CHIUSI: LA SINISTRA C’E’ MA SI VEDE POCO. E SE I ‘PODEMOS’ GIOCANO CON UN MODULO SBAGLIATO…

mercoledì 31st, agosto 2016 / 14:50
CHIUSI: LA SINISTRA C’E’ MA SI VEDE POCO.  E SE I ‘PODEMOS’ GIOCANO CON UN MODULO SBAGLIATO…
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CHIUSI – Ogni tanto qualcuno, per strada, mi chiede “ma che fine hanno fatto i podemos”? Quelli di Chiusi, naturalmente, non quelli spagnoli di Pablo Iglesias. E a rivolgermi la domanda sono persone che li hanno votati alle comunali di giugno o che si aspettavano, forse, una presenza più marcata. Io rispondo glissando. Dico che non è che se ne siano proprio perse le tracce, che Possiamo qualche posizione l’ha presa, ultima quella sulla festa-raduno nazionale  di Casa Pound a Chianciano. Rispondo che è agosto e quindi tutto è un po’ più rarefatto;  che io sono solo uno che li ha votati, incoraggiati e sostenuti, senza far parte però del “gruppo dirigente o promotore” e che la domanda andrebbe posta a Luca Scaramelli e agli altri più che a me… Però quella domanda me la pongo anche io. E sebbene qualche posizione Possiamo l’abbia presa (ma ce n’è anche qualcuna che doveva prendere e non ha preso, come nel caso dell’affidamento dei locali di Santo Stefano ad una associazione presieduta da una sua esponente e candidata, che ha fatto la gnorri…), nonostante ogni tanto Possiamo si sia fatta  sentire, l’impressione è che il movimento di sinistra, che pure aveva ottenuto un buon risultato elettorale, migliore dei 5 Stelle e oltre le previsioni, si sia afflosciato sul nascere praticamente nella culla.

Magari non è così. E i podemos chiusini stanno alacremente lavorando per gettare le basi del futuro… Ma all’esterno trapela poco. E le domande un po’ perplesse di chi li ha votati sono del tutto legittime e comprensibili.

A mio avviso il problema non è l’estate, il periodo feriale. E’ il classico “difetto di fabbrica”. Anche la Primavera ne aveva uno, vistoso: era la scarsa o poco precisa identità. La natura un po’ troppo ibrida (né di destra, ma neanche troppo di sinistra) che poi ne ha frenato l’azione, comunque puntigliosa, ma spesso ragionieristica e solo consiliare. Possiamo è nata su premesse diverse. Proprio con l’idea di superare quel difetto. E infatti pur non avendo un simbolo di riferimento nazionale, il movimento si è dato una identità più marcata, una connotazione precisa e dichiarata. Cioè dichiaratamente “di sinistra”. Con l’obiettivo di andare a rioccupare un spazio lasciato vacante dal Pd e dai partiti della ex sinistra radicale (Rifondazione, Sel, Comunisti italiani…) ormai dissolti. Su questo ha scommesso Possiamo. E 600 persone che hanno detto “ok, ci sto!”, non sono poca cosa, per cominciare. Una piccola dote preziosa. Ma come si struttura di solito un movimento politico che nasce dal nulla?

Può capitare che nasca sull’onda elettorale, cioè con l’obiettivo immediato di presentarsi alle elezioni. E può capitare, anzi è quasi sempre così, e anche nel caso di Possiamo è stato così, che a promuoverlo sia una elite, un gruppo ristretto. Magari 4 amici al bar che hanno voglia di cambiare il mondo…  Ma dopo le elezioni, archiviato il primo step, cosa fa il neonato movimento?

Per prima cosa organizza un’assemblea pubblica per conoscere e ringraziare i cittadini che gli hanno dato il voto e fiducia. Per dare la carica insomma ad un esercito ancora un po’ informe e irregolare… In quella sede i promotori possono proporre un primo gruppo dirigente provvisorio: un portavoce, un direttivo ecc. chiedendo e verificando anche eventuali disponibilità tra i convenuti. Dopo questo passo il gruppo dirigente provvisorio può cominciare a stendere una sorta di statuto per regolare l’adesione, la vita e l’organizzazione del movimento e preparare un programma di iniziative. Il tutto cercando di coinvolgere il più possibile il corpo elettorale, i simpatizzanti – che sono la miniera cui attingere –  nella discussione, nelle proposte e nella gestione delle iniziative. Dopo un periodo di rodaggio, verificate tutte le disponibilità, le competenze, può passare alla seconda fase dandosi una organizzazione non più provvisoria. I partiti lo fanno con i congressi. Per un movimento come Possiamo poteva e potrebbe bastare una assemblea ad hoc.

Ma soprattutto un movimento che voglia strutturarsi e durare nel tempo, tutto questo lo fa uscendo sempre di più allo scoperto. Cercando di far capire a chi l’ha votato, che non ha votato invano. Che uno vale uno, ma talvolta anche due, perché la forza sta nella condivisione, nella partecipazione responsabile e consapevole, ma anche più larga possibile.

Ecco, tutto questo Possiamo non lo ha fatto. Almeno fino ad ora.

Il gruppo promotore non è diventato ancora un movimento politico, è rimasto una lista elettorale che riunisce i candidati e pochi altri. Non ha incontrato i suoi elettori, i suoi simpatizzanti, i suoi sostenitori. E questo è stato ed è un errore e può diventare un limite letale.

Non ha cercato adesioni su specifiche tematiche, non ha chiesto disponibilità a chi pure in qualche modo gli ha dato e dimostrato fiducia. In questo modo le adesioni si perdono per strada, non si guadagnano. Soprattutto se ci si richiama ai valori, alla storia, alle sensibilità della sinistra. In sostanza Possiamo è scesa in campo, ha giocato, ma con un modulo sbagliato.

Anche le posizioni che ha preso, vedi quella sul raduno di Casa Pound,  le ha prese a tavolino. Tra pochi intimi. Non sono state discusse e ragionate pubblicamente o comunque in un ambito più ampio del ‘cenacolo’ dei 12 candidati più un paio di Maddalene… Probabilmente con una discussione pubblica o quantomeno ampia, quella posizione avrebbe avuto più forza, sarebbe emersa con maggiore chiarezza. Avrebbe fatto “promozione” al movimento… e magari alla manifestazione del 4 settembre a Chianciano, Possiamo avrebbe potuto presentarsi con una bella pattuglia…

I Podemos chiusini sono persone per bene, gente che ha davvero voglia di cambiare il mondo (o quantomeno il verso di tante cose che non vanno) ma finora si sono chiusi a riccio, si sono mossi in modo un po’ carbonaro, sono rimasti 4 amici al bar. Con il rischio di diventare 3 e poi due… finché anche il barista non si stancherà di tenere aperto per un avventore solo. Perché è così che vanno a finire certe cose. E’ così che è finita la Primavera che di voti ne aveva presi più del doppio e aveva pure un cenacolo di partenza più ampio. In sostanza Possiamo ha deciso di scendere in campo, ha giocato, ma con un modulo sbagliato.

Può essere una questione di inesperienza. Di scarsa abitudine alla politica e alle “regole” (anche quelle non scritte) della politica. Di approccio giovanilistico e un po’ scolastico ai problemi della città e alle vicende organizzative. Può essere che dopo le elezioni è arrivata subito l’estate… e d’estate fa caldo. Ma Possiamo non può essere solo quello che ha fatto vedere finora. Sarebbe troppo poco. E sarebbe un peccato, e ancora un’occasione sprecata. Mi auguro che uno scatto ce l’abbia. Luca Scaramelli ama la bicicletta, è tifoso e appassionato del ciclismo. Lui una certa esperienza ce l’ha, e sa che se vuoi dimostrare qualcosa non puoi stare sempre rintanato in mezzo al gruppo, senza mai tirar fuori la testa, che non puoi accontentarti dei traguardi volanti… che ci sono momenti in cui devi cercare compagni per lanciare la fuga buona e pedalare con il vento in faccia…

Marco Lorenzoni

 

 

 

 

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