CITTA’ DELLA PIEVE: SPUNTA UN “MANIFESTO” DI 26 GIOVANI PER UNA LISTA CIVICA SVINCOLATA DAI PARTITI

venerdì 01st, febbraio 2019 / 18:57
CITTA’ DELLA PIEVE: SPUNTA UN “MANIFESTO” DI 26 GIOVANI PER UNA LISTA CIVICA SVINCOLATA DAI PARTITI
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CITTA’ DELLA PIEVE –  Dopo aver fatto trapelare da una parte e dall’altra alcuni nomi di possibili papabili per la candidatura a sindaco, nomi che sembravano gettati sul tavolo più per bruciarli che per investirci davvero,  i partiti, i movimenti, le abbozzate aggregazioni civiche e i “notabili” della politica pievese si sono chiusi tutti nel più totale e rigoroso silenzio. Da una decina di giorni non trapela più niente. Nessuno ha sciolto i suoi nodi e nulla si sa di candidature, programmi, alleanze. In altri comuni del circondario, sia in Umbria che in Toscana siamo un po’ più avanti.

Città della Pieve invece sembra essere ripiombata 160 anni indietro, quando era ancora Stato della Chiesa, e nello Stato della Chiesa la politica aveva tempi e modalità più ovattate salvo quando c’era da tagliare qualche testa nella pubblica piazza, su quello anche preti e cardinali non andavano certo per il sottile e agivano senza troppi preamboli e cautele. Nei palazzi invece le cose avvenivano molto sottotraccia e sapevano più di intrighi che di accordi. Più di faide familistiche (spesso anche familiari) che non di confronto tra posizioni diverse. Del resto però, lo Stato Pontificio non era una democrazia e nemmeno una monarchia costituzionale, ma un “potere monocratico assoluto”, senza contrappesi.

Anche adesso se qualcosa avviene avviene sottotraccia. Nessuno si espone, nessuno vuole fare la prima mossa, per non dare vantaggi all’avversario. O forse perché non sa che mossa fare. Il partito di maggioranza uscente, il Pd, come abbiamo visto con il voto nei circoli per il segretario nazionale, è ridotto ai minimi termini, tanto che  le assemblee degli iscritti chiamate a votare avrebbero potuto tranquillamente tenersi in una stanzetta di 25 metri quadri…  Ha votato infatti una media di 16 persone a circolo… Roba che nemmeno la bocciofila. Gli altri, gli eventuali competitors, dopo aver adombrato l’ipotesi di un listone “tutti contro il Pd”, si sono arenati. O così sembra. Ma nel silenzio totale, qualcuno ha deciso di farla la prima mossa, ed è una mossa a sorpresa, il classico sasso in piccionaia, per vedere se qualcuno vola fuori e esce allo scoperto… O anche per dire a partiti e soggetti politici vari “guardate che ci siamo anche noi”. Una sferzata, insomma.

A farla, questa mossa, è stato un gruppo  di persone, per lo più giovani, che ha diffuso un “appello”. Anzi un “manifesto per il futuro di Città della Pieve”. Di fatto un vero e proprio programma politico, una traccia di lavoro per partiti e movimenti, ma anche una assunzione di responsabilità. Una cosa che ricorda l’iniziativa “Scegliamoci il sindaco” che fu presa a Chiusi nel 1994 e che poi sfociò in una lista civica. E anche quella della Primavera, sempre a Chiusi, nel 2011. Iniziative sganciate dai partiti, nate dal basso, abbastanza trasversali. Proprio per questo però, non precisamente connotabili e quindi, alla fine, perdenti.

Il punto di partenza del ragionamento del “manifesto dei 26” (lo chiameremo così, perché 26 sono i firmatari) è questo: “Il clima in questi anni è stato, spesso, irrespirabile. Divisioni, ottusità, incapacità di dialogo che hanno reso ancora più evidente la frattura sociale della nostra Comunità. Non sarà arrivato il momento di deporre le armi per il bene di Città della Pieve?“. Parole dure sullo stato delle cose. E un appello a mettere da parte le diffidenze e a lavorare per il “bene comune”.  Ma poi, il prosieguo del testo sgombra il campo dagli equivoci e dalle nebulosità: “Il nostro è un semplice Appello alla comunità: l’auspicio per la formazione di una lista civica con competenze e capacità a servizio di tutti i cittadini, meno arroccata sulle posizioni asfittiche di partito è l’unica alternativa al solito “SISTEMA POLITICO” consolidato da anni”. Ecco, i firmatari lanciano l’idea della lista civica svincolata dai partiti e da un sistema che è diventato “asfittico”. Ma non si capisce, a chi sia rivolto l’appello: se al Pd o alle opposizioni varie e diverse.  Il manifesto parla di “UN PATTO CIVICO che metta insieme energie, generazioni, che non escluda nessuno ma si apra a tutti”, auspicando anche “una campagna elettorale pulita e onesta, dove prevalgano le migliori idee sul piatto e dove una stretta di mano pubblica valga come un RECIPROCO RISPETTO DELLE DIFFERENTI POSIZIONI”. Come sasso in piccionaia, non è male, non è un bruscolino.  E anche tra i nomi dei firmatari ce ne sono alcuni già noti alle cronache come studiosi, divulgatori, artisti (Gaetano Fiacconi, Luca Marchegiani, Giacomo Testa, Lara Selva… ) e altri con un passato recente attivo in politica come Chiara Lucacchioni, già assessore nella giunta Manganello in quota Psi e poi esponente di Pieve di Tutti come Andrea Parretti, consigliere comunale della lista civica capeggiata da Maria Luisa Meo. Insomma qualche elemento di novità poco nuova c’è…  Ma di questi tempi “non è facile metterci la faccia” (è scritto anche nel Manifesto).

Questo l’elenco completo dei firmatari:  Flaminia Aureggi, Nicola Bazzotti, Francesco Caciotto, Laura Caiella, Tatiana Camerota,  Mirko Ciana,  Serena D’ubaldo, Gaetano Fiacconi Costanza Legittimo, Chiara Lucacchioni,  Sabina Macchioni, Luca Marchegiani, Miriam Marini, Mario Massarotti, Andrea Parretti,  Matteo Rampi,  Maria Paola Rapicetti, Rebecca Rinalducci,  Riccardo Rinalducci,  Lara Selva, Stefano Selva,  Nico Saravalle,  Giovana Spinelli, Gaetano Tavoletta, Giacomo Testa, Fabio Torzuoli.  Quattordici uomini e 12 donne. Età media under 40. Oltre ai citati Lucacchioni e Parretti, anche Tatiana Camerota e Luca Marchegiani provengono dalle fila di Pieve di Tutti (furono candidati nel 2014). E questa presenza così marcata di figure organiche alla lista civica di Maria Luisa Meo, induce a pensare che Pieve di Tutti non si ripresenterà e potrebbe dunque “confluire” nella nuova aggregazione…

Vedremo se l’appello verrà raccolto e da chi. O se i 26 del ‘manifesto’ dovranno andare avanti da soli. A questo punto anche per loro un rientro nei ranghi con un pugno di mosche in mano sarebbe però una bella sconfitta e da giovani nessuno ha voglia di perdere, senza nemmeno giocare la partita.

m.l.

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Farida
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