SINALUNGA, IL SINDACO AGNOLETTI NON TENTERA’ IL BIS. IL PD PUNTA SU ROSY BINDI?

giovedì 27th, dicembre 2018 / 18:48
SINALUNGA, IL SINDACO AGNOLETTI NON TENTERA’ IL BIS. IL PD PUNTA SU ROSY BINDI?
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SINALUNGA –  Era l’ultimo dubbio. Ora anche questo è sciolto. Anche Riccardo Agnoletti, sindaco uscente di Sinalunga non si ripresenterà alle prossime elezioni. Lo ha annunciato lui stesso:

“Rimango negli organi politici ma la mia avventura amministrativa in prima linea finisce qui. Ringrazio la comunità sinalunghese per la fiducia che mi ha dato e il partito democratico che è sempre stato vicino alle dinamiche istituzionali”, ha scritto in un comunicato. Un comunicato laconico, così sarebbe stato definito ai tempi del vecchio Pci. Un modo per dire arrivederci e grazie. Ora pensateci voi.

“Accompagnerò volentieri  la scelta del nuovo candidato che l’unione comunale Pd vorrà proporre, mettendomi completamente a disposizione. Sono orgoglioso di essere riuscito nel mio mandato, nell’intento di approvare definitivamente il regolamento urbanistico che era stato adottato fin dal 2012. Ma non solo, l’aver contribuito all’avvio del procedimento per il Piano Strutturale Intercomunale rappresenta un importante traguardo che mi ero a suo tempo prefissato. Uno strumento importante per le scelte strategiche future con Sinalunga che avrà un ruolo primario nel contesto di questo territorio e che prossimamente potremmo presentarlo alla cittadinanza. Anche questo sarà un elemento importante per la prossima campagna elettorale del prossimo candidato sindaco. E’ stata una esperienza bellissima, ancorché molto impegnativa. Lascio per motivi strettamente personali e la mia decisione è irrevocabile”. Così scrive Agnoletti. 

E pare che i margini di ripensamento siano zero. Così dopo Eva Barbanera di Cetona, Fabrizio Fè di Pienza, Fausto Scricciolo di Città della Pieve, Paolo Morelli di San Casciano Bagni, Giacomo Grazi di Torrita, un altro dei sindaci al primo mandato e dunque ricandidabili, si chiama fuori dalla bagarre elettorale di primavera.

Probabilmente a ripresentarsi sarà solo Andrea Marchetti a Chianciano, che però nel 2014 fu appoggiato dal centrodestra, non dal Pd. Pareva ci fosse un certo feeling tra Marchetti e il Pd, tanto da ipotizzare addirittura un cambio di quadro politico o una sorta di “santa alleanza” per Chianciano, con il Pd pronto ad appoggiare il sindaco uscente, ma alcune recentissime esternazioni del partito di opposizione, hanno raffreddato non poco la situazione, spargendo un bel po’ di gelo sulle prospettive di una ipotesi del genere.

Ma torniamo a Sinalunga, che non è Cetona o San Casciano e neanche Pienza. Sinalunga è la seconda cittadina della Valdichiana dopo Montepulciano. Ha più di 10 mila abitanti e diverse frazioni (Bettolle, Guazzino, Scrofiano, Farnetella, Rigaiolo, Rigomagno…). E’ stata per decenni il polo produttivo del comprensorio. In un certo senso si può considerare la città specchio di Chiusi, dalla parte opposta della valle. Come Chiusi ha il casello autostradale A1 ed è nodo verso l’Umbria (la Bettolle-Perugia comincia lì). Ha una multisala cinematografica, un teatro storico, un grande centro commerciale, un Poliambulatorio della Asl. Come Chiusi è paese di confine, in questo caso con l’aretino.

Attualmente, rispetto a Chiusi e al resto della Valdichiana ha anche la squadra di calcio più altolocata: i rossoblù giocano infatti in  serie D.

E’ come Chiusi e come un po’ tutto il comprensorio, ad eccezione di Montepulciano e Pienza, una realtà più vocata ai servizi che al turismo. Annovera sul proprio territorio aziende agricole di un certo peso nella produzione della Chianina ed ha pure un vino Doc, il Bianco Vergine Valichiana, che non è il Muller Turgau, né il Verdicchio di Jesi, ma non è neanche un vinello da 4 soldi.

Sinalunga però, a dispetto delle dimensioni e del peso economico e sociale, politicamente non ha mai pesato più di tanto nello scacchiere della Valdichiana e della Provincia di Siena. Ha espresso poche figure di eccellenza. Difficilmente è uscita dal ruolo di serbatoio di voti e poco più.

Ai tempi del Pci era una roccaforte rossa, di quelle inespugnabili. Retaggio delle lotte mezzadrili e dei fornaciai di Bettolle e Guazzino del ’48-49 e poi degli anni ’50 e ’60… Lotte che fecero più volte sobbalzare il Parlamento e fecero scuola a livello nazionale.

Ultimamente, non è uscita dal limbo. E a poco è valsa anche la presenza in loco di Rosy Bindi, figura certamente di spicco  della sinistra non comunista. C’è anche chi ha fatto il suo nome come possibile candidato sindaco, ora che non ha più impegni di governo e di partito. Sarebbe un colpo di teatro, certamente d’effetto. E non è affatto escluso che alla fine la Rosy nazionale un pensierino alla guida del suo paese ce lo faccia…  Potrebbe anche essere un contributo al territorio. Del resto  l’ex ministro non è Matusalemme, ha 67 anni e ancora molte cose da dire.  sarebbe anche un segnale di continuità con Agnoletti, il quale 5 anni fa uscì dal cilindro, proprio come un coniglio della covata allevata dalla Rosy. Prima consigliere provinciale poi assessore all’ambiente e vicesindaco, Agnoletti è entrato in politica sull’onda dell’esperienza dell’Ulivo e del partito dei Democratici, quello dell’Asinello ideato da Prodi, che poi diventò la Margherita e una gamba del Pd di Veltroni.

Sindaco non di derivazione Pci-Pds-Ds, Agnoletti ha seguito, come molti suoi colleghi della zona, l’onda renziana e probabilmente, ora che quella stagione è finita in malo modo, sente sulle spalle tutto il peso di una infatuazione sbagliata. Anche se, va detto, rispetto ad altri sindaci, ha scelto e tenuto sempre un profilo più basso, meno incline ai selfie e all’uso dei social in qualunque circostanza e su qualsiasi argomento.  E questo lo ha fatto apparire come un sindaco forse poco decisionista e poco deciso.

Nella sua lettera di commiato parla di “motivi strettamente personali” e su quelli non si discute. Ma certamente un po’ di scoramento, di stanchezza e di amarezza per come sono andate le cose, alla base della scelta di gettare a spugna, ci saranno. Vedremo come andrà a finire, la corsa per le candidature è appena cominciata. E sarebbe un colpo mortale per il centro sinistra se l’ex roccaforte rossa, il fortino inespugnabile di Sinalunga dovesse passare di mano, magari alla Lega e ai 5 Stelle. Il Pd è in ambasce, ma qualcosa si inventerà. Il sussurro “Rosy dacci una mano”, comincia ad aleggiare sotto il cielo di Sinalunga.   Il problema se mai è se basterà…

m.l.

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