LA DECRESCITA E LA RICERCA DELLA FELICITA’. LA RICETTE DI BADIALE E BONTEMPELLI E DI SEPULVEDA E PETRINI

mercoledì 22nd, ottobre 2014 / 17:26
LA DECRESCITA E LA RICERCA DELLA FELICITA’. LA RICETTE DI BADIALE E BONTEMPELLI E DI SEPULVEDA E PETRINI
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Sabato 18 ottobre presso la limonaia della Villa del Colle del Cardinale a Colle Umberto di Perugia, si è parlato di decrescita. Anzi de La sfida Politica della Decrescita, libro di Marino Badiale e Massimo Bontempelli (quest’ultimo scomparso nel 2011). L’iniziativa, promossa dall’Osservatorio Borgogiglione nato per protestare contro la discarica della Gesenu, ha visto una buona partecipazione di cittadini, favorita forse anche dalla Villa rinascimentale, aperta per l’occasione con l’autorizzazione ed il patrocinio della Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici dell’Umbria, e da una splendida giornata di sole.

Un segnale per quegli esponenti della politica e dell’informazione regionale che piangono per la mancata scelta di Perugia quale capitale europea della cultura 2019 e che lamentano a posteriori lo scarso coinvolgimento popolare nel Piano per il rilancio della città e della regione. “Certo è che questo gioiello architettonico e paesaggistico, nel contado di Perugia, meriterebbe una ben diversa attenzione e valorizzazione da parte degli amministratori, locali e regionali, che nemmeno l’avevano incluso nelle azioni strategiche presentate al concorso europeo”, dicono gli organizzatori…

Il libro, pubblicato da Aracne editrice con la prefazione di Serge Latouche, invita a riflettere su una possibile via d’uscita da una crisi economica ed ecologica, che ormai minaccia la nostra stessa civiltà, e sul fallimento di quell’ideologia dello sviluppo che identifica il benessere di una società con l’aumento quantitativo della produzione di merci. Marino Badiale ne ha discusso con Maurizio Fratta e con i presenti, partendo da un’avvertenza quanto mai utile: non confondiamo la “decrescita” con il drammatico ritorno all’indietro di questi nostri tempi (la “deflazione”, nel linguaggio degli economisti) o alla “felice” povertà di quando Berta filava.

È il PIL (prodotto interno lordo) che ci ossessiona tutti oggi; ma dobbiamo sapere che il PIL misura solo la crescita delle merci e degli scambi monetari, in un’economia capitalistica che non guarda assolutamente alla qualità della vita dei cittadini e ai beni necessari per soddisfare i bisogni primari. La veloce distruzione delle risorse del pianeta e la sempre maggiore divaricazione dei livelli di ricchezza tra le classi sociali e tra i cittadini ne sono l’inevitabile contraltare, da decenni sotto gli occhi di tutti. E la crisi attuale, oltre alla riduzione sempre più grave dei diritti fondamentali dei lavoratori, registra il calo dei consumi e degli scambi commerciali, cioè l’impoverimento e la difficoltà per un numero sempre crescente di persone di comprare queste merci. Ma un sistema di vita radicalmente diverso, non schiavo del profitto e della mercificazione, può svilupparsi e puntare a soddisfare le necessità di beni e servizi, uno sviluppo umano più rispettoso dei rapporti sociali e dell’ambiente.

Domenica 19 anche ad Orvieto si è parlato di “decrescita” e di temi ambientali coniugati all’economia e alla vita dei cittadini. Anzi di “ricette per la felicità” , che è, appunto quella cosa che il Pil non misura, come ricordava Bob Kennedy nel famoso discorso del marzo 1968. Di fronte ad una platea certamente più numerosa (almeno 500 persone) nella sala dei 400 del palazzo del Capitano del popolo il tema è stato affrontato da due figure d’eccezione: lo scrittore cileno Luis Sepùlveda e Carlo Petrini, inventore di Slow Food e di Terra Madre, autori insieme del libro “un’idea di felicità” (Guanda Editore, 2014.) nel quale i due autori si interrogano sui temi della nostra epoca, frettolosa e spesso cupa, dai ritmi di vita e di lavoro innaturali, dov’è finito il tempo per la vita, per la persona, per la condivisione? petrini sepuvleda orvieto

Sì, la felicità c’è, è possibile – è la risposta di Sepúlveda e Petrini –  purché sappiamo trovarla, rubando ai nostri giorni frenetici lo spazio per far germogliare un seme, per scambiarci un aneddoto spezzando il pane, o per fare la nostra parte nella battaglia per un mondo più sostenibile e generoso.  Petrini e Sepúlveda hanno raccontato aneddoti, spiegato situazioni e tendenze, hanno messo a nudo le responsabilità di una politica miope o succube, di multinazionali fameliche nella distruzione sistematica del pianeta… Per arrivare alla conclusione che il “diritto al piacere” che è oggi il più rivoluzionario, democratico, umano degli obiettivi. Con la lentezza e la saggezza della lumaca, però. Perché anche noi possiamo smettere di correre verso una destinazione ignota, e ricominciare pienamente a esistere…

Eccezionali e di grande presa emotiva il racconto di Sepùlveda su come in Cile si sia tentato di introdurre l’allevamento dei salmoni norvegesi, a scapito della pesca tradizionale , risorsa tra le più importanti del Paese, e quello di Petrini sulla telefonata ricevuta da Papa Francesco che voleva complimentarsi con lui per un articolo pubblicato su Repubblica

Sepùlveda e Petrini, due “compagni”, anche in senso politico,  che non si riconoscono nella deriva attuale della sinistra (ammesso che ce ne sia ancora una), che hanno lasciato intendere che se c’è una speranza questa è al momento in America Latina più che in Europa… E che senza un ritorno alla terra, alla valorizzazione delle culture alimentari locali, senza aiuti a chi vuol tornare a produrre cibo e cibo di qualità, senza tutele delle biodiversità, senza porre fine allo sfruttamento e il depredamento dei Paesi meno sviluppati, non si va da nessuna parte. Anzi, si torna indietro, Perché l’I-Phone, alla fine sarà pure una gran cosa, ma non ce lo possiamo mangiare… E il Morellino di Scansano, deve essere di Scansano, non può essere prodotto nel Connecticut o nella provincia di Shangai…

 

 

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