5 STELLE E SALVINI, L’ITALIA SI SVEGLIA POPULISTA. DEBACLE EPOCALE DEL PD E DELLA SINISTRA

lunedì 05th, marzo 2018 / 16:20
5 STELLE E SALVINI, L’ITALIA SI SVEGLIA POPULISTA. DEBACLE EPOCALE DEL PD E DELLA SINISTRA
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Quello di ieri è stato un voto “epocale”. Inutile girarci intorno. L’Italia si è allineata a gran parte dell’Europa. Anche in Italia, il Paese che ha avuto il più grande partito comunista d’Occidente (il Pci) e il più forte partito riformista di centro sinistra (il Pd), la sinistra è praticamente crollata al suo minimo storico, spazzata via dal vento populista e da una destra più xenofoba, razzista, antieuropea, che non liberale e liberista. In Italia è successo ieri ciò che era già successo alla Spd in Germania, al Partito Socialista Francese, e prima ancora in Svezia, in Olanda, in Austria e in buona parte della mitteleuropa. Renzi, che solo 4 anni fa prese il 41% alle Europee, ha fatto la fine di Hollande, senza che ci fosse un Macron a limitare i danni.

Il Pd, forza egemone e di governo degli ultimi 5 anni ha subito un tracollo di proporzioni bibliche, scendendo al 18% e diventando di fatto un partito regionale, che in larga parte della penisola è forza residuale. E non ha perso a sinistra, cioè verso quella parte che se ne è andata dal Pd un anno fa. Anche quella ha fatto naufragio. L’esperienza di Liberi & Uguali è finita sul nascere, bocciata su tutta la linea dagli elettori che hanno mandato a dire, senza tanti peli sulla lingua, che operazioni fatte a tavolino per salvare il culo a qualche vecchio capataz rimasto appiedato non interessano più nessuno, non sono ricette credibili.  E che, nella fattispecie, Bersani, D’Alema, Grasso & C. sono sono stati considerati responsabili dello sfacelo almeno quanto Renzi, se non di più. Colpevoli anche di aver lasciato il Pd in mano a Renzi.

Il Pd ha perso a destra. Sembra sia saltato un tappo. Una parte consistente dell’elettorato Pd ha votato 5 Stelle, magari anche perché visti i sondaggi e il clima ha ritenuto i 5 Stelle un argine più robusto contro l’avanzata della destra. Ma in parte ha votato direttamente Lega, apprezzando e dando credito alle parole d’ordine di Salvini, soprattutto su due questioni: l’immigrazione e la sicurezza, intesa anche come legittimità di difendersi da soli, di poter sparare… Questa mattina a Firenze un italiano incensurato, ma amante delle armi, ha sparato ad un immigrato, forse un venditore ambulante per strada e l’ha ucciso… Anche questo fa parte del clima generale e di un “sentire” diffuso.

Il popolo di sinistra non esiste più, quello che era un elettorato internazionalista, terzomondista, solidale (“nostra patria è il mondo intero”) è diventato un popolo sovranista, nazionalista, impaurito, chiuso in se stesso, autarchico… La mutazione genetica dell’elettorato di sinistra è andata oltre la democristianizzazione operata e voluta da Renzi.

E’ la ricetta Trump che sfonda anche da noi. E’ il vento lepenista che valica le Alpi e scende a macchia d’olio su tutta la penisola, senza eccezione alcuna.

Le vecchie e storiche “regioni rosse” sono solo un ricordo, ormai la destra con la Lega primo partito della coalizione o i 5 Stelle sono maggioranza anche in Emilia, in Umbria, nelle Marche e  largamente anche in Toscana.

I 5 Stelle sono il primo partito. Hanno preso più del 32% a livello nazionale, facendo addirittura”cappotto” in alcune regioni e città importanti. Il Movimento di Grillo è oggi di fronte alla possibilità concreta di governare. E dato il risultato dovrebbe essere messo alla prova.

