CASO ACEA, INCHIESTA PUBBLICA ATTO TERZO: FINO A META’ GENNAIO NON SE NE ESCE…

martedì 10th, dicembre 2019 / 12:08
CASO ACEA, INCHIESTA PUBBLICA ATTO TERZO: FINO A META’ GENNAIO NON SE NE ESCE…
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CHIUSI – Ieri, lunedì 9 dicembre è andato in scena al Mascagni il terzo atto dell’Inchiesta Pubblica regionale sul progetto Acea. La terza sessione plenaria aggiunta in corso d’opera. E per essere si lunedì e non di sabato, il teatro era quasi gremito lo stesso. Cinque ore di discussione, dalle 18,00 fin quasi alle 23,00. Tutti a cena tardi. L’ordine del giorno della seduta prevedeva le risposte dei tecnici di Acea ai rilievi e alle domande dei Comitati, poste nella seduta precedente e la replica dei comitati stessi. Nessun intervento del pubblico, solo la possibilità di un “botta e risposta” sul momento. Insomma un confronto, ancora una volta, tutto tecnico e sugli aspetti tecnici. E ancora una volta pur mandando in campo oltre ai propri progettisti anche alcuni docenti universitari ed esperti di settore, la società proponente Acea Ambiente Srl e lo stesso rappresentante di Ingelia Italia  non sono riusciti ad uscire dal pantano e a fornire rassicurazioni. La platea e i palchi hanno rumoreggiato più volte, con il pubblico spazientito dalla litanìa a dire il vero un po’ ripetitiva della squadra della multiutility romana.

I Comitati, spazientiti a loro volta, sono stati ripetitivi anch’essi, continuando a controbattere e confutare le affermazioni, le referenze, disegni di progetto esposti da Acea ma rimanendo sempre sul piano strettamente tecnico. Si è continuato insomma a parlare di camini o comignoli mancanti, di emissioni che non si sa se ci sono o non ci sono, di un hydrochar che non si sa se è un prodotto o ancora un rifiuto, e se al momento del riutilizzo come combustibile o come ammendante inquina…

Insomma la seduta di ieri è stata di fatto solo la continuazione della prima seduta, quella del 23 novembre… senza tenere conto di alcuni fatti nuovi, emersi nella seduta del 30 novembre. Per esempio, nessuno ha citato o ripreso la lettera inviata dal Comune di Chiusi alla Regione e ad Acea con la quale si invita la società romana ad abbandonare il progetto in questione e a realizzare nell’area acquistata un grande parco energetico fotovoltaico. E’ evidente – come scrivemmo anche dopo la seduta del 30.11 – che quella lettera, di cui parlò il sindaco al Mascagni, evidenzia la volontà maturata dall’Amministrazione locale di dire di NO, quando dovrà esprimere il proprio parere e anche quando il Consiglio Comunale sarà chiamato a discutere e approvare o meno la variante al Piano Operativo chiesta da Acea…  E’ un elemento che avrebbe potuto spostare la discussione un passo più avanti, qualcuno avrebbe potuto chiedere ai referenti di Acea se hanno preso o intendono prendere in considerazione quella lettera oppure no…

E nessun cenno nemmeno alla proposta fatta dal Partito Comunista della Valdichiana di realizzare al posto del carbonizzatore idrotermale un “digestore anaerobico” sempre per il trattamento dei fanghi di depurazione… Niente di niente, si è rimasti per 4 ore aggrovigliati alle formule chimiche, alle misure dei camini, alle dimensioni dei filtri…

Solo alla fine, il rappresentante dei Comitati Romano Romanini ha portato il discorso sulle due Varianti al Prg che possono incidere sull’esito del progetto e sui rispettivi ruoli del Comune e della Regione. Le varianti in questione infatti sono due: quella adottata e non ancora approvata del dicembre 2018 che ha recepito il famoso “atto di governo” del giugno 2018 con il quale si vieta la costruzione di inceneritori, carbonizzatori, termovalorizzatori, discariche e anche l’insediamento di attività che producano emissioni nocive e quella richiesta da Acea, indispensabile per procedere con l’iter.

Riguardo alla prima Variante, Romanini ha dato atto delle buone intenzioni del provvedimento, ma ha posto l’accento sulla postilla he lascia spazio ad interpretazioni e quindi a qualche possibilità di deroga, chiedendo al Consiglio Comunale di modificare la norma in sede di approvazione rendendola più chiara e più stringente, senza cioè possibilità di equivoci o interpretazioni, definendo esattamente e non genericamente quali attività insalubri di 1a classe siano effettivamente vietate. Cosa questa che il Consiglio Comunale può fare. E in un certo qual modo la richiesta di Romanini è apparsa anche un segnale di apertura verso il Comune, che ha la palla buona per mostrare attenzione ad una istanza dei comitati e per non farsi fregare.

Sulla variante proposta da Acea, invece il rappresentante dei Comitati ha espresso il dubbio che anche un No possa essere inefficace in quanto alla fine la Regione, anche in virtù dei poteri straordinari in materia di rifiuti, potrebbe decidere di andare avanti lo stesso e questa eventualità sarebbe in qualche modo adombrata dal tempo e dalle proroghe concesse ad Acea per aggiornare il progetto alle indicazioni e prescrizioni, cosa che “nessun cittadino normale avrebbe mai ottenuto!”

