SIENA, CADONO LE PRIME TESTE NEL PD. NEL MIRINO ANCHE IL SEGRETARIO PROVINCIALE VALENTI E I CAPI-CORRENTE

venerdì 29th, giugno 2018 / 11:22
SIENA, CADONO LE PRIME TESTE NEL PD. NEL MIRINO ANCHE IL SEGRETARIO PROVINCIALE VALENTI E I CAPI-CORRENTE
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SIENA – Dopo la clamorosa sconfitta elettorale al ballottaggio di domenica scorsa, il Pd senese si lecca le ferite. L’assemblea dell’Unione Comunale del partito, riunitasi ieri sera ha visto infatti cadere le prime teste. Il segretario del’Unione Simone Vigni e la presidente dell’assemblea Fiorenza Anatrini hanno infatti rassegnato le proprie dimissioni.

Dimissioni che i due dirigenti definiscono “un atto dovuto nel segno della responsabilità e della rigenerazione del partito”.

“Per questo motivo – scrivono Vigni e Anatrini – è auspicabile un’effettiva unità sia nel Pd che tra tutte le forze di opposizione presenti in consiglio comunale. Non sono più accettabili attacchi nei nostri confronti da parte di chi dovrebbe stare dalla nostra stessa parte”.

Nei prossimi giorni, spiegano ancora, “riuniremo la direzione per nominare la reggenza e individuare il percorso per arrivare il prima possibile alla nomina del nuovo segretario”. Vigni e Anatrini hanno anche ringraziato “gli oltre 11.600 elettori che ci hanno dato fiducia al ballottaggio del 24 giugno. Come Pd garantiremo loro un impegno serio e costante non solo tra i banchi dell’opposizione ma soprattutto in città per continuare a dialogare con la comunità, raccogliere i bisogni e le richieste dei cittadini e portarle all’attenzione dell’amministrazione”.

Naturalmente la resa dei conti non finisce qui. Nel Pd senese, inteso non solo come livello cittadino, ma di tutta la provincia, c’è chi chiede le dimissioni anche del segretario provinciale Andrea Valenti, che dopo aver vinto, abbastanza a sorpresa il congresso, battendo la componente renziana, poi non è evidentemente riuscito a imprimere un cambio di passo al partito. C’è chi gli rimprovera di non essersi opposto al “patto scellerato” con Piccini, che gli elettori hanno vissuto come una riedizione del “groviglio armonioso” che ha portato Siena al disastro.

Certo, la campagna elettorale per le Comunali è stata gestita dall’Unione Comunale di Siena, non dal livello provinciale. Ma la leadeship Valenti – dicono alcuni – si è dimostrata debole e silenziosa. Poteva avere più peso nel dettare la linea.

Sotto accusa oltre Valenti anche lo stesso Bruno Valentini, il grande sconfitto, e i leaders delle varie componenti, da Scaramelli a Dallai a Monaci…  Il tonfo elettorale che ha portato la destra alla guida del Comune, sia pure per una manciata di voti (378 per l’esattezza, che su 24 mila votanti al ballottaggio sono in’inezia) è una sconfitta di tutti e il redde rationem non risparmierà nessuno.

Quella che al momento non emerge però è la direzione che intenderà prendere il Pd. E soprattutto se il Pd rimarrà tale, provando a far prevalere le ragioni del’unità, evocate da Vigni e Anatrini o si scinderà di nuovo, con una parte pronta a seguire Calenda e una parte in libera uscita.

Intanto il neo sindaco di centro destra De Mossi si è presentato con una “sparata”  revanscista, poco seria e poco rispettosa della storia politica della città del Palio, parlando di “cambiamento dopo 74 anni di malgoverno della sinistra”. Gli ultimi 20 sì, sono stati caratterizzati da scelte discutibili e disastrose, ma i primi 50 no. Fino agli anni ’90 Siena è stata un esempio di buon governo, riconosciuto a livello nazionale e internazionale. Fu la prima città in Italia ad istituire la zona blu, cioè a vietare il traffico nel centro storico, per dire…

Un “cambio della guardia” in Comune era forse necessario. Un po’ di purgatorio all’opposizione non può che far bene a chi ha governato tanto a lungo, l’alternanza è linfa vitale per la democrazia.  Ma se diventa revanscismo, ovvero atteggiamento collettivo di rivincita tipico della destra più oscura e fascistoide, allora non porterà nulla di buono. Auguri ai senesi…

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