TEATRO: DA APPLAUSI IL PLAUTO RIVISTO E ATTUALIZZATO DA LAURA FATINI E GLI ARRISCHIANTI

lunedì 07th, gennaio 2019 / 12:42
TEATRO: DA APPLAUSI IL PLAUTO RIVISTO E ATTUALIZZATO DA LAURA FATINI E GLI ARRISCHIANTI
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di Lucia Annunziata

SARTEANO – Personalmente, per lavoro ho a che fare con il latino tutti i giorni e se in un teatro della zona va in scena una piece ispirata a Plauto, ci vado a nozze. Anzi di corsa. E infatti sono andata a vedere “Prove di Miles Gloriosus”, lo spettacolo allestito dalla compagnia Accademia degli Arrischianti negli ultimi giorni dell’anno a Sarteano.
Non posso restare in silenzio proprio sul lavoro ispirato a Plauto!
Qualcosina sapevo già del percorso fatto da Laura che mi aveva raccontato di essersi avvicinata questa volta alla commedia (da lei già messa in scena anni addietro) attraverso la mediazione ‘eretica’ della traduzione di Pasolini, che nel ’63 ne fece un “Vantone”, provando a restituire all’opera la forza espressiva originaria e la vocazione, naturale in Plauto, ad instaurare uno scambio con gli spettatori.
L’idea che in lei ha progressivamente preso corpo è stata quella di voler giocare con gli aspetti più celebri del teatro plautino: la rottura della finzione scenica ed il teatro nel teatro, infatti è la preparazione dello spettacolo a farsi essa stessa spettacolo, la sala costumi diviene il contenitore in cui le donne e gli uomini, attori per passione e personaggi ‘a piacere’, mettono in scena il racconto di sé, di come sono e di come vorrebbero essere; un ‘pretesto per parlare di noi’, dice la regista, ma non solo direi io.A me, anzi, è sembrato che lo spettacolo sia soprattutto un omaggio ai grandi temi del Teatro, a cominciare dall’antica ‘querelle’ su come si mette in scena un ‘classico’, tra tradizione e innovazione, con cui si apre la messinscena che offre subito dopo l’altro intramontabile tema metateatrale dei personaggi che agiscono consapevolmente la finzione e si rivolgono, prima ancora che agli spettatori, ad un pubblico rappresentato dai loro stessi colleghi, attori della compagnia, in un vorticoso susseguirsi di ‘mentite spoglie’, grazie al continuo cambio di costumi.

Gli ingredienti del teatro plautino ci sono tutti: il personaggio che fa il prologo e che racconta in anticipo la trama (le vicende erano ripetitive e ciò che interessava al pubblico erano le invenzioni sceniche e linguistiche); il miles che istrioneggia (brandendo uno spazzolone); il parassita che “dà aria alla bocca per riempire la pancia”; il muro con l’apertura da cui la cortigiana va e viene e crea il conseguente scompiglio; c’è anche la ‘contaminatio’ – la tipica fusione dei modelli – realizzata attraverso un gioco colto di rimandi intertestuali – dagli esiti spassosissimi – per cui la stessa scena del varco nel muro è realizzata secondo la parodia del mito ellenistico di Piramo e Tisbe, mediato attraverso lo shakespeariano ‘Sogno di una notte di mezza estate’. C’è anche il gioco dei ‘simillimi’ con gli equivoci sull’identità dei personaggi e la baldoria finale con cui gli attori si congedano dal pubblico.

Dunque, alla fine, Plauto c’è tutto e pure il suo soldato fanfarone, ma tutto è destrutturato in quadri che, mentre ricostruiscono la commedia, riescono a contenere anche tanto altro: col pretesto della prova dei costumi, le donne fanno gli uomini e gli uomini fanno le donne (nel teatro antico le donne erano bandite) e poi irrompe la vita vissuta con la palliata che diventa ‘pajata’ e pretesto per parlare di cibo (con le pizze che arrivano in scena a un certo punto), la riflessione sulla natura dell’attore e il suo disturbo narcisistico della personalità, la realtà si confonde con la finzione, il sogno e la realtà si somigliano. Il tutto in un’atmosfera festosa e malinconica, godibile e a tratti esilarante.
E quando Francesco Storelli guida il ‘trenino’ degli altri bravi attori a passo di danza sulle note di ‘banana boat’, si pensa che valeva senz’altro la pena pagare il biglietto per godere dello spettacolo!

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Farida