L’avanzata registrata in queste elezioni dai 5 Stelle ricorda quella del Pci del 1975-76, con il Pci che però rimase fuori dalla stanza del bottoni per la nota “conventio ad escludendum” che dominava la politica dell’epoca.  Dal ’77 in poi però il Pci cominciò ad avvicinarsi all’area di governo con l’Unità Nazionale e ne pagò lo scotto pesantemente, fino alla debacle culminata con la marcia dei 40.000 ‘quadri’ della Fiat nel 1980 e il referendum sulla scala mobile…

L’Italia non ha mai fatto rivoluzioni, è un Paese che crea facilmente i suoi Masaniello, ma fa anche molto presto a rimangiarseli. Di Maio, che è pure napoletano, un ripassino alla storia di Masaniello farebbe bene a farlo…

Al momento la situazione appare assai complicata. Il Centro destra non ha i numeri per governare da solo, salvo la possibilità che possa raggranellare in parlamento i voti necessari tra “transfughi” e “responsabili” (un qualche Alfano o Scilipoti si può sempre trovare, ma alla Camera ne servono una cinquantina, non sono pochi); il centro sinistra men che meno; i 5 Stelle neanche, salvo una alleanza, magari sotto forma di appoggio esterno del Pd e L&U per evitare un governo Salvini…  Ma anche questa che pure sarebbe praticabile nelle alchimie parlamentari, sembra ipotesi piuttosto fantasiosa. Forse però varrebbe la pena di provarci. Ma i 5 Stelle che hanno vituperato il Pd finora accetterebbero una mano dal Pd?

Matteo Renzi, rimasto in silenzio tutta la notte e tutta la mattinata di oggi, parlerà alle 17,00. Potrebbe presentarsi dimissionario come segretario del Pd. Dopo una batosta del genere sarebbe mossa comprensibile. Altri segretari si sono dimessi per molto meno. Ma il Pd ha, in questo momento ha una figura che possa prendere in mano il partito e guidarlo fuori dalle secche in cui si è cacciato?

Referendum 2016 e Politiche 2018: due bastonate tali da atterrare un elefante. Renzi non può far finta di niente, dovrà trarre delle conseguenze e con lui tutte le altre figure di primo piano del Pd, alcune bocciate clamorosamente dagli elettori (vedi Minniti, Franceschini ecc.). Chi potrebbe riprendere il mano il timone in un momento così delicato e terribile? Si parla di Veltroni, il padre fondatore. O di Gentiloni, ma una cosa è fare il premier, altra cosa il leader di un partito in crisi da cambiare e rilanciare.

Il voto sancisce, senza possibilità di replica e di appello, la fine del sogno renziano, la fine del centro sinistra di governo su una linea che in Europa e negli Usa aveva già segnato il passo, quella di un blairismo all’italiana, con 15-20 anni di ritardo e certifica anche che la sinistra delle nomenklature, dei capataz che creano partiti e liste per assicurarsi un seggio in parlamento (vedi Liberi & Uguali) non solo non serve a niente, ma non è percepita come una alternativa credibile. Quindi, così come Renzi anche Grasso, D’Alema, Bersani, Civati, Boldrini dovranno fare mea culpa e soprattutto fare un passo indietro.

Potere al Popolo, al di là della forza evocativa del nome che è il titolo di una canzone di John Lennon, è rimasta al palo, come una forza assolutamente residuale, neanche di testimonianza, assolutamente fuori dalla percezione della gente comune e di quel popolo di sinistra fatto di orfani, senza tetto, cani sciolti e dispersi, sconfitti, ma non rassegnati, non arresi.  L’elettorato ha punito pesantemente la frammentazione, la divisione a sinistra, come a dire: se non siete stati capaci di mettervi d’accordo, neanche per fare una lista unitaria, come potete pretendere che vi votiamo?

Comunque… non sempre il male viene per nuocere. Per risalire la china bisogna prima toccare il fondo. E allora può anche darsi che una sconfitta di queste proporzioni, che è una disfatta stile Waterloo o Caporetto, possa indicare alla sinistra almeno cosa non si deve fare e possa consigliare altre strade. Del resto, in Europa è andata così ovunque a sinistra, meno che in Gran Bretagna, dove il Labour è tornato a crescere e dove Corbyn sta indicando appunto altre strade. Non necessariamente del tutto nuove.

Certo, servirà molta umiltà e molta voglia di mettersi in discussione, da parte di tutti. E di camminare insieme passandosi ogni tanto la borraccia. Ormai, a sinistra, botteghe da difendere non ce ne sono più. La prospettiva è quella di un viaggio nel deserto, duro e faticoso. Ma il deserto, come il mare aperto, non è infinito. Da qualche parte finisce…

M.L.

 

 

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