LE VIOLENZE DI PIAZZA? EH NO, CONTESSA, NON FACCIA FINTA DI NON RICORDARE…

martedì 20th, ottobre 2026 / 21:24
LE VIOLENZE DI PIAZZA? EH NO, CONTESSA, NON FACCIA FINTA DI NON RICORDARE…
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Cinquecento soldati dell’esercito a presidiare Milano. Questa la risposta del Governo  Meloni alle manifestazioni e al “devasto” di vetrine, negozi e librerie dei giorni scorsi. Niente di nuovo sotto il sole, signora contessa…  anche nel 1898 il Re Umberto I e il governo decisero di mandare l’esercito a presidiare Milano e a reprimere la protesta popolare per l’aumento del prezzo del pane e della farina. Ci scapparono 85 morti. Come alla stazione di Bologna nel 1980. Fu il generale Bava Beccaris a comandare la repressione a colpi di cannone sulla folla. Il Re la pagò cara. Il 20 luglio 1900 l’anarchico toscano Gaetano Bresci vendicò la strage, uccidendolo con tre colpi di pistola a Monza.

Ma le pare, contessa, tutto quel casino, quelle vetrine sfasciate… addirittura la Feltrinelli hanno attaccato e devastato quei vandali!  Uno scandalo inaudito, contessa. Certo che ci vuole l’esercito. Pugno di ferro!

Eh già.. solo che dai dati diffusi dalla polizia, i facinorosi violenti e saccheggiatori non erano quelli che manifestavano contro il caro vita, per affitti più equi, per una scuola pubblica più efficiente, per una sanità più accessibile, per un futuro meno incerto, e contro il riarmo europeo, contro l’invio ad libitum di armi all’Ucraina, contro il genocidio a Gaza… Erano ragazzini minorenni, fra gli 11 e i 17 anni, del tutto spoliticizzati, del tutto avulsi ed estranei alle manifestazioni, autoconvocati via social, Telegram per lo più… Non erano neanche i “maranza” nord africani o sudamericani, erano quasi tutti italiani e qualcuno originario dell’est Europa. Non erano “black bloc”, nemmeno infiltrati della Polizia o dei Servizi – che ci sono sempre stati e sempre ci saranno – perché la Polizia e i Servizi non infiltrano bande di 14enni… Per infiltrare gang di 14-15 enni servono altri adolescenti come loro… non agenti sotto copertura. Oggettivamente complicato.

A questo target corrispondono i 160 fermati e portati in Questura. Si tratta degli adolescenti delle “banlieu”, di Quarto Oggiaro, Corvetto, Rogoredo, della cintura torinese… che di sicuro non hanno idea di cosa sia la Feltrinelli, non la distinguono dalla Mondadori, non hanno mai sentito nemmeno parlare di Giangiacomo Feltrinelli che saltò in aria per una bomba che voleva piazzare (pare) sotto ad un traliccio a Segrate. Sanno pochissimo o niente delle ragioni della protesta, ma conoscono bene le marche di scarpe e felpe che loro non possono permettersi e che con il “devasto” si sono presi gratis. I libri no, li hanno gettati per terra, ma non ne hanno rubato neanche uno. Che ci fanno coi libri?

Qualche esproprio proletario nei negozi grandi firme lo hanno fatto anche alcune frange più estremiste/antagoniste dei manifestanti, ma poi qualcuno la felpa “espropriata” l’ha regalata ad un clochard sul marciapiede: “copriti che comincia a far freddo”…

Poi, a dirla tutta contessa, assaltare i negozi non va bene, certo, ma le vetrine sfasciate, gli scaffali rovesciati, i libri e le felpe griffate gettate all’aria non sanguinano mica… I bambini di Gaza sanguinano, i ragazzi mandati al macello in Ucraina (e anche i russi) sanguinano, ma qui ci indignamo più per le felpe e per quattro vetrine, che saranno pure super assicurate… Le sembra normale, contessa? Via!

Circola un video sui social nel quale un giovane commesso milanese urla dalla strada contro i devastatori del negozio in cui lavora, con indosso borsa, cappottino e maglione da almeno mille euro… Forse di più. Un indignato col rolex, verrebbe da dire, anche se fa solo il commesso, ma evidentemente di quelli che pensano che il mondo cominci e finisca in via Montenapoleone e se non esci griffato e non fai l’aperitivo non vali un cazzo…

Quei ragazzini incappucciati che sognano le Nike e il telefonino ultimo modello e niente altro, sono cresciuti così, con il mito, unico, del consumismo. Sono stati cresciuti così. Non hanno altri obiettivi, altri miraggi. Non sanno chi siano Elly Schlein o Conte o Fratoianni, né tantomeno Landini. Ma nemmeno Pavese o Pasolini. Probabilmente neanche Jimi Hendrix o Rivera. Sono figli e nipoti di modelli sbagliati creati ad arte perché fanno comodo così. Moda e telefonino, niente altro. Ma allo stesso tempo li hanno marginalizzati, chiusi nelle riserve indiane delle periferie senza volto. Isolati dal resto del mondo, espropriati di qualsiasi ipotesi di futuro.