Insomma anche uno STOP da parte del Comune non sarebbe, secondo Romanini, garanzia sufficiente a fermare il progetto, per il quale la Regione ha un interesse oggettivo: quello di trovare una soluzione allo smaltimento dei fanghi.

Sempre secondo i Comitati, però, quella proposta da Acea non è la soluzione migliore. E a questo proposito Romanini è stato categorico, affermando che l’impianto proposto è un carbonizzatore, ovvero è un impianto chimico ed è sperimentale. La biolignite è ancora a tutti gli effetti un rifiuto e non un prodotto, quindi non è un impianto che fa “economia circolare”; non vi è certezza né sulla quantità e qualità delle emissioni, né sui possibili danni alla salute e all’ambiente, perché la tecnologia non è testata a livello industriale, ma è ancora – allo stato attuale – a livello di ricerca e appunto di sperimentazione. Ma soprattutto – ha concluso Romanini – questo tipo di impianti non è compatibile con le vocazioni del territorio.

I vari tecnici e progettisti schierati da Acea hanno provato a fornire spiegazioni e assicurazioni, ma non sono stati convincenti. Mai. Ora, che riuscissero a convincere e a rassicurare una platea fortemente ostile era oggettivamente difficile, praticamente impossibile, ma anche tecnici neutrali e persone che non erano pregiudizialmente contrarie al progetto sono rimaste negativamente sorprese dalle tante falle e carenze progettuali e dalle risposte fornite, quasi sempre se non balbettanti, di certo non tali da far tirare sospiri di sollievo. Tanto che sono passati quasi inosservati alcuni passaggi pure importanti, come la conferma, data dal primo dei tecnici Acea intervenuti, della volontà di ammodernare il depuratore esistente ex Bioecologia, che al di là di come andrà a finire la questione carbonizzatore, resterà attivo e continuerà a trattare 90 mila tonnellate/anno di acque reflue urbane e di provenienza industriale e percolato di discarica. O come la notizia, data da un altro “testimonial” che dai rilievi fatti fare da Acea sull’area dell’ex centro carni e sulla falda sotterranea il nichel rilevato in quantità superiori alla norma del 2013-2014 e anche nel 2018, adesso sarebbe sotto ai limiti previsti dalla legge.

Nella seduta di ieri si è parlato per un po’ anche di questa storia, senza però fare cenno al pregresso e cioè al fatto che l’inquinamento da nichel fu scoperto nel 2013 da Arpat in seguito a controlli sui piezometri del depuratore Bioecologia, fu portato a conoscenza dell’opinione pubblica da questo giornale, poi ci furono esposti, assemblee pubbliche, verifiche sul campo e infine un procedimento giudiziario intentato nel 2014 dal Comune nei confronti di una ditta privata e della agenzia governativa Agea per uno sversamento di materiale stoccato in un capannone, sversamento avvenuto nel 2008 e ritenuto la possibile causa dell’inquinamento in questione. Procedimento penale che è tutt’ora in corso presso il tribunale di Siena. Parlare nell’Inchiesta Pubblica del caso nichel – che ovviamente riguardando la medesima area è pertinente –  senza citare fatti rilevanti ci è sembrato francamente poco rigoroso e anche poco serio.

Al di là di tutto, comunque Acea ha perso anche il terzo round. Ma il k0 non arriva. Ci sarà da aspettare ancora. Almeno fino a metà gennaio. Salvo il lancio della spugna.

Il presidente dell’Inchiesta Alessandro Franchi ha annunciato che l’ultimo atto, ovvero la seduta finale nella quale sarà data lettura della sua relazione conclusiva stesa insieme ai commissari di parte (Vitolo per Acea e Casucci per i Comitati) è prevista per sabato 11 gennaio, dalle ore 15,00. Salvo conferma naturalmente. Mentre la Conferenza dei Servizi prevista il 19 dicembre è stata spostata al 20 gennaio. Il Comune potrebbe portare in Consiglio la Variante ed esprimere il proprio parere di merito tra le due date, cioè tra l’11 e il 20 gennaio.

Ma sullo sfondo resta la richiesta del Comune stesso ad Acea di soprassedere al progetto e di destinare l’area ad altro impianto, più green o quantomeno più… testato. Resta da vedere se Acea vorrà tentare il tutto per tutto fino alla fine, o se soppesando i pro e i contro e quindi anche il danno di immagine che le creerebbe una eventuale bocciatura, deciderà di tirare i remi in barca cercando un altro sito e valutando l’ipotesi messa sul piatto dal Comune… E se sull’idea del parco fotovoltaico (o qualcosa di equivalente) ci fosse ampia convergenza, compresi comitati, comuni limitrofi e opinione pubblica anche per Acea sarebbe più difficile fare muro… Ad oggi però, questa convergenza (tranne qualche apprezzamento da Cetona e Castiglione del Lago) non si registra e non si capisce neanche bene il perché.

m.l.

 

 

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