CHIUSI, ORIZZONTI E IL CIGNI-PENSIERO. MA QUALCOSA NON TORNA

mercoledì 17th, agosto 2016 / 14:52
CHIUSI, ORIZZONTI E IL CIGNI-PENSIERO. MA QUALCOSA NON TORNA
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CHIUSI – Da cronista di paese ho seguito assiduamente e volentieri il festival Orizzonti. Ne ho anche scritto molto su questa testata. Una quindicina di articoli tra presentazioni, recensioni, curiosità, interviste… Più di qualsiasi altro giornalista e di qualsiasi altro giornale. Ne ho scritto, in genere, bene. Sottolineando l’elevata qualità degli spettacoli e dei protagonisti e anche una certa carica di dirompente e salutare dissacrazione, di antagonismo rispetto al pensiero unico e al benpensantismo, una certa carica sovversiva, insomma. E non a caso ho parlato, in più d’una occasione, di una invasione di masnadieri, di guastatori arrivati per demolire certezze consolidate, luoghi comuni, conformismi… Considero giusta e positiva la strada intrapresa e il direttore artistico del festival Andrea Cigni un amico, un valore aggiunto, una risorsa importante che Chiusi si è trovata tra le mani e fa bene a tenersela stretta. E infatti ho salutato con favore la conferma di Cigni anche per il 2017, se non (ancora) per il prossimo triennio.

In una intervista rilasciata al giornalista Matteo Brighenti (uno di quelli al seguito del festival) per la rivista  on line PAC paneacquaculture.net, a riflettori spenti e appena dopo l’annuncio del rinnovo dell’incarico anche per il prossimo anno, il direttore e mio amico Andrea Cigni dice però delle cose discutibili, forse poco eleganti (e non è il suo stile) e alcune non le dice, il che è pure peggio. E da amico e osservatore esterno, mi pare giusto farglielo notare.

Noi siamo arrivati e abbiamo fatto una piccola invasione, sana, bella, secondo me. OrizzontiFestival ha 3 anni di vita, nonostante sia la XIV edizione, perché sì, è così, senza voler dire che prima non c’era niente, c’era, ma aveva un’altra modalità. Quando sono venuto la prima volta, il 13 agosto 2013, c’erano un ragazzetto che tirava pallonate in Piazza del Duomo e due anziani su una panchina, che ci sono ancora, e magari sono tra quelli che denigrano il Festival, che dicono che abbiamo rubato loro l’estate perché chiudo quella panchina dove stanno seduti tutto l’anno“, afferma Cigni. Ecco è vero che Chiusi è generalmente una cittadina sonnacchiosa e spesso desertica (l’ho scritto decine di volte), ma non è solo “un ragazzetto che tira calci a un pallone e due anziani su una panchina”.  Non può fare il De Luca versione Crozza, l’amico Cigni. Il festival Orizzonti si fa da 13 anni, aveva altre modalità, è vero, non aveva la stessa specificità, né la stessa carica emozionale e dissacratoria, forse, ma faceva più  meno le stesse presenze e anche più, ha visto venire a Chiusi artisti di grande qualità come Moni Ovadia, Nicola Piovani, Luis Bacalov, Simone Cristicchi, Ascanio Celestini, Davide Enia… per dirne alcuni. E Chiusi un certo fermento teatrale lo ha sempre avuto, indipendentemente dal festival estivo.

Quale altro paese da 1.800 abitanti ha un’offerta come la nostra? Con 180mila euro di budget, che spendiamo prima di tutto per il palcoscenico. Serviamo 4.400 pasti, 1.800 pernottamenti, il 70% delle risorse resta sul territorio. Ai negozianti, il Festival non risolve un mese, ma una stagione intera. Il pubblico vede spettacoli, il commerciante vede il cassetto. Quindi Chiusi vive del Festival.” Risponde Cigni al suo intervistatore. E qui mi viene da replicare ancora.

Caro Andrea, Chiusi non è un paese da 1.800 abitanti. Chiusi di abitanti ne ha quasi 9.000 e se tu per primo “escludi” e tagli fuori tutti quelli dello Scalo (che non è una frazione) e delle frazioni, poi nessuno si può lamentare se quegli abitanti al festival non ci vengono. E in effetti non ci vengono. Se non si sentono coinvolti e partecipi. Non tutti denigrano, ma agli spettacoli di spettatori locali se ne vedono pochi. E questo è un problema, anzi è ‘il problema’. Se non per te e per gli artisti, per la città e per chi mette i soldi, sicuramente sì.

Il festival Orizzonti non può essere considerato, da nessuno, una manifestazione del solo centro storico. Anche se si tiene lì. E poi, Andrea, 180.000 euro di budget, non sono proprio un nonnulla. Si tratta di una bella sommetta. A livello di battuta da bar verrebbe da dire che se una cifra del genere l’avessero a disposizione gli organizzatori del Lars Rock Fest, forse avremmo la fila al casello e un ingorgo alla Fontina tutte e due le sere…

Certo, il Festival un minimo di ritorno economico alle attività del centro storico e a qualche agriturismo lo garantisce, ma non credo proprio che siano cifre che “risolvono una stagione”. Purtroppo.

Il coinvolgimento, per la prima volta, dei commercianti dello Scalo con i temporary shop durante il festival, è stato un bel segnale. Come dire “diamoci una mano!”. Ma solo un segnale. Non credo che quei negozi temporanei abbiano fatto faville, parlando del cassetto, perché al di là degli artisti e degli addetti, di gente a Chiusi anche durante Orizzonti, ne è girata poca. Come sempre.

Infine un’altra questione. Quella del “lascito”,  del “sedimento” del festival in loco, dal punto di vista culturale e non economico. “Per la Compagnia speravo in una loro tensione a migliorarsi, ma ognuno fa teatro per il tempo che ha e per quelle che sono le sue conoscenze. Ho voluto dare spazio alle realtà locali perché non ne hanno dato a me quando ero a Castiglioncello, dove sono nato…. Adesso pensiamo a un progetto formativo, alle Orizzonti Officine. Le abbiamo già attivate per i bambini, affidandole durante il Festival alla Compagnia I Macchiati. Presto lo faremo anche con i giovani e gli adulti, per formare attori professionisti. Si entrerà su audizione e non si pagherà nulla, a parte una quota di iscrizione. Questa sarà la fucina in cui costruiremo la Compagnia del Festival”. Così afferma Andrea Cigni. Che guarda avanti, ma  fa solo un cenno alla “compagnia” esistente, a quel gruppo di registi, attori e tecnici locali che da 3 anni partecipa attivamente con propri spettacoli al “suo” festival e lo cita come un gruppo che fa quello che può, ma non può molto…  Parlo dei vari Gabriele Valentini, Laura Fatini, Francesco Storelli, Gianni Poliziani, Francesca Fenati, Carlo Pasquini, Mascia Massarelli, Laura Morganti, Valentina Bischi ecc… Andrea Cigni li liquida con una battuta che sa di bocciatura. Alcuni spettacoli come “Marrana” di quest’anno,  sarebbe stato forse meglio proporli al Chiostro (ambiente più raccolto) che in piazza Duomo e il livello artistico è quello di attori bravi, navigati, appassionati, ma comunque non professionisti, diverso da quello dei mostri sacri del teatro d’avanguardia ammirati in altre performances. Non vi è dubbio su questo. Ma gli spettacoli non hanno sfigurato. Hanno fatto pubblico. Le “forze teatrali locali” si sono misurate, in tutte e tre le edizioni, con un tema prefissato, con una certa ricerca… Non hanno fatto teatro da dopolavoro. Anzi, alcuni (Fenati, Bischi, Pliziani) qualche esperienza professionistica alle spalle ce l’ha.

Ma quello che più conta è che si tratta di ciò che resta del festival nel territorio. Il sedimento, appunto. Questo Andrea Cigni non lo dice. Ignora. Svicola. Sembra quasi se ne voglia sbarazzare puntando sulle officine, sui provini e le audizioni… Io francamente non ce li vedo Gianni Poliziani, Francesca Fenati, Carlo Pasquini e gli altri fare la fila per l’audizione… Il rischio è di perderlo il sedimento.

Insomma la risposta di Cigni a Brighenti su questo aspetto mi è sembrata quantomeno poco elegante. Anche poco rispettosa del lavoro che gente non professionista ha fatto per partecipare al festival e farlo al meglio possibile. Fermo restando che le “officine” possano anche funzionare e sformare nuovi talenti…

Qui mi fermo. Ma l’intervista di Andrea Cigni è l’ennesimo tassello che fa crescere la mia convinzione che gli Stati Generali della Cultura -ovvero una discussione ampia e serena sullo stato delle cose, sulle risorse materiali e umane e sulla gestione delle stesse – servano come il pane per chiarirsi le idee e non siano più rinviabili. Prima si faranno meglio sarà.

m.l.

 

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