discussione Di Maio che ne è  il “capo politico” (già questa espressione suona male, sinistramente, sa di ducetto…), quando invece il voto nelle regioni ne mette in discussione non solo la leadership, ma l’essenza, la forma-partito, l’intelaiatura costituita da quella cosa nebulosa e oscura che è la Piattaforma Rousseau e la Srl di Casaleggio & C.

Da qui alle amministrative di fine maggio, il tempo per correre ai ripari non è molto. Da quanto si è visto fino ad ora, nei comuni del nostro territorio il Pd, pur muovendosi in maniera non univoca, sembra essere abbastanza in linea con quanto avvenuto in Abruzzo e in Sardegna, e infatti o si affida a figure di riferimento molto riconoscibili (come Matteo Burico a Castiglione del Lago, Agnese Carletti a San Casciano Bagni o Edo Zacchei a Sinalunga, oppure cerca di allargare il raggio cercando all’esterno, in aree contigue come a Chianciano dove ha candidato Paolo Piccinelli o a Cetona dove presenterà Roberto Cottini… ). La destra vede la Lega ribaltare i rapporti di forza interni all’alleanza, ma cerca anch’essa figure “civiche” cui affidare l’assalto al palazzo d’inverno, sapendo che da queste parti con esponenti molto targati e molto “identitari” (magari noti o indicati come “fascisti”) difficilmente vincerà le elezioni.

C’è insomma una rincorsa ad abbracciare liste e movimenti civici, sia a destra che a sinistra. Gli unici che se ne stanno in disparte e continuano a giocare da soli sono i 5 Stelle, che però adesso si ritrovano a giocare in un corridoio pieno di spifferi, con il trenino che non va e i soldatini tutti ammaccati, che sembrano usciti da Waterloo.

Ci piacerebbe sentire dagli esponenti locali 5 Stelle un po’ di autocritica, qualche sana riflessione, come loro la chiedevano – giustamente – a Renzi e ai renziani dopo il referendum del 2016 e dopo la debacle alle politiche del 2018.

Le stelle sono tante, milioni di milioni… diceva un refrein pubblicitario di Carosello. E in effetti erano tante, milioni di milioni. Oggi sembrano essere molte di meno. Qualcuna è caduta, e quelle rimaste luccicano poco, sembrano stelle di latta. Ma lo sceriffo è un altro e gioca per sé…

m.l.

 

 

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