IL VESCOVO DI PERUGIA E CITTA’ DELLA PIEVE IN VISITA AGLI OPERAI TRAFOMEC DI TAVERNELLE

sabato 25th, gennaio 2014 / 18:58
IL VESCOVO DI PERUGIA E CITTA’ DELLA PIEVE IN VISITA AGLI OPERAI TRAFOMEC DI TAVERNELLE
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TAVERNELLE –  Un gesto di solidarietà dentro un quadro di ritrovata attività pastorale, quello del vescovo di Perugia e Città della Pieve, mons. Gualtiero Bassetti, alle maestranze della Trafomec di venerdì 24 gennaio, che da anni si battono senza grandi successi purtroppo, affinché la loro azienda torni ad essere produttiva e perché no, magari agli splendori del passato. Un gesto, la visita del vescovo, particolarmente apprezzato e il grande applauso delle maestranze lo ha certificato. Non si può dire la stessa cosa della politica. Nessun segretario regionale, di nessun partito finora ha esternato alcun che in tutti questi anni di lotte. Nessuno mai si è visto davanti ai cancelli dell’azienda. OPERAI TRAFOMEC TAGLIO

Solo l’On Verini del PD. Il neo cardinale, visibilmente commosso, ha potuto ascoltare dalla viva voce del rappresentante di fabbrica Leonardo Guazzaroni, tutta la rabbia per il baratro in cui, una gestione aziendale votata alle speculazioni, ha gettato un’azienda leader nel mondo e i suoi 400 dipendenti, oggi rimasti appena una cinquantina. Tutta l’angoscia per un domani di cui al momento non si intravvede un minimo spiraglio. “Sono qui per ascoltare, la chiesa che io rappresento è con voi”, ha esordito il presule. Le sue parole scandite lentamente, non hanno lasciato dubbi, circa la natura di questo capitalismo speculativo finanziario, che il nuoco corso di papa Francesco intende condannare. “Il lavoro – ha proseguito – non è un accessorio. Il lavoro è la persona, la sua dignità. Un valore irrinunciabile”. Se non è Marx, gli assomiglia parecchio. Ha proseguito poi dicendo: “Questa finanziarizzazione dell’economia, questa globalizzazione, non rispettano l’uomo. Non portano la solidarietà. Il benessere è solo per pochi”. Il vescovo, che evidentemente è ben informato della storia della fabbrica, ha sottolineato come una direzione scellerata, abbia fatto ricadere sulle maestranze, sulle loro famiglie e su tutta l’area, una crisi economica, che ha stravolto l’intera economia. Poi ricorda il vescovo Peccia che da papa scrisse l’Enciclica Rerum Novarum, con la quale schierava la chiesa a difesa dei più deboli. Parole dure anche dal parroco di Tavernelle Don Orlando, che ha ricordato che dopo aver sconfitto il comunismo, “ci siamo allevati un serpente bestiale: questo capitalismo che disprezza la vita umana”, ricordando la miseria del terzo mondo, frutto di un certo modo di intendere lo sviluppo e il profitto. Certi concetti, certe denuncie, sono anni che non si sentono più formulare dalla sinistra italiana ed europea. Forse anche per questo che la sinistra non ha più quello smalto, quella forza attrattiva, quella capacità di indicare nuove strade, per uno sviluppo diverso. Una storia quella delle Trafomec che ha segnato per oltre un trentennio l’economia della Val Nestore, contribuendo insieme alla centrale Enel di Pietrafitta, alla CISA e a molte altre aziende medio grandi, a fare del territorio uno dei distretti industriali più qualificati dell’intera regione Umbria. Purtroppo nell’ultimo decennio, a causa di molteplici fattori, il distretto industriale è pressoché scomparso. Oltre mille posti di lavoro ad alta qualificazione, sono praticamente stati cancellati. Nel caso della Trafomec, le cause vanno ricercate in primo luogo nella eclatante incapacità imprenditoriale, che si è sempre più evidenziata, con l’avvento continuo di nuovi “imprenditori”. La coppia Gabrio Caraffini e il siciliano Simone Cimino, entrambi sono finiti nella patrie galere per varie truffe perpetrate ai danni dell’azienda e bancarotta. Attualmente la proprietà è di una società finanziaria francese, fu tirata dentro dai due sedicenti imprenditori. L’unica cosa di cui furono capaci Caraffini e Cimino, la costituzione di mille scatole cinesi, all’interno delle quali vi è transitato di tutto. Una gestione ai limiti del fallimento, che portò l’allora amministratore delegato Tombini, ha emanare un ordine perentorio: “Caraffini non deve varcare più i cancelli dell’
azienda”. Alla fine di tutti quei giochi finanziari, la fabbrica produttrice di trasformatori, si è ritrovata in tela di braghe. Ma quello che più preoccupa i lavoratori e i sindacati, è che la società finanziaria d’oltralpe Cape Natixis SGR Spa, non sembra avere intenzione di riportare alla produzione l’azienda. La sensazione che genera paura, è che vogliano svendere quello che ne è rimasto, per rientrare del loro investimento e chiudere questa loro parentesi legata alla produzione, per tornare a fare quello che è loro più congeniale, speculazioni finanziarie, economia di carta. Quella che ha ridotto il Pianeta in queste condizioni.
Renato Casaioli

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