SIENA, IL 31 OTTOBRE SI ELEGGE IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA. IL PD RISCHIA UNA NUOVA DEBACLE E FA QUADRATO SU FRANCESCHELLI

giovedì 25th, ottobre 2018 / 12:36
SIENA, IL 31 OTTOBRE SI ELEGGE IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA. IL PD RISCHIA UNA NUOVA DEBACLE E FA QUADRATO SU FRANCESCHELLI
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SIENA – Il 31 ottobre prossimo, mercoledì, si vota per il rinnovo della presidenza della Provincia. O meglio, votano i sindaci e consiglieri comunali dei 36 comuni. E’ un’elezione di secondo livello. Tra addetti.

Il presidente attuale Fabrizio Nepi, sindaco di Castelnuovo Berardenga lascia per fine mandato. Il Pd stavolta si presenta all’appuntamento con una candidatura unitaria. E già questa è una notizia. Il presidente della Provincia viene eletto tra i sindaci, e i sindaci candidabili erano solo 6, quelli cioè che hanno ad oggi ancora almeno un anno di mandato da espletare. Quindi per il Pd Juri Bettollini di Chiusi, Francesco Landi di Sarteano, Sauro Machetti di Trequanda e Silvio Franceschelli di Montalcino. Per il centro destra solo il sindaco di Siena Luigi De Mossi e Maurizio Colozza di Monticiano. Nessun altro sindaco in carica era candidabile ed leggibile, perché tutti in scadenza, nella primavera 2019.

Per il Pd la scelta è caduta su Franceschelli che è sindaco della città del Brunello, ma vive e lavora a Siena, quindi potrebbe svolgere il doppio incarico con maggiore facilità di altri. Il centro destra ha invece scelto De Mossi. 

La sfida sarà dunque tra loro due. E sarà una sfida all’ultimo voto, perché sulla carta il Pd dispone del 55% dei “grandi elettori”, ma la votazione avverrà a Siena, nel Palazzo della Provincia e non nei singoli consigli comunali e se qualcuno dovesse marcare visita gli equilibri potrebbero saltare.

Su Franceschelli, dicevamo, il Pd ha trovato una quadra faticosa, ma alla fine tutti d’accordo, sia l’ala sinistra capeggiata dal segretario provinciale Valenti, sia l’ala renziana, nella quale ha pesato l’endorsement a favore di Franceschelli del sindaco di Chiusi Bettollini, che alcuni avrebbero voluto candidare e che invece ha fatto un passo indietro. Nella foto qui a fianco Bettollinie Franceschelli alla festa dei Ruzzi della Conca a Chiusi nel settembre scorso. Dopo il “patto del gelato”, il “patto del Brunello”? 

Ma, al di là di endorsement e patti, crediamo che abbia pesato soprattutto la possibilità concreta di perdere la guida della Provincia, dopo aver perso il capoluogo. Se dal voto del 31, uscisse vincitore De Mossi, per il Pd la debacle nelle Terre di Siena sarebbe completa e definitiva.

Peseranno, nel voto, anche altri fattori e altre componenti. Come dicevamo, votano i consiglieri comunali. Quindi potrebbero essere decisivi anche i voti dei consiglieri 5 Stelle, di quelli delle liste civiche, tipo la Piazza di Pienza e di quelli delle liste di sinistra tipo i Podemos di Chiusi.

I 5 Stelle sembrano orientati su De Mossi. Per dare la definitiva spallata al sistema di potere imperniato sul Pd e  perché adesso sono alleati nel Governo con la Lega che a Siena ha sostenuto apertamente De Mossi, con il placet dei vertici nazionali dei 5 Stelle che privarono la lista locale della possibilità di presentarsi alle comunali.

Il sistema di potere del Pd non piace neanche alle liste civiche e alle liste di sinistra, ma tra un candidato Pd e uno in quota Salvini-Berlusconi, alla fine potrebbe prevalere il “non facciamoci del male” (più di quello che è già stato fatto). Ed è ciò che sperano i dirigenti del Pd che piano piano (molto piano) si stanno affrancando dalla cultura renziana per riavvicinarsi a idee, proposte e parole d’ordine più consone alla storia e alla tradizione della sinistra. Se i consiglieri civici e di sinistra invece dovessero disertare l’appuntamento, potrebbero finire per favorire De Mossi.

La Provincia, anche se svuotata e resa ente di secondo livello, mantiene comunque competenze importanti, sulla viabilità, per esempio e il Pd non ha intenzione di perderne il controllo. Ma a questo punto è anche una questione squisitamente politica. Una vittoria della destra, con De Mossi che si troverebbe ad avere in mano le chiavi del Comune Capoluogo e dell’Amministrazione Provinciale, sarebbe una pietra tombale sulla storia di quella che fu la provincia più rossa d’Italia. Chiuderebbe un capitolo lungo, che dura dal dopoguerra.

Certo, negli ultimi 10-15 anni il Pd e prima ancora i Ds e alleati vari ne hanno combinate di tutti i colori (la debacle Mps, la crisi dell’Università e della sanità, la gestione dei rifiuti finita sotto inchiesta, la chiusura dell’Enoteca Italiana…), aprendo la strada all’antipolitica, all’assalto della destra revanscista e delle forze populiste. Ogni voto è un redde rationem. E anche questo voto, solo per addetti al lavori, del 31 prossimo, si annuncia come un appuntamento rovente.  Qualche Comune si organizzerà per garantire la partecipazione al voto dei propri consiglieri, stile gita sociale in città. Lo faranno sia quelli a guida Pd che gli altri. La posta in gioco è la guida di un ente, ma anche l’immagine politica di un territorio. Se il Pd dovesse perdere anche questa battaglia, tutto il gruppo dirigente senese – renziani e antirenziani, senza distinzione –  dovrebbe trarne le conseguenze e fare non uno, ma molti passi indietro. Anche di corsa.

 

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