FRANCIA-SPAGNA E ARGENTINA-INGHILTERRA, DUE SEMIFINALI CHE NON SONO SOLO PARTITE DI CALCIO
I mondiali di calcio in corso per noi italiani non sono il massimo della goduria, neanche per i calciofili più incalliti. Di tutte le persone che conosco non ne ho sentita una che ha visto una partita intera… Però le semifinali presentano due sfide niente male: 1) Francia-Spagna, che per quanto si è visto potrebbe essere una finale anticipata ed è pur sempre un quasi “derby” dell’Europa dell’Ovest, dove il sole tramonta più tardi e dove si gioca un calcio che al netto del tiki-taka potrebbe ancora far innamorare. Con giocatori che sanno cosa fare con il pallone: Dembelè, Mbappè, Olise… da una parte Oyarzabal, Yamal, Pedri e Rodri e quella specie di Cesarini che si chiama Merino e gioca nell’Arsenal dall’altra… E 2) Argentina-Inghilterra che non è mai una partita normale. Almeno non lo è dalla gara ai quarti ai mondiali del ’66 vinti dagli inglesi e soprattutto dalla partita, sempre dei quarti, giocata all’Azteca di Città del Messico nel 1986 con “la mano de Dios” che poi era la mano di Maradona e quello che è considerato il gol più straordinario di tutti i tempi con lo stesso Maradona che dribbla 5 avversari e la mette dentro la porta degli inglesi. Slalom che neanche l’Alberto Tomba dei tempi migliori. Esattamente 40 anni fa.
Quella partita fu la prima fra le due squadre giocata dopo la guerra della Falkland-Malvinas proprio fra Gran Bretagna e Argentina e che segnò la fine del regime sanguinario dei generali argentini, quelli dei desapercidos, quelli che gettavano gli oppositori arrestati e torturati dagli aerei nell’oceano, quelli che addestravano i dobermann ad azzannare i prigionieri ai genitali…
Gli argentini giocano da sempre un calcio più simile a quello inglese che a quello dei vicini brasiliani, un calcio fatto di “garra” più che di “giocoleria da circo”. Un calcio all’inglese, ma con forti influenze italiane: il difensivismo, il contropiede, la tattica esasperata. Gli inglesi giocano e corrono, gli argentini giocano, corrono e mordono.
In argentina molte squadre di “primera divisiòn” hanno nomi inglesi: la più titolata si chiama River Plate, non Rio de la Plata come sarebbe normale. Poi ci sono il Velez Sarsfield, il Racing Club Avellaneda, il Banfield, il Newell’s Old Boys…
Ma per stare all’oggi, uno dei giocatori argentini più forti si chiama Mc Allister, cognome tipico della Scozia e dell’Irlanda, molti giocatori argentini giocano in Premier League, in Inghilterra…
Gli argentini sono più italiani e spagnoli che britannici, ma con la Gran Bretagna hanno un legame stretto, atavico, che è l’Oceano Atlantico, che è fatto anche di navi, balenieri, avventurieri e pirati.
Il calcio è molto più di un gioco e di un pallone che rotola. L’allenatore argentino Menotti dello “el Flaco” nel 1978, in pieno regime militare esortò i sui giocatori (c’erano Ardiles, Tarantini, Olguin, Kempes, Luque…) a vincere il Mondiale, ma “non per quei pezzi di merda in divisa, per il popolo che soffre”. E l’Argentina quel mondiale in casa lo vinse. Al momento della premiazione Mario Kempes, il goleador, invece di stringere la mano al generale Videla si voltò dall’altra parte, fece finta di niente e passò oltre…
Domani si gioca Argentina-Inghilterra e in un mondiale senza entusiasmi è una di quelle partite che forse vale la pena guardare. Come Francia-Spagna, che ha forse meno motivi politici in sottofondo, ma vede di fronte le due squadre più tecniche e più forti del mazzo. E la formazione della Francia, la più multicolor e globale del Mondiale, dove i “bianchi” sono due o tre al massimo, ci dice molto anche sull’Europa del 2026, su come la globalizzazione nello sport sia un fattore di crescita e non di stravolgimento dell’identità nazionale… Olise, Thuram, Mbappè, Dembelé cantano tutti la Marsigliese meglio di Macron…
Guardando alla politica (il pallone è anche politica, lo è sempre stato, inutile nasconderlo, e ai Mondiali ancora di più) mi vene da dire forza Spagna! Unica nazione fra e quattro a non aver abbassato la testa rispetto alla politica bellicista e imperialista del padrone di casa Donald Trump e al pensiero unico neoliberista. Ovvio che non saranno i gol a cambiare questa deriva, ma… tutto fa…
m.l.
Nella foto: il gol di mano di Maradona ai Mondiali 1986









Non è amaramente paradossale che, mentre gli Stati Uniti celebrano una finale tra due nazioni ispanofone, le operazioni dell’ICE continuino a causare vittime soprattutto tra le comunità latinoamericane e di lingua spagnola?
Sarà contento Vannacci, si vedrà una finale senza calciatori di colore in campo a seguito dell’ eliminazione di Francia e Inghilterra. Anzi no, se i neri sono calciatori ricchi e famosi, allora vanno bene.