Gli studenti delle superiori che scendono in piazza per una scuola migliore sono altra cosa. Loro quel modello lo contestano. Con ragione e con argomenti solidi. Ma c’è una parte vasta di gioventù che è fuori da ogni schema. Soprattutto nelle città. Ragazzi invisibili. Ci si accorge che esistono solo quando fanno casino. O quando ci scappa qualche morto.

Tutti i media, tv e social compresi, hanno parlato molto di più delle devastazioni, che delle migliaia di persone che manifestavano pacificamente, delle ragioni e parole d’ordine della protesta. L’impressione è che se la destra la butta in caciara evocando la violenza per poi giustificare la repressione e magari nuovi decreti securitari e soprattutto per non parlare dei motivi del malcontento, la sinistra anche stavolta sembra non aver sentito arrivare il vento della contestazione. Dimostrando di non avere il minimo sentore, né il polso di quello che è il disagio giovanile (dei giovanissimi) nelle periferie urbane, sempre più dei non luoghi senza servizi, senza anima, senza identità, senza aggregazione, se non quella spontanea e semicriminale delle baby gang, ma nemmeno del “sentire comune” del suo stesso popolo, che non vuole guerre, non vuole il riarmo, chiede diplomazia e sicurezza sociale, si è stancato di pagare il gasolio 2 euro e 50 al litro a causa di politiche scellerate, si è rotto i coglioni (per dirla con il commesso di cui sopra) di una informazione a senso unico, drogata e falsata dalla propaganda mainstream a reti unificate.

La seconda impressione è che per ora gli atti violenti che ci sono stati sono rimasti minoritari e a commetterli, come dicevamo, sono state per lo più gang giovanili senza volto e senza bandiera che hanno sfruttato il momento, ma se la politica continuerà a non dare risposte e a tergiversare su questioni cruciali come il riarmo e il caro vita allora non è detto che il conflitto sociale non esploda, anche laddove è rimasto nell’alveo e prenda derive imprevedibili. E allora sì che saranno devastanti.

D’altra parte nei momenti più caldi le proteste e le manifestazioni violente ci sono sempre state. L’Italia ha una storia piena di episodi violenti, di rivolte e tumulti di piazza: da Masaniello ai moti di Milano raccontati dal Manzoni nei Promossi Sposi, a quelli del 1898, con le cannonate di Bava Beccaris. E poi Genova e Reggio Emilia nel 1960. E l’autunno caldo del ’68-69, poi le manifestazioni con gli scontri dei primi anni ’70  (Ramelli, Varalli, Zibecchi, l’agente Marino, rimasto ucciso ad una manifestazione non autorizzata del Msi, capeggiata tra gli altri dall’attuale presidente del Senato La Russa), poi il  ’77 con i carriarmati a Bologna e le pistolettate vaganti a Roma dove fu uccisa Giorgiana Masi. Infine il G8 di Genova del 2001 con l’uccisione di Carlo Giuliani. E  ancora i No Tav, la difesa del centro sociale Askatasuna…

Se li ricorda contessa? Lei c’era, no? Che gusto quando arrivava la polizia e quei quattro straccioni gridavan più fortee il sangue sporcava i cortili e le porte…  “Chissà quanto tempo ci vorrà per pulire” diceva, contessa. Ricorda? Non può aver dimenticato.

Atri tempi mio caro, altri contesti, altra storia…

No, contessa, si sbaglia. I tempi sono cambiati, senza dubbio. Verissimo. Ma la storia è sempre la stessa. E anche lei dovrebbe sapere che chi sta sotto, chi fa fatica ad arrivare a fine mese, chi si sente vessato, abbandonato e non ascoltato, chi vede i suoi soldi spesi per le armi invece che per la sanità, la scuola, i servizi sociali, trasporti decenti, per aggiustare le strade e curare il territorio, a forza di tirare a cinghia e ingoiare rospi alla fine si incazza. E si incazza con tutti. Con chi governa e con chi non fa la giusta e doverosa opposizione.

Vede, contessa, chi vive nei salotti buoni e non sa quanto costa un chilo di pane o di pere e della benzina a più di 2 euro al litro non gliene può fregare di meno, quando la rabbia salirà non la sentirà arrivare, perché non vive tra la gente, nel paese reale, ma in una bolla di comfort e privilegi. E sarà un brutto risveglio.

m.l.

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