HIROSHIMA E NAGASAKI E IL PENSIERO DI FRANCO RASETTI: INIZIATIVE A PACIANO E IN UMBRIA PER FARE CRESCERE SEMI DI PACE
L’aria di guerra che avvolge il pianeta di questi tempi relega nell’ombra della disattenzione il doppio anniversario delle bombe atomiche sganciate dagli Usa su Hiroshima e Nagasaki.
Eppure nella settimana che concentra la memoria di quel doppio olocausto di 81 anni fa sono spuntate, qua e là in tutta Italia, anche nei piccoli centri, iniziative ispirate dalla delicatezza di un ricordo che più tragico non poteva essere e alla determinazione di mantenerne viva la memoria.
La delicatezza è rappresentata dagli origami che rappresentano la sagoma di una gru, uccello della speranza per l’esaudimento di un desiderio.
Secondo la tradizione giapponese la ricompensa per chi riesce a piegare mille gru di carta vedrà avverarsi un desiderio come ricompensa per la concentrazione e l’impegno.
Le gru della pace in origami
Umbertide – E’ accaduto anche alla “Piattaforma” di Umbertide dove la libreria Alibù ha ospitato un laboratorio dove piccoli e grandi hanno accolto la sfida realizzando centinaia di piccole gru in origami.
La determinazione è rappresentata dall’impegno del “Coordinamento della pace Alta Valle del Tevere”, che in piena estate ha ripreso la traccia di un percorso avviato nel 2021 con il progetto “Mille gru per la pace nel mondo”, nato per coinvolgere cittadini, associazioni, scuole e centri estivi nella costruzione collettiva di migliaia di origami.
Racconta Giuseppina Gianfranceschi, portavoce del Coordinamento: “In quell’occasione le gru furono realizzate da bambini e adulti e divennero installazioni diffuse nel territorio, toccando Umbertide, Montone, Lisciano Niccone, Città di Castello, Marsciano e in diversi istituti scolastici. L’obiettivo era, ed è ancora oggi, costruire una coscienza comune capace di riconoscere che la pace non è soltanto assenza di guerra e richiede consapevolezza, impegno e partecipazione saldi e forti”.
Nel nome di Franco Rasetti
Paciano – Le gru del desiderio di pace hanno caratterizzato per diversi anni anche il programma per la memoria di Hiroshima che si è tenuto a Paciano.
Questa volta le “Espressioni di pace” sostenute dall’Amministrazione comunale si sono manifestate secondo un modulo più tradizionale, con un pomeriggio di riflessione e una serata musicale.
In questa occasione è riecheggiato anche il pensiero di Franco Rasetti (1901 – 2001), uno dei “ragazzi di via Panisperna” che, una volta capita la tendenza innescata dalle ricerche sull’atomo ebbe il “Coraggio di dire No!”: questo il titolo di una toccante ricostruzione da parte di Claudio Monellini, presidente della Fondazione che porta il nome dell’illustre professore nativo di Pozzuolo Umbro (Castiglione del Lago). A colloquiare con lui, nei giardini di palazzo Baldeschi, c’era Leslie Busby anima del “Centro Terzo Millennio”, frutto del lascito culturale del gruppo di ambientalisti che fecero nascere Greenpeace e che si insediarono proprio a Paciano.
Nel pomeriggio pacianese anche il video messaggio da Hiroshima di Massimiliano Marianelli, rettore dell’Università di Perugia.
Il programma, animato anche dalle associazioni “Il futuro e la memoria”, Comitato di gemellaggio, Centro sociale Boldrini ha avuto un epilogo serale con il recital per voce e chitarra di Selene Capitanucci e Nicolò Neri. 
Gli Hibakujumoku a San Matteo degli Armeni
A Umbertide e Paciano due manifestazioni calibrate sulla ricorrenza cronologica. Come è accaduto anche a San Matteo degli Armeni, l’antico convento che ospita la biblioteca comunale: custodisce, tra l’altro l’archivio di Aldo Capitini e le raccolte dei periodici che Goffredo Fofi editò e diresse. Nel giardino della memoria ricavato dall’orto circostante c’è anche un ginko biloba, collocato lì nel 2020: è il punto di riferimento delle letture ad alta voce organizzate il 7 agosto, cerniera temporale tra le due esplosioni atomiche del 1945.
Un cenno all’articolazione degli interventi offre un’idea dello spessore che sostiene queste occasioni:
– Gabriele De Veris ha introdotto la giornata e ha letto alcuni brani da Il pilota di Hiroshima, il carteggio tra lo scrittore tedesco Gunther Anders e Claude Eatherly, uno dei piloti che sganciarono la bomba atomica su Hiroshima; e ha ricordato When the wind blows, film sulla guerra nucleare del 1986 di cui David Bowie ha scritto una canzona per la colonna sonora
– Rachele Spingola, che ha eseguito all’arpa vari brani fra cui “Piccolo Gingko”, appositamente composta per la piantina di San Matteo degli Armeni.
– Giuseppe Moscati, presidente della Fondazione Centro Studi Aldo Capitini, ha presentato al cune letture e ha ricordato l’invito di Capitini a “farsi centro”, senza attendere che qualcuno organizzi o agisca.
– Antonio Brunori, segretario PEFC, ha raccontato la storia degli Hibakujumoku di Hiroshima in Italia e la rete di città e di iniziative che si svolgono co ulteriori riferimenti botanici alle gingko biloba e alla loro storia millenaria.
– Roberta Perfetti, per il Movimento Nonviolento, ha presentato la Campagna per l’istituzione della difesa civile, non armata e nonviolenta.
– Claudio Capitini ha presentato la traduzione italiana del volume di Tatsuichiro Akizuki Nagasaki 1945, testimonianza personale dell’esplosione atomica e dei mesi successivi dedicati alla cura delle vittime.
Le “donne in nero”
Perugia è una sorta di “opificio culturale” che, tra le varie strumentazioni per impegnarsi nella costruzione di pace, mette a disposizione delle persone volenterose un presidio settimanale fisso che le “Donne in nero” espongono nel cuore della città, in piazza della Repubblica: dal marzo 2022, quindi da quattro anni e mezzo tutti i venerdì pomeriggio si schierano silenziose per un’ora per rammentare a chi passeggia nel salotto buono della città la vita di coloro che hanno avuto il loro mondo disintegrato dalla guerra, a cominciare da coloro che a Gaza sono diventati cavia per le guerre permanenti dell’esercito israeliano.
Ciò che sorprende dell’esperienza promossa dalle Donne in nero perugine è l’esiguità del numero di coloro che decidono di mostrarsi per un’ora alla settimana con sorreggendo le “mani di Fatima” su cui campeggiano parole che nessuno avrebbe coraggio di contestare. Dicono “Donne in nero contro tutte le guerre”, “Sì alla politica della cura”, “Il riarmo è una follia”, “Con il popolo ucraino vittima del bellicismo imperante”, “Vita, terra e libertà per il popolo palestinese”, “Sanzioni a Israele fino al ritiro da Gaza, Libano, Cisgiordania”, “Non in mio nome”, “Basta fabbriche di armi”, “La guerra è una follia”, “Disarmiamo le parole”, “Disarmiamo le menti”, “Disertare l’odio”, “La guerra arricchisce i produttori di armi e gli speculatori della finanza”, “Alziamo la voce della ragione sulle armi e sull’orrore”.
Ebbene questa modalità così tenace e garbata di contestare lo spirito della guerra con un’azione che si esprime puntuale da anni non riesce a farsi breccia nella sensibilità femminile perugina, molto più presente nelle piazze quando si tratta di reagire a qualche accadimento pompato dai media. Un problema su cui le ”Donne in nero” stanno ragionando alla ricerca di un consenso che vada oltre alle parole e si manifesti con un più largo coinvolgimento, soprattutto delle giovani generazioni.
Andrea Chioini








