ALTA VELOCITA’: L’UMBRIA PAGA LA FERMATA A PERUGIA. CHIUSI L’AVRA’ A FINE ANNO, MA SENZA COSTI PER LA COLLETTIVITA’

ALTA VELOCITA’: L’UMBRIA PAGA LA FERMATA A PERUGIA. CHIUSI L’AVRA’ A FINE ANNO, MA SENZA COSTI PER LA COLLETTIVITA’
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CHIUSI – C’erano tra gli altri anche il sindaco di Perugia Romizi e il presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini al viaggio inaugurale del primo Frecciarossa Perugia-Milano, che si è svolto nella mattina di giovedì 8 febbraio. Il ritorno però si è fermato a Firenze. E dal capoluogo toscano a quello umbro la comitiva ha usato il pullman. Così narrano le cronache.

Il frecciarossa parte ogni giorno alle 5.13 da Perugia. Il ritorno da Milano parte alle 18.45. La tratta Perugia-Milano si percorre in 3 ore e 17 minuti, Torino si raggiunge in 4 ore e 45 minuti. Sono già mille le prenotazioni per la tratta, riferisce Trenitalia. “Un giorno storico per Perugia, dicono gli amministratori locali parlando della nuova tratta che inserisce il capoluogo umbro nel sistema dell’Alta Velocità”. Dopo l’ubriacatura sulla stazione Media Etruria e la concorrenza tra Chiusi, Ponticelli (città della Pieve), Terontola e Farneta come luogo deputato, il progetto è tramontato e fortunatamente non se ne parla più. Sarebbe stata l’ennesima cattedrale ne deserto. Perugia, come già fece Arezzo, si è organizzata in proprio. E una coppia di treni AV l’ha ottenuta. Ma non gratis. Il servizio costerà infatti 1,3 milioni di euro per il primo anno. La cifra sarà a carico della Regione Umbria (cioè dei cittadini) con un contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia.

L’orario di partenza non è proprio invitante. Ma l’arrivo a Milano alle 8,30 magari sì. Come il rientro poco dopo le 22. Vedremo se le migliaia di prenotazioni annunciate da Trenitalia saranno reali e verranno confermate dall’utenza vera, giornaliera, nel tempo. Certo, il costo per la collettività umbra non è irrisorio. E che la Regione trovi partner privati per sostenere l’operazione nel tempo è tutto da dimostrare.  Naturalmente l’alta velocità il Frecciarossa Perugia-Milano-Torino la intercetterà ad Arezzo… Fino alla città del Saracino viaggerà sulla linea normale.

Se la politica e i palazzi hanno accolto con pari enfasi a destra e a sinistra la notizia del nuovo collegamento con il nord, molti, soprattutto tra gli utenti e le forze politiche meno legate agli assetti del potere, gridano alla “presa per i fondelli”, perché oltre al biglietto i cittadini pagheranno anche il sovrapprezzo dell’intervento regionale.

Perugia e l’Umbria hanno messo le mani avanti, non hanno avuto la pazienza di aspettare un’altra possibilità che potrebbe concretizzarsi a breve. Ma a costo zero. Parliamo dell’ipotesi di una fermata di un frecciarossa alla stazione di Chiusi, dotata di connessione all’alta velocità (Ponticelli a sud, Montallese a nord, 8 km per parte) e completamente rinnovata e adeguata agli standard previsti per i treni Av. I lavori di restyling stanno per finire, a breve ci sarà l’inaugurazione. Forse già la prossima settimana. Sono stati spesi oltre 7 milioni di euro per rialzare i marciapiaedi, per sistemate i sottopassaggi e rinnovare gli ascensori, i locali interni, l’illuminazione, la cartellonistica…

Dopo aver abbandonato la bislacca idea della stazione volante nell’area dell’ex centro carni, ora venduta ad Acea per un impianto di trattamento dei fanghi reflui, è dalle elezioni comunali del 2016 che l’amministrazione di Chiusi ha cominciato a puntare sulla stazione esistente e sta lavorando per ottenere un paio di coppie di treni AV, una per Milano-Torino e una per Venezia. Ipotesi quest’ultima sostenuta anche dal sindaco di Venezia Brugnaro che ha interessi consistenti in zona (precisamente al confine tra Chiusi e Castiglione del Lago, in terra umbra).

Sull’aggancio all’alta velocità a Chiusi un input forte è venuto nei mesi scorsi dallo stesso assessore ai trasporti della Regione Toscana Ceccarelli. Recentemente anche il viceministro Nencini, che tra l’altro è candidato a Siena, si è espresso a favore almeno di una fermata a Chiusi. Proprio ieri, presso la sede del Provveditorato alle opere pubbliche della Toscana a Firenze, si è riunito, alla presenza dello stesso Nencini, un “tavolo tecnico” al quale hanno preso parte Trenitalia, Regione Toscana, comune di Siena e comune di Chiusi. Ordine del giorno: definire in maniera concorde le modalità tecniche per la fermata del servizio Alta Velocità nella stazione ferroviaria di Chiusi, con l’obiettivo di realizzarla a dicembre.

