OGGI E DOMANI A BARCELLONA SUMMIT DELLA SINISTRA MONDIALE. SPERIAMO SIA UN PUNTO DI (RI)PARTENZA

venerdì 17th, aprile 2026 / 16:38
OGGI E DOMANI A BARCELLONA SUMMIT DELLA SINISTRA MONDIALE. SPERIAMO SIA UN PUNTO DI (RI)PARTENZA
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Chi come me ha una certa età si ricorderà di quella strana cosa che veniva chiamata “L’Ulivo Mondiale“. Veltroni, Tony Blair, Clinton… doveva essere la nuova sinistra, aggiornata al terzo millennio. Si rivelò una cazzata stratosferica. Che con la sinistra aveva a che fare meno del cavolo a merenda. Per un fatto molto semplice: perché Clinton e Blair non erano certo figure di sinistra, se non molto vagamente. Veltroni che come scrittore e giornalista è bravo, da segretario e “fondatore” del Pd ha fatto più danni della grandine, ha demolito quel poco di sinistra che era sopravvissuta alla fine del Pci creando una cosa molto simile a quella famosa caramella che era un buco con la menta intorno. Solo che il Pd era un buco con niente intorno, neanche la menta c’aveva. Lui, Veltroni fece il vice di Prodi, democristianizzando tutto il baccellaio. Ed è finita come è finita. Oggi al timone del Pd c’è Elly Schlein che è meno, molto meno di Veltroni. E intorno ha poco o niente. Non un’idea, non uno straccio di progetto, non una intuizione che vada oltre il “Meloni Merda” come le scritte dei tifosi viola contro la Juve. E infatti la Juve è sempre tre gradini sopra alla Fiorentina. Il referendum del 22-23 marzo ha dato un bel colpo al governo Meloni, ma lo ha dato anche alle élite del centro sinistra che quei NO non li hanno sentiti neanche arrivare. Quei NO non sono roba loro. Sono un messaggio a Elly Schlein, a Conte, a Fratoianni e Bonelli che in 4 non fanno per uno e che alle politiche per trasformare i NO in voti dovranno sudare, e non è detto che ci riescano. Anche sulla guerra, sui genocidi, sulle violazioni del diritto internazionale nella sinistra italiana le posizioni non sono univoche e chiare. Sono variegate, come certi gelati al cioccolato che si squagliano subito e ti colano nella camicia…
Ma se in Italia la sinistra, nonostante le castronate e gli scivoloni di Giorgia Meloni, balbetta, qualcosa nel resto del mondo si muove.
A Barcellona, che è una città progressista per antomasia, si riunisce oggi e domani  un “summit” dei leaders di sinistra di tutto il mondo: dal presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva al colombiano Gustavo Petro, dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa all’ex ministro svedese Stefan Lofven, alla messicana Claudia Sheinbaum. L’iniziativa l’ha convocata il premier spagnolo Pedro Sanchez, il primo che in Europa ha osato dire NO a Trump sull’Iran e non solo.  Al summit in Catalogna ci sarà anche Elly Schlein.
Una kermesse pensata per unificare le posizioni e coordinare una risposta globale in risposta all’ascesa dell’estrema destra sulla scena politica internazionale, oltre che fare fronte comune contro gli attacchi sempre più duri di Donald Trump anche agli alleati.  Per la segretaria del Pd italiano l’appuntamento a Barcellona è un modo per rafforzare la sua rete di rapporti internazionali e per spendere anche in patria la vicinanza a Sánchez, ormai diventato il punto di riferimento (europeo, ma anche mondiale) del progressismo. Il messaggio che parte da Barcellona, ha detto la leader dem in un’intervista a Repubblica, è innanzitutto “che il tempo delle destre nazionaliste è finito”. Un segnale che è arrivato “dall’Italia”, con la vittoria del “no” al referendum”, ed è stato “confermato poi dalla netta sconfitta di Orbán in Ungheria (…). A Barcellona diremo che un altro mondo è possibile, che noi progressisti vogliamo portare protezione, anzitutto sociale, oltre che economica. Un tema che la destra, soprattutto in Italia, ha completamente ignorato”.
Vero, solo che in Ungheria non ha vinto la sinistra, ha vinto un’altra destra rispetto a quella di Orban. Una destra forse meno “triviale”, ma decisamente allineata con le politiche belliciste dell’Unione Europea gestione Von der Leyen. Che sia migliore è tutto da dimostrare.
Però, il fatto che Elly sia a Barcellona, con Sanchez, Petro, Sheinmbaum, Lula, Lofven ecc. è positivo e fa sperare che anche il Pd cominci a ridisegnare i propri orizzonti. E non si può non notare che il pensiero progressista abbia oggi le sue punte di diamante nell’area latina e in particolare nel continente americano: Spagna, Messico, Colombia, Brasile… Ma a guardar bene anche negli Usa, nonostante il flagello Trump, una sorta di novello Attila, si stanno facendo strada modelli e idee nuove come quelle del sindaco di New York Mamdani. Ovvio però che la prima cosa che la “sinistra mondiale” deve recuperare è un pensiero e una mobilitazione contro la guerra. O meglio contro le guerre. Contro l’assuefazione al bellicismo e al sovranismo che stanno facendo strame del diritto internazionale, delle regole della convivenza pacifica. La prima cosa che deve fare è prendere le distanze non solo da Trump, ma anche da Israele che non può sentirsi Stato al di sopra di ogni legge, autorizzato a compiere ogni nefandezza in nome del proprio vittimismo. O in nome del suo Dio. La sinistra mondiale deve recuperare la capacità di ragionare laicamente e razionalmente delle cose da fare, ma con la ferma certezza che l’uso della forza non è mai la soluzione. E spesso è un boomerang. Nel 1848 Marx ed Engels nel manifesto del Partito comunista scrivevano “Proletari di tutto il mondo unitevi!” Quell’esortazione per un secolo e mezzo ha mobilitato milioni di persone…Oggi il messaggio che parte da Barcellona è un po’ meno deciso, ma è comunque una esortazione a tutti i progressisti (democratici, liberali, socialisti, comunisti, cattolici, protestanti, ebrei… ) a ritrovare un filo comune che si basi su pace, uguaglianza, libertà, pari dignità, condizioni di vita e di lavoro accettabili. Speriamo sia un punto di (ri)partenza…
m.l.
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