LARS ROCK FEST TRA PUNK E AFRO-JAZZ… ANCORA UNA BAND ANTI THATCHER FINE ANNI ’70 E UNO STRAORDINARIO TASTIERISTA ETIOPE

martedì 12th, giugno 2018 / 18:14
LARS ROCK FEST TRA PUNK E AFRO-JAZZ… ANCORA UNA BAND ANTI THATCHER FINE ANNI ’70 E UNO STRAORDINARIO TASTIERISTA ETIOPE
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CHIUSI – Alessandro Sambucari è uno che quando prende una direzione, non la lascia facilmente. Il direttore artistico del Lars Rock Fest di Chiusi ha scelto la via del Punk e post punk e su quella insiste. A nostro avviso fa bene. Perché può piacere o non piacere, ma quel tipo di rock p stato piuttosto originale e non se ne sente molto in giro. Ha fatto epoca e Sambucari sta specializzando il festival chiusino su quella particolarissima stagione. E così dopo i mitici Wire e “The Gang of Four”, quest’anno sul palco dei giardini pubblici di Chiusi Scalo salirà un’altra band storica, nata nel periodo punk, in quell’anno terribile ed esaltate che fu il ’77: si chiama The Pop Group.  E con Protomartyr e Japandroids formerà la headline della kermesse chiusina.

Ma chi sono in realtà The Pop Group?

La band nasce, come abbiamo detto, nel 77, a Bristol, una delle città più infuocate dell’era Thatcher in Inghilterra.  Si caratterizza subito oltre che per una proposta artistica tesa alla sperimentazione e alla commistione di generi diversi, anche per una carica acidamente satirica ed accusatoria nei confronti della società globale e del capitalismo occidentale. Una band militante come i Wire, come The Gang of Four, come i Clash e i Sex Pistols che incendiarono la Gran Bretagna di quegli anni. Cambiando i connotati anche alla musica.  La stessa denoninazione scelta dal gruppo è volutamente ambiguo: contiene tanto un’ironica anti-connotazione della proposta artistica, quanto un’emblematica presa di posizione socio-politica: artisti del popolo e per il popolo. Così si definirono…

Il loro LP d’esordio datato 1979 e prodotto da Dennis Bovell è tuttora considerato dalla critica una pietra miliare del post-punk e uno degli album più rivoluzionari dell’intera storia del rock.

Ne fecero un altro l’anno dopo (1980) intitolato “For How Much Longer Do We Tolerate Mass Murder?  (per quanto tempo ancora dovremo tollerare omicidi di massa?). Poi la band decise di sciogliersi. Una meteora, ma di grandissimo impatto.  Nel 2010, 30 anni dopo lo scioglimento, ecco la reunion di tre dei 5 membri originali.. e una serie di concerti ed eventi. Nel 2015 e 2016, la ristampa dei loro primi lavori… E una nuova vita.

La data chiusina, 6 luglio 2018, sarà dunque un evento. Un’occasione irripetibile per ascoltare una “pietra miliare” del post punk inglese, con quelle venature elettroniche, al limite del free jazz, dell’afro beat, del funk…  Sarà la serata di apertura del Lars Rock Fest. Una  serata che proporrà, oltre The Pop Group, anche un altro artista piuttosto eclettico, con una storia molto particolare alle spalle: Hailu Mergia

Ha 72 anni, suona la fisarmonica e altre tastiere. E’ etiope, ma ha vissuto a lungo negli Usa, dove ha fatto pure il tassista per vivere, finché qualcuno non si è accorto della sua bravura. Nel suo genere è una “leggenda”. Perché è lui che ha creato la storia di quello che negli anni ’70 venne chiamato ethio-jazz, un affascinante mix di improvvisazione,  funk, jazz, ritmi e sapori africani e parecchi altri ingredienti. Diciamolo: un altro colpo da maestro di Sambucari e dello staff del Lars Rock Fest.  Questa è roba rara. E per palati sopraffini. Ed è anche un messaggio politico: la musica che è rivolta, che è speranza e riscatto… una musica  che… “ti penetra nei muri, ti fa breccia nella porta, ma in fondo viene a dirti che la tua anima non è morta”.

G.L

 

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