4 NOVEMBRE ’66: “CHIUSO PER NERVOSO”. L’ALLUVIONE DI FIRENZE VISTA DA UN RAGAZZINO DI 10 ANNI…
Il televisore in casa mia era arrivato da poco. Meno di un mese. E l’alluvione di Firenze del ’66 fu una delle prime cose che vidi in Tv. La prima tragedia. In bianco e nero certo, ma comunque in diretta. Quella del Vajont del ’63 non la vidi e nemmeno l’omicidio Kennedy a Dallas nello stesso anno. Non ce l’avevamo noi, la televisione. Il festival di Sanremo si andava a vendere dall’inquilina del piano di sotto. Il Giro d’Italia o i mondiali di calcio in Inghilterra al bar. La Tv dei ragazzi nel pomeriggio da un amico che invece ce l’aveva a tv… Pioveva anche da noi, quei primi giorni di novembre del ’66. Avevo 10 anni. Già facevo la collezione delle figurine Panini. Nella Fiorentina c’è ancora Hamrin. E cominciano a brillare quei ragazzi che porteranno al secondo scudetto: De Sisti, Merlo, Ferrante, Brizi, Rogora, Esposito, Chiarugi… Il portiere è Albertosi, numero uno della Nazionale. Piove e la Tv dice che mezza Italia è sott’acqua. A Firenze il 4 novembre esonda l’Arno, l’acqua arriva ai primi piani delle case. E anche più su. Travolge automobili e tutto ciò che trova. Invade negozi, chiese, botteghe artigiane, e anche biblioteche, archivi pinacoteche, gallerie d’arte. Il Rinascimento italiano rischia di andare perduto, nel fango. Perché l’alluvione non è solo acqua. E’ acqua e fango. Sempre. E infatti per salvare Firenze e la sua storia, il suo immenso patrimonio si mobilita l’esercito in divisa e anche un altro esercito, quello degli “angeli del fango”: studenti, soprattutto, ma anche operai e volontari di ogni genere, ragazzi e ragazze che a mani nude, con secchi e pale cercano di portare al sicuro dipinti, pergamene, volumi storici, sculture. Oltre naturalmente alle persone. A 10 anni quella fu la prima grande mobilitazione che vidi e di cui ho memoria. Non andò sott0’acqua solo Firenze, ma mezza Toscana. Anche Pisa, anche Grosseto… ma Firenze, proprio perché Firenze con tutto ciò che significa quel nome (Dante, Boccaccio, Michelangelo, Leonardo, Botticelli, Filippo Lippi, Lorenzo il Magnifico, Machiavelli e Guicciardini… ) faceva più eco. Più impressione. Ricordo ancora che pochi giorni dopo, un amico di famiglia che si era trovato a Firenze nei giorni dell’alluvione portò una foto che aveva scattato alla vetrina di una bottega artigiana in una via del centro, invasa dall’acqua d’Arno. Quella foto ritraeva un cartello scritto a mano e appiccicato al vetro. C’era scritto “Chiuso per nervoso”. Non l’ho mai dimenticata quella foto, perché secondo me è a buon diritto una dei fermo immagine più significativi dell’alluvione di Firenze del ’66. Dentro c’è il dramma del danno, ovviamente, ma c’è anche l’ironia toscana. Il sarcasmo dei fiorentini a cui l’alluvione, al di là di tutto, stava facendo girare parecchio i coglioni. Peri danni, per quell’acqua alta, e per tutto ciò che sarebbe venuto dopo. So che quel cartello fece in qualche modo scuola e apparve in più punti, in più negozi e laboratori. Dopo l’alluvione a Firenze il sentimento più diffuso era “il nervoso”. In Toscana si dice così, quando ti girano le palle e prenderesti a schiaffi pure il padreterno sulla croce, che non c’entra niente poveraccio.
Sono passati 60 anni. E se uno si ricorda le immagini della Tv sull’alluvione di Firenze vuol dire che di anni ne ha un bel po’. Eppure anche 60 anni dopo io ancora ricordo, come fossero passati 7-8 giorni, l’odore della stufa a legna in cucina, l’odore del sugo nel tegame e quello dell’umidità che che c’era in giro anche a Chiusi, che sott’acqua c’era finita nel ’61 e ci finiva spesso, bastava un po’ di pioggia più forte e più duratura del solito. Ricordo di aver visto da bambino gente in giro con la barca in via Oslavia e via Pisacane, polli che non sapendo nuotare come le “nane” galleggiavano mezzi morti nell’acqua marrone mista a fango, insieme a vettovaglie varie… Situazioni viste anche in seguito: negli anni 80-90, nel 2006, nel 2012… Strade e sottopassi allagati, tombini saltati per aria come bombe, garage e negozi invasi dall’acqua, auto rese inservibili dal fango…
Ma nella memoria le immagini in bianco e nero di Firenze 1966, anche se viste con gli occhi di un bambino/ragazzo di 10 anni, sono ancora quelle più nitide, per le proporzioni, forse. E forse perché io già allora tifavo per la Fiorentina. E Firenze era la città della Viola. Lo scudetto arrivato due anni dopo, vinto con una squadra giovane, mi sembrò in qualche maniera un risarcimento per quell’alluvione devastate del ’66. Superchi, Rogora, Mancin, Esposito, Ferrante, Brizi, Chiarugi, Merlo, Maraschi, De Sisti, Amarildo…
m.l.









