IL DOCUFILM NAZA NELLE SALE DELLA ZONA: IL GENOCIDIO DEI PALESTINESI RACCONTATO DA CHI LO FA
Sta spopolando ovunque il docu-film Naza dei registi Yuval Abraham e Rachel Szor, vincitore del Premio Speciale della Giuria al festival di Venezia e in programmazione in questi giorni nelle sale italiane. Ieri sera è stato proiettato al Clev Village di Querce al Pino (Chiusi) con replica questa sera, 1 ottobre. Il Cinema Caporali di Castiglione del Lago, dopo la prima di ieri, per dare la possibilità di vederlo a più persone, ha deciso riproporlo anche oggi, e lunedì e martedì prossimi. Sale gremite ovunque. In tutta Italia. Al Clev di Chiusi per la verità c’era sì più gente del solito, ma non il pienone.
La gente esce dal cinema con le lacrime agli occhi e il groppo alla gola. Ma pure con tanta rabbia in corpo. Perché Naza non è un film su Gaza e sul genocidio dei palestinesi, è un film sui nostri silenzi. Sulla banalità del male cui ci stiamo abituando, assuefacendo, come se tutto ciò alla fine fosse normale. O fosse un film. Ma Naza non è un film. Ha il ritmo e le inquadrature da film, ma è un documentario. I morti non sono finti, il sangue non è vernice o pomodoro. Le esplosioni non sono fiction. Quelli che parlano, di notte, sui tetti di Tel Aviv svelando i meccanismi e con cui pianificano e attuano lo sterminio di massa dei civili palestinesi, non sono attori, come Brad Pitt e Matt Demon nei film d’azione e di spionaggio. Sono coloro che lo sterminio lo stanno facendo davvero. Sono soldati dell’IDF, l’esercito israeliano. E i civili inquadrati da remoto e ammazzati come in un videogioco, compresi i bambini, sono persone vere. Morti veri. E Naza è il termine con cui gli israeliani indicano “le vittime collaterali”, per la precisione i civili che possono essere uccisi per colpire un determinato obiettivo di Hamas.
«Abbiamo realizzato questo film spinti dal dovere di usare la nostra posizione di israeliani per analizzare i sistemi dietro all’uccisione di massa di civili palestinesi di cui il nostro Paese è responsabile. Durante le riprese negli ultimi tre anni, ci siamo trovati a porci le stesse domande della generazione dei nostri nonni e di tutto il Novecento: come può un gruppo di persone permettere la totale disumanizzazione di un altro? Come funziona dall’interno un sistema del genere? Molte delle rivelazioni contenute nel film sono state pubblicate quasi subito dopo che ne siamo venuti a conoscenza, nei mesi successivi agli attacchi del 7 ottobre, da The Guardian (tra i produttori di NAZA), in collaborazione con i partner d’inchiesta +972 Magazine e Local Call. Il film ci permette di esplorare qualcosa di più profondo rispetto al solo giornalismo d’inchiesta: non solo le parole pronunciate, ma anche quelle non dette, il silenzio. Spetta a tutti noi rompere quel silenzio.» Così hanno detto i due registi Yuval Abraham, Rachel Szor, che come ricordano loro stessi sono israeliani.
E proprio per il fatto di essere israeliani sono stati accusati dal governo Netanyahu di tradimento della patria. Dopo aver dichiarato che avrebbe cercato di revocare loro la cittadinanza israeliana, il ministro della Cultura israeliano Miki Zohar ha chiesto un’indagine su come vari materiali siano arrivati ai due registi. E se vi sia stato un uso illegale di informazioni sensibili o segrete. Il docufilm include testimonianze di 24 soldati anonimi dell’intelligence israeliana che denunciano le tecniche usate dall’esercito israeliano per uccidere i civili a Gaza. Israele ha respinto il contenuto del film, ribadendo di fare di tutto per evitare vittime civili. Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, quello che ha più volte affermato che i palestinesi non sono neanche umani e vanno ammazzati a decine ogni giorno, ha invitato i due a lasciare il Paese, mentre il primo ministro Benjamin Netanyahu, ha collegato il caso a un più ampio “incitamento antisemita”.
L’esercito israeliano ha respinto nel complesso i contenuti del documentario, sostenendo di non poter verificare l’identità e il ruolo militare delle fonti anonime e ribadendo di fare tutto il possibile per evitare vittime civili. Evidentemente non ci riesce tanto bene, visto che nonostante il cessate il fuoco le uccisioni continuano incessantemente.
Dopo aver vito Naza nessuno può dire “non sapevo”, come è successo 80 anni fa con i campi di sterminio nazisti o i gulag staliniani… Lo sterminio/genocidio sistematico dei palestinesi non è una guerra di Israele contro Hamas. E’ la soluzione finale perseguita da Netanyahu e dal suo governo, per mano dell’esercito, del problema palestinese. Le vittime civili cercate e messe nel mirino con l’uso dell’AI e di sistemi che somigliano ai videogiochi, non sono solo “vittime collaterali”, sono “obiettivi” essi stessi, scelti consapevolmente e uccisi consapevolmente.
In tutto ciò l’antisemitismo evocato da Natanyahu e da quasi tutto i sistema dell’informazione mainstream non c’entra niente. Chi critica e accusa il governo e l’esercito israeliano di genocidio e di crimini contro l’umanità non fa propaganda antisemita, dice la verità. La tragedia della Shoa non può essere utilizzata oggi per coprire con la coltre del vittimismo, ogni nefandezza e atteggiamenti simili a quelli dei nazisti e dei fascisti negli anni ’30 e ’40 del ‘900.
Nonostante abbia ancora molto consenso in Israele, non tutti gli ebrei e non tutti gli israeliani, per fortuna, sono con Netanyahu e con i suoi ministri fanatici, razzisti e nazisti.
Mentre il premier israeliano parlava all’Onu, qualche giorno fa, davanti ad un’aula semivuota, fuori, in piazza gli ebrei ortodossi di New York manifestavano contro il genocidio a Gaza. Il giornale Haretz ha pubblicato la notizia che Netanyahu fu avvertito dell’imminente azione di Hamas del 7 ottobre 2023 e non fece nulla per fermarla; i due registi di Naza hanno scoperchiato un’altra pentola.
E’ figlia di padre ebreo e cresciuta con i precetti ebraici anche la regista sudafricana Alexis Bloom, autrice del documentario The Bibi Files, film censurato in Israele, che racconta in presa diretta le tre indagini per corruzione sul premier israeliano, con i video degli interrogatori della polizia israeliana condotti tra il 2016 e il 2018 con Netanyahu, la moglie Sara, il figlio Yair. Secondo Alexis Bloom “grazie alla guerra a Gaza il premier israeliano che si crede Re David è riuscito a sfuggire alle udienze e a non portare avanti il suo processo per corruzione, abbracciando i partiti dell’estrema destra israeliana per restare al potere. Negli interrogatori delle inchieste sono davvero troppi i suoi ‘non ricordo'”. The Bibi files sarà proiettato lunedì 5 e martedì 6 ottobre al Nuovo Cinema Caporali di Castiglione del Lago, alle 21,15 e 18,15 (orario diverso rispetto alla proiezione di Naza).
Ormai il silenzio e l’assuefazione verso ciò che sta facendo il governo di Israele è solo complicità o indifferenza colpevole. D’altra parte c’è stato un prete in Italia che di fronte all’indifferenza spiegava che «un fascista e dieci indifferenti qualunquisti fanno undici fascisti», Si chiamava Don Lorenzo Milani e faceva il prete in una canonica di campagna vicino a Firenze.
m.l.








