OGGI, 29 SETTEMBRE: UN GIORNO QUALUNQUE TRASFORMATO IN UN GIORNO SPECIALE DA UNA CANZONE

martedì 29th, settembre 2020 / 18:26
OGGI, 29 SETTEMBRE: UN GIORNO QUALUNQUE TRASFORMATO IN UN GIORNO SPECIALE DA UNA CANZONE
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“Ieri, 29 settembre”… comincia così, con la voce di un giornale radio, la canzone “29 settembre” portata al successo dall’Equipe 84, ma scritta da Mogol e Battisti nel ’67. Una canzoncina d’amore come tante all’epoca. E come quasi tutte la canzoni di Battisti. Il ’67, non era ancora il ’68. Sembra banale, ma la differenza è abissale. Il ’68 segna un prima e un dopo. Il ’67 è… prima. E nel ’67 parlare anche in una canzone di un “tradimento” non era proprio cosa usuale. Ma non è questo il punto. Anche nel melodramma c’è sempre qualcuno di traviato… Il punto è quel clima. L’atmosfera. “Seduto in quel caffè/io non pensavo a te…/ Guardavo il mondo che/girava intorno a me…/Poi d’improvviso lei sorrise…”.

Ecco pensateci:  già nel tumultuoso ’68 e poi nell’ancora più tumultuoso ’69 (l’anno intendo), quello dell’autunno caldo e di Piazza Fontana, uno che sta seduto in un caffè e pensa ai fatti suoi e si vede passare una che gli sorride,  difficilmente sarebbe accaduto, più facile trovarsi sottobraccio a correre per sfuggire a una carica della polizia durante una manifestazione… Ma a pensarci bene oggi sarebbe ancora impensabile. C’è ancora qualcuno che sta seduto in un caffè, per carità, il mondo è cambiato, ma mica del tutto, però oggi tutti, anche al tavolo del caffè, stanno lì assorti a spippetare con il proprio cellulare. Se qualcuno ti sorride è dallo schermo 6×11 del telefonino. Difficile che sia dal tavolo a fianco… La comunicazione avviene tramite whatsapp, o con l’invio di un selfie su messenger, o istagram… non con un’occhiata. L’occhiata ammiccante e complice è roba da 1967…

Nella canzone di Battisti-Mogol c’è il racconto di una fuga momentanea, di un lampo, di una botta di adrenalina, con il seguito che non è neanche pentimento  o senso di colpa, ma una risata, perché in fin dei conti è successo tutto e niente. Più niente che tutto. Il ’68 che era alle porte invece teorizzava il “vogliamo tutto”. E magari anche l’amore libero: “Sapesse, mia cara che cosa mi ha detto un caro parente, dell’occupazione che quella gentaglia rinchiusa lì dentro di libero amore facea professione… Del resto, mia cara, di che si stupisce? anche l’operaio vuole il figlio dottore e pensi che ambiente che può venir fuori: non c’è più morale, contessa”…

Certo Battisti e Mogol erano lontanissimi da Paolo Pietrangeli o Ivan Della Mea, e anche da Guccini che cantavano altre storie. Si diceva, anche anni dopo, che Battisti fosse fascista, che finanziasse i gruppi della destra più nera. Le sue canzoni però piacevano a tutti, anche alle femministe, sebbene fossero canzoni non proprio femministe. Ma erano belle. 29 Settembre è una delle prime. I discografici la versione cantata da Lucio la scartarono, quella voce gracchiante e un po’ sgraziata, sembrava ancora fuori luogo per il mercato musicale dell’epoca. Allora ci pensarono Maurizio Vandelli e l’Equipe 84. Dal 1967, il 29 settembre, che è un giorno come un’altro, è diventato un giorno particolare. E’ il giorno cantato in quella canzone che parla di una “scappatella”, che da allora in poi sarebbe diventata una cosa meno scandalosa. Sarebbe bello che oggi, 29 settembre 2020, qualcuno seduto in un caffè lasciasse per un attimo il cellulare in tasca e cercasse gli occhi sorridenti di qualcun altro…  Dicono, che nonostante tutto, può ancora succedere. Magie della musica.

m.l.

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