CONCERTONE 1° MAGGIO, A CHE SERVE “STORPIARE” BELLA CIAO?

sabato 02nd, maggio 2026 / 11:47
CONCERTONE 1° MAGGIO, A CHE SERVE “STORPIARE” BELLA CIAO?
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Ieri, al Concertone del 1° Maggio organizzato come di consueto da Cgil-Cisl e Uil a Roma, la cantante Delia ha intonato Bella Ciao, modificandone però il testo. Ha sostituito la parola “Partigiano”  con “essere umano”. Per allargare il concetto, ha detto. Solo che se c’è una parola che in quella canzone non si può cambiare è proprio la parola “partigiano”. Perché Bella Ciao non è solo un canto di libertà e di ribellione (non a caso la cantano, in italiano, anche le donne iraniane e le combattenti curde, i resistenti palestinesi di Gaza e tanti altri in tutte le parti del mondo), ma è un invito a “prendere parte”, a “scegliere” da che parte stare.

Dal 1943 al ’45 molti giovani italiani richiamati alla leva andarono con i repubblichini di Salò, alcuni volontariamente, altri per paura di conseguenze peggiori, ma non tutti. Molti scelsero di non rispondere alla chiamata della Repubblica Sociale di Mussolini e, a rischio della fucilazione, andarono in montagna, alla macchia, con un fucile in mano. Scelsero la parte giusta.

Dicono che Bella Ciao, oggi, a distanza di 80 anni dalla Liberazione, sia una canzone “divisiva”. No, non lo è. E’ divisiva solo per chi è fascista o ritiene che il fascismo in fin dei conti sia una opzione possibile, come la guerra.

Quindi Delia, sul palco del 1 Maggio in piazza San Giovanni, pensando di fare una “furbata” per dimostrarsi più aperta, meno “divisiva”, più “inclusiva” ha fatto una stratosferica cazzata. Certo, oggi sui social, tutti parlano di lei. E se avesse cantato Bella Ciao nella versione originale, nessuno l’avrebbe notata. Più o meno come Serena Brancale che ha cantato Hasta Siempre Comandante, la canzone dedicata al “Che” Guevara, che il 1° Maggio ci può anche stare e un applauso da quel pubblico lo strappa anche se in versione scuola di ballo latino americano.

Bella Ciao è un po’ come l’Inno di Mameli. Non si può storpiare. Non si può adattare al clima del momento. O peggio, per dimostrarsi “non schierati”, perché il succo della canzone è esattamente il contrario. E’ un inno a chi si schiera. A chi sceglie, a chi non si nasconde e non si “annacqua” in definizioni indefinite. Ed è un inno a quei ragazzi e quelle ragazze che a 20 anni decisero di mettere a rischio la propria vita per riconquistare la libertà e la dignità di una nazione che i fascisti, alleati con i nazisti, avevano messo sotto i piedi. E, per la cronaca, quei giovani, i partigiani, non erano tutti comunisti. O socialisti. Erano anche liberali, democristiani, addirittura monarchici. Erano laici e cattolici, valdesi ed ebrei o non credenti… Bella Ciao è la canzone di tutti. Non di una parte di essi.

E il termine “essere umano” che Delia ha voluto usare al posto di “partigiano” è un po’ troppo vago. Anche i nazisti e i repubblichini erano esseri umani. Anche Netanyahu e i soldati dell’Idf israeliano sono essere umani. Anche Putin lo è e lo sono gli ucro-nazi del battaglione Azov, sono essere umani i terroristi e gli attentatori, quelli che assaltano le imbarcazioni civili in acque internazionali…

In questi giorni ad Arcille, frazione di Campagnatico, in provincia di Grosseto, è in corso una sagra. La “Sagra della fava. E del  baccalà”. Ecco, forse la cantante Delia era meglio se la chiamavano a cantare lì, invece che al Concertone del 1° Maggio a Roma. Con tutto il rispetto per la sagra maremmana, dove il baccalà, lo fanno buono.

 

Nella foto: la cantante Delia durante la sua esibizione al Concertone del 1° Maggio (fotogramma dalla diretta Rai 3)

 

 

 

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