CI STIAMO INSTUPIDENDO MA NON ABBIAMO GLI STRUMENTI PER CAPIRLO

lunedì 26th, novembre 2018 / 15:09
CI STIAMO INSTUPIDENDO MA NON ABBIAMO GLI STRUMENTI PER CAPIRLO
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Non c’è più distinzione tra la frase <<hai torto>>  e la frase <<sei uno stupido>>. Non essere d’accordo significa mancare di rispetto. Correggere qualcuno significa insultarlo. Rifiutarsi di attribuire a tutte le opinioni, non importa quanto fantasiose o insensate siano, la dignità di essere prese in considerazione  vuol dire essere di vedute ristrette. (La conoscenza e i  suoi nemici, Tom Nichols, 2017)

Sembra la descrizione dell’attuale panorama italiano e invece si tratta degli Stati Uniti. Per magra che sia la consolazione, non siamo soli sul cuor della terra. Il fenomeno dell’imbarbarimento psico-civico vibra anche oltreoceano. E passa per l’ottusità. Con uno studio del 1999, la psicologia ha confermato l’antica credenza per cui più si è ottusi e più si è convinti di non esserlo.

L’effetto Dunning-Kruger (dai nomi dei ricercatori della Cornell University che hanno condotto lo studio) investe soggetti  meno esperti o non specializzati che sopravvalutano le proprie abilità cognitive, convinti di avere un QI superiore alla media. In pratica sono quelli che in occasioni pubbliche e sociali (o social) si prodigano in interventi, commenti o sproloqui zeppi di informazioni raffazzonate, riferimenti a casaccio, errori grossolani. Quelli che non c’è verso di insinuargli il dubbio che stiano diffondendo un cumulo di fesserie perché chi è colpito dall’effetto Dunning-Kruger non ha gli strumenti per valutare più o meno oggettivamente la propria incompetenza. Una caratteristica comune un po’ a tutti gli umani ma, secondo i due psicologi, un pizzico meno alle persone competenti o esperte, più propense a dubitare delle proprie capacità.

Ma la caduta di stile non è circoscrivibile al dilagare dell’ottusità. C’è dell’altro. Nel libro “La conoscenza e i  suoi nemici” Tom Nichols sostiene che a giocare un ruolo altrettanto importante sia il bias (leggi:baias) di conferma, ovvero la tendenza a cercare informazioni che rinsaldino ciò in cui crediamo, a dare per valide le spiegazioni che ci piacciono di più, scartando tutto quello che potrebbe mettere in discussione ciò che abbiamo accettato come verità. Per dire, se uno è convinto che i vaccini causano l’autismo, difficilmente leggerà studi scientifici che dimostrano l’infondatezza del suo pensiero.

Il fatto è, che non solo cerchiamo unicamente informazioni che rafforzino la nostra idea di verità, ma, secondo uno studio della University College of London (UCL), quando facciamo “un po’ di ricerca” su internet, gli articoli trovati non li leggiamo mai per intero. Anzi. Il titolo o, per i più audaci, le prime due righe, sono più che sufficienti a colmare la nostra pseudo sete di conoscenza in una manciata scarsa di secondi. Giorni fa, per dirne una, un mio conoscente di facebook, nel post di un articolo dal titolo: ” Stupro: lui assolto perché lei (una ragazzina di soli 17 anni) aveva “mutandine sexy”, ha scritto: Ma non sarà che i ns giudici si drogano?

Il titolo non lo riportava ma a leggere almeno le prime due righe, l’acuto pensatore avrebbe realizzato che il fatto riguardava l’Irlanda e che quindi con le abitudini drogherecce dei nostri giudici non aveva nulla a che fare. Tuttavia, il tipo ha una certa tendenza al giustizialismo di categorie che ritiene abbiano distrutto l’Italia per cui qualunque titolo (la fonte e il contenuto fanno poco testo) serva allo scopo di dimostrare la veridicità del suo credo finisce nel suo profilo.

Si tratta comunque di un approccio all’informazione abbastanza diffuso. Gli studiosi della UCL sostengono che gli utenti della Rete adottano una lettura orizzontale, navigano cioè a vele spiegate tra titoli, pagine e link in una corsa perenne al risultato immediato. Con altre sintetiche, efficaci parole, lo scriveva anche Baricco nel suo libro “I Barbari”: la superficie al posto della profondità, la velocità al posto della riflessione, le sequenze al posto dell’analisi, il surf al posto dell’approfondimento, la comunicazione al posto dell’espressione, il multitasking al posto della specializzazione, il piacere al posto della fatica. Uno smantellamento sistematico di tutto l’armamentario mentale ereditato dalla cultura ottocentesca, romantica e borghese.

Ovvero uno smantellamento del Sapere a favore della glorificazione dell’incompetenza. E dunque, quale destino ci attende? Gli autori dello studio della UCL concludono che la società si sta instupidendo e nemmeno se ne accorge in quanto priva degli strumenti critici per capirlo. I navigatori del mare magnum internettiano, inclusi giovani e bambini, hanno mappe mentali poco sofisticate, tali da non capire che internet non è il bancomat della conoscenza nè l’equivalente di un percorso universitario ma semplicemente un archivio di informazioni messo in Rete da diversi fornitori. In assenza di questa consapevolezza, la valutazione dell’accuratezza o dell’autorevolezza delle informazioni non ha ragione di esistere. Come pure l’esigenza di approfondimento (studio verticale).

Certo è che la fuga dalla conoscenza è direttamente proporzionale alla percezione distorta della realtà. Lo dimostra Bobby Duffy, direttore della sezione inglese di Ipsos, con la sua monumentale banca dati raccolta in cinque anni e 50 mila interviste in 13 paesi. I dati hanno rilevato che tra percezione del mondo e realtà dei fatti c’è un abisso. E che i campioni della distorsione, ergo i più ignoranti, sono proprio gli italiani. Quando si dice Prima gli Italiani…

Un esempio? Da qualche mese a questa parte, grazie anche all’abile propaganda del Capitano del popolo leghista e dei suoi fedeli giustizieri, una larga fetta del popolo italiano è sempre più convinta che la violenza sulle donne l’abbiano “inventata” gli immigrati e che a loro spetti il primato.

E invece anche in questo glorioso settore vengono…Prima gli Italiani. I dati Istat e del Ministero dell’interno (2013-2016) rilevano che:

– si tratta di reati perpetrati prevalentemente da autori italiani

– se le vittime [di stalking] sono in prevalenza donne, gli autori sono invece per lo più uomini (italiani, in larga parte)

– le uccisioni di donne avvengono, il più delle volte, in ambito familiare o comunque relazionale, con autori legati alle vittime da rapporti affettivi, di parentela o di conoscenza

Fonte: Vittime e carnefici in Italia: la prima mappa italiana della violenza sulle donne (e i loro aggressori) Marzo 2018 – Senato

Morale della favola, rischiamo seriamente di precipitare nel baratro di una stupidità senza confini. A meno che, avvertono gli studiosi, non interveniamo repentinamente sull’apparato educativo, dell’istruzione, ripristinando tempi e strumenti dei processi della conoscenza, primo fra tutti il pensiero critico.

Il buon vecchio Catalano avrebbe forse posto un quesito filosofico: meglio ignoranti e incoscienti o informati e consapevoli? Ma per rispondere è necessaria un’ulteriore domanda: quale delle due condizioni garantisce la democrazia?

Elda Cannarsa

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