GOL, STRETTE DI MANO A DENTI STRETTI E UN CALCIO CHE NON E’ SOLO CALCIO, MA MOLTO DI PIU’
Come Mario Kempes nel ’78 con Videla e i generali golpisti che guidavano l’Argentina, anche ieri sera, durante la premiazione alla fine del Mondiale alcuni giocatori della Spagna vincitrice, e dell’Argentina, seconda, non hanno stretto la mano a Donald Trump. O lo hanno fatto guardando altrove, visibilmente controvoglia, senza alcuna deferenza. Passando oltre. Vedi il difensore argentino Cristian Romero che ha salutato calorosamente Claudia Shembaum, la presidenta progressista del Messico, ma ha glissato davanti al presidente americano. Oppure lo spagnolo Borja Iglesias, che ha fatto la stessa cosa. Lui che scese in campo con le unghie dipinte di nero dopo l’omicidio per mano della polizia di George Floyd e che non ha esitato a prendere posizione contro il massacro di Gaza, Come il ragazzino Jamil Jamal, che ha fatto quasi finta di niente. Ma una delle immagini che resteranno negli annali di questo mondiale è senza dubbio quella del capitano della Spagna e miglior giocatore del torneo Rodri, che al momento della foto di gruppo con la Coppa del mondo della sua squadra ha gentilmente, ma decisamente “accompagnato” Trump, che anelava a rimanere immortalato nello scatto, fuori dall’inquadratura. Grandissimo Rodri, sia in campo che dopo.
Certo deve aver rosicato non poco il presidente Americano che si sente il gendarme del mondo, per la vittoria, in casa sua, non della squadra del paese del suo amico ed emulo Milei, ma della Spagna del socialista Sanchez, l’unico che gli si è messo di traverso anche sulla guerra all’Iran e sul riarmo.
Il calcio, lo abbiamo scritto tante volte, non è solo un gioco e neanche solo uno sport. Il calcio è molto di più e spesso regala momenti di “storia”, di riscatto sociale, rivincite politiche… Soprattutto ai mondiali.
Si è capito anche ieri sera, con quell’intermezzo da superbowl tra il primo e il secondo tempo della finale Spagna-Argentina, che il calcio con gli Usa c’entra poco e che gli americani non hanno la minima idea di cosa sia il calcio vero, anche se la nazionale a stelle e strisce non gioca malissimo e campioni come Messi giocano negli Usa.
Trump voleva fare del Mondiale 2026 una vetrina per sé stesso, come i generali argentini provarono a fare con il mundial in casa loro, nel ’78. Alla fine invece la vetrina se l’è presa la Spagna, ovvero la squadra per cui tifava di meno. Una squadra piena di baschi, di ragazzini impertinenti e di giocatori pacifisti e progressisti. Meno “fighette” delle superstar francesi e meno “autocelebrativi” degli inglesi che hanno fatto vedere buone cose ed errori madornali, anche dei loro allenatori. L’Argentina, campione in carica, ha fatto… l’Argentina. Garra e botte da orbi, contando anche su arbitraggi compiacenti, ma giocando meno bene di come sa fare. Alla fine però il catenaccio e i calci rifilati agli avversari non sono bastati. Scaloni ha finito per giocare con un centrale e un terzino nel ruolo di centravanti e seconda punta. Con l’interista Lautaro Martinez autore del gol vittoria sull’Inghilterra, lasciato in panchina. Misteri gloriosi. Che non sempre diventano miracoli. E a proposito di miracoli… aveva ragione il viola Ranieri, quando gridò in faccia a Paredes “Sei un miracolato!” Anche nella finale Paredes è stato miracolato. E alla fine è andato pure fuori di testa prendendo a cazzotti gli avversari.
Io, da tifoso della Fiorentina avrei potuto anche gioire se avesse vinto l’Argentina, dati i tanti giocatori argentini che hanno popolato le formazioni viola, da Montuori a Passarella, da Bertoni a Batistuta, da balbo a Gonzalo Rodriguez e Ramon Diaz, ma sono contento che abbia vinto la Spagna, perché ha giocato bene, ha messo in mostra talenti giovanissimi e ha fatto giocare atleti che si sono spesi per cause giuste, ultima quella palestinese. Qualcuno, come l’esterno Pedro Porro, uno dei più forti, cresciuto nel Rajo Vallecano, squadra di un quartiere operaio di Madrid, sempre in prima fila nelle battaglie civili e sociali, a dimostrazione che il calcio non è solo calcio. Mai.
m.l.









