SIAMO IN GUERRA A NOSTRA INSAPUTA?

mercoledì 14th, ottobre 2026 / 15:25
SIAMO IN GUERRA A NOSTRA INSAPUTA?
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“Siamo nell’attuale contesto storico-politico, in cui, come è a tutti noto, è in corso una guerra mondiale ‘a pezzi’ ed ‘ibrida’ che coinvolge, tra gli altri, anche l’Italia”… Di guerra mondiale a pezzi parlò anche Papa Francesco. Adesso a scriverlo, nero su bianco, è l’Avvocatura dello Stato, l’organo che rappresenta e difende in giudizio lo Stato e le amministrazioni statali.
Il passaggio citato fra virgolette compare in una memoria difensiva depositata al Consiglio di Stato nell’ambito di una controversia nata da un’inchiesta giornalistica.  Il Fatto Quotidiano ha ricostruito la vicenda.
Tutto comincia all’inizio dell’anno, quando la giornalista Linda Maggiori chiede all’Agenzia delle Dogane di conoscere quantità e qualità dei materiali bellici transitati dal porto di Ravenna nel 2025, possibilmente con l’indicazione dei Paesi di provenienza e destinazione.
L’Agenzia delle Dogane respinge la richiesta, invocando ragioni legate alla sicurezza nazionale e alle relazioni internazionali. La giornalista impugna il diniego e ottiene una vittoria parziale al Tar dell’Emilia-Romagna, che stabilisce che debbano essere resi noti i quantitativi dei materiali transitati, ma non i Paesi di origine e destinazione.
L’Agenzia delle Dogane contesta la decisione e presenta ricorso al Consiglio di Stato, con il patrocinio dell’Avvocatura dello Stato. Ed è proprio nella memoria difensiva depositata in questa sede che compare il riferimento alla guerra mondiale “a pezzi” e “ibrida”.
Nel documento, l’Avvocatura attribuisce al porto commerciale di Ravenna una “rilevanza militare complessiva” e una “strategicità nel dispositivo difensivo marittimo complessivo della Nazione”. Sostiene inoltre che la diffusione delle informazioni attraverso i mezzi d’informazione potrebbe consentire a potenze straniere di acquisire conoscenze sul ruolo strategico dello scalo. La riservatezza dei dati viene dunque giustificata anche alla luce di un contesto internazionale descritto come un conflitto globale, seppure frammentato e ibrido, che coinvolgerebbe direttamente anche l’Italia.

Non si tratta di una dichiarazione formale dello stato di guerra. Ma poco ci manca. Un organo dello Stato richiama esplicitamente il coinvolgimento dell’Italia in una guerra mondiale «a pezzi» per sostenere le ragioni della riservatezza su informazioni relative al transito di armamenti. E, nello stesso documento, attribuisce al porto di Ravenna una rilevanza militare strategica che assume un peso centrale nella controversia. Ma siamo già di fronte alla “secretazione” di informazioni per ragioni di sicurezza nazionale. Cosa che avviene in tempo di guerra, non in tempo di pace.

Pare che siano state secretate anche le notizie su esercitazioni anti-atomica previste dai vertici militari, come se un attacco atomico fosse imminente.

Quindi: siamo in guerra e non ce lo dicono? Di fatto è così per il coinvolgimento della Nato sia in Ucraina che nel conflitto Usa-Iran in Medio Oriente. Poi c’è la questione del sostegno ad Israele con traffico e forniture di armi all’Idf per perpetrare il genocidio dei palestinesi, denunciato anche dalla Corte Internazionale dell’Aja e da l recente Premio Nobel Navi Pillay.

La questione del transito di armamenti nei porti italiani e quella di eventuali esercitazioni anti-atomica non è irrilevante. La sicurezza nazionale non può trasformarsi in una zona sottratta a ogni verifica. Perché, se il segreto serve a proteggere lo Stato, non può diventare uno strumento per impedire ai cittadini di sapere se lo Stato stia agendo nel rispetto delle proprie leggi. Qualche dubbio, francamente sorge spontaneo.

Nella foto, il Ministro della Difesa Guido Crosetto

 

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