E’ stato infatti concordato che entro il mese di aprile le parti presenti all’incontro si confronteranno sulle proposte che Trenitalia renderà disponibili, previa le indispensabili verifiche tecniche con RFI, gestore dell’infrastruttura. In particolare, Trenitalia ha confermato l’impegno a studiare la soluzione per consentire di attivare il servizio con il cambio orario di dicembre. Per dare seguito a tale impegno il tavolo è riconvocato per il prossimo 9 marzo. Dicembre sembra un tempo lungo. Ma per avere la fermata nell’orario invernale, la cosa andrà decisa e “organizzata” entro giugno-luglio… Quindi il nodo è già arrivato al pettine…

Una fermata non due. Questo sembra il primo step. Non è chiaro se per Milano o per Venezia (in entrambi i casi con collegamento in direzione inversa fino a Napoli). Anche se Trenitalia decidesse per Venezia, l’utenza potrebbe cambiare comunque a Bologna e da lì proseguire per il capoluogo lombardo. Sarebbe comunque un risultato importante. Come aprire una porta e vedere l’effetto che fa.

A differenza della fermata a Perugia, però, in questo caso l’operazione sarebbe una scelta di Trenitalia, non una operazione a pagamento a carico della collettività. “Il territorio lo merita” dice il sindaco di Chiusi Bettollini, ricordando che sulla linea AV che passa per Chiusi transitano frecce rosse, frecce argento e frecce bianche… In totale sono 228 al giorno, 114 a salire e 114 a scendere. “Una coppia non possono negarla. Crediamo che convenga anche a Trenitalia. La battaglia che stiamo facendo è una battaglia seria, per il territorio e vede uniti il Comune di Chiusi, il comune e la Provincia di Siena, ma anche alcuni comuni e partiti politici del versante umbro che si sono spesi fortemente per questo obiettivo, come i comuni e il Pd di Castiglione del Lago e Città della Pieve”.

Anche buona parte della Valnestore e dell’orvietano vedrebbero di buon occhio questa soluzione. Il Comune di Perugia si era detto a suo tempo favorevole a fare di Chiusi il punto di riferimento ferroviario. Adesso ha cambiato strategia, assecondando spinte e controspinte provenienti dai altri territori della regione, che hanno sempre guardato più all’Adriatico che al Tirreno, più alle Marche che alla Toscana… Meno di un anno fa il sottosegretario Bocci, leader potente del Pd umbro aveva addirittura sostenuto la necessità di un migliore collegamento stradale tra Perugia e Chiusi, proprio nella prospettiva dell’aggancio all’alta velocità e alla rete autostradale. Nel comprensorio del Trasimeno, se Città della Pieve, Castiglione del Lago, Piegaro e Panicale spingono da sempre verso Chiusi, i comuni di Magione e Passignano sono invece orientati verso Arezzo.

A Perugia adesso l’alta velocità è arrivata. Costa cara alla comunità però, e non si sa quanto potrà durare. Chiusi probabilmente l’avrà a fine anno e potrebbe essere invece una soluzione definitiva. Anzi un primo passo. Perché oltre Trenitalia c’è anche Italo che la società Ntv, ha appena venduto ad un Fondo Usa. Molto dipenderà, nell’un caso e nell’altro dall’utenza. Ma il trasporto pubblico non può essere solo una questione economica, di costi e ricavi. Deve essere anche un servizio alla popolazione e ai territori. E il diritto a viaggiare su treni veloci non possono averlo solo i cittadini delle metropoli. In Gran Bretagna, per esempio, dove la privatizzazione l’hanno fatta prima che da noi stanno pensando di rinazionalizzare le ferrovie. Se vincerà Corbyn, con il suo Labour, la questione potrebbe finire subito in agenda.

Ovvio che oltre all’alta velocità, da garantire anche a zone intermedie, marginali o periferiche (almeno laddove, come a Chiusi, vi è la possibilità, senza dover fare stazioni ad hoc), il diritto a trasporti efficienti e rapidi riguarda anche le linee normali, i treni pendolari e gli intercity, che registrano l’utenza maggiore e oggi sono tornati come tempi di percorrenza agli standard degli anni ’60…  Quanto a Chiusi, se son rose fioriranno. Ora l’alibi, per Trenitalia, della stazione non adeguata non regge più. Adesso le condizioni per una fermata Av ci sono tutte.

Marco Lorenzoni, Renato Casaioli

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