CAMPO LARGO O CAMPETTO POLVEROSO DI PERIFERIA?

mercoledì 12th, agosto 2026 / 11:35
CAMPO LARGO O CAMPETTO POLVEROSO DI PERIFERIA?
0 Flares 0 Flares ×

Quando eravamo ragazzi, a cavallo fra gli anni ’60 e i ’70, a Chiusi Scalo ci sentivamo un po’ come a Londra. Ogni quartiere aveva il suo “Old Trafford” , ovvero il proprio campo da calcio.  O meglio: da pallone. Che poi era un campetto. Nell’area fra via Fabio Filzi e via Pisacane, dove un tempo i socialisti facevano le Feste de l’Avanti su un muro a mattoni che delimitava l’area di gioco c’era una scritta a vernice bianca: “W il Mar Nero”, tracciata molti anni prima che nascessero le contrade. E il Mar Nero ovviamente aveva il suo di campetti. Come i ragazzi di via Piave e via Montegrappa e quelli delle Biffe. “Sole sul tetto dei palazzi in costruzione/Sole che batte sul campo di pallone/E terra e polvere che tira vento/E poi magari piove”…  la situazione era quella descritta nella canzone di De Gregori. Noi del quartiere Fornace (via Oslavia e dintorni) il nostro Stamford Bridge lo avevamo laddove adesso c’è piazza XXVI giugno. Un paio di metri sotto al livello della strada. Era il “campino” più grande di tutti. Ci potevamo giocare anche 11 contro 11 (un po’ stretti). Qualcuno lo chiamava per questo motivo il “campo largo”.

Ecco, ogni volta che sento i politici attuali del centro sinistra parlare di “campo largo” mi torna in mente quel campetto a lato di via Oslavia. Lì si sperimentavano tattiche nuove, schemi… e cercavamo tutti di mettere in piedi la squadra più competitiva possibile. Eravamo tutti  amici e solidali, ma c’era chi ambiva a fare il leader, chi faceva il furbo, chi cercava sempre di dribblare tutti da solo, chi pensava che dovesse giocare per diritto divino, chi giocava più per sé che per la squadra, chi si inventava ogni volta una regola nuova per fare le formazioni, chi portava via il pallone se finiva nella squadra non gradita o se stava perdendo malamente, chi si ingegnava portando una cassa d’acqua o qualche gazzosa nella speranza di giocare, magari dal 7 in su…  Il più delle volte, direi sempre, finiva che anche fra noi dello stesso quartiere, ci si mandava amichevolmente a quel paese. O  a cacare. Non di rado ci scappava anche qualche calcione negli stinchi. Di quelli dati per far male. E per mandare un avvertimento…

Mi pare che il quadro nel centro sinistra non sia oggi molto diverso da quella del campetto di via Oslavia a Chiusi Scalo alla fine degli anni ’60: campo largo, ma neanche tanto; squadre spesso male assortite; giocatori individualisti e litigiosi; leadership vacillanti e un po’ così; coesione a giorni alterni…

Qualche giorno fa, alla Regione Toscana i consiglieri di Avs hanno votato contro un provvedimento della maggioranza di cui fanno parte sul tema della caccia e dell’ambiente. Tema specifico e dunque può anche capitare. Ma Avs e soprattutto il M5S sono anche contro l’invio di armi all’Ucraina, contro il riarmo imposto dall’UE e dalla Nato, su cui invece il Pd non fa una piega, anzi “insiste”. E vota sempre come e insieme alla destra. Stesso discorso su Gaza e sulla politica israeliana. E questo non è un tema specifico: è il tema dei temi, la discriminante principale. Il “Campo largo” del centro sinistra fa fatica anche a rappresentare, ad offrire una sponda alle migliaia di persone che in questi giorni si sono ritrovare e si ritrovano nelle piazze per cantare tutti insieme la canzoni di Guccini, per ricordare il cantautore scomparso, certo, ma anche per dire che a sinistra c’è tanta gente piena di dubbi, che vuole mandare a casa il governo più fascistoide che l’Italia abbia mai avuto e che non perde occasione per dimostrare di essere un governo fascistoide, ma dalla parte di chi sostiene e foraggia guerre infinite, a chi non riesce a pronunciare la parola “genocidio” di fronte alla tragedia dei palestinesi non riesce a starci.

Il campo largo che si accapiglia o comunque non trova una sintesi e si incarta sulle primarie (che il Pd sistematicamente perde, anche quando le fa da solo in casa propria) come se fosse quello il tema fondamentale, è un quadro desolante. Alla gente comune delle primarie non gliene può fregare di meno, avendo altri problemi come ad esempio arrivare alla fine del mese con stipendi e pensioni sempre più leggeri; come riuscire a fare una visita specialistica in meno di un anno; come viaggiare in treno per studio o per lavoro (ma anche per turismo) senza che ogni viaggio sia un’odissea che sai quando comincia e non sai quando e come finisce; come avere un contratto di lavoro dignitoso e scuole per i figli che non siano continuamente penalizzate e impoverite… Ecco, sentire i partiti del centro sinistra di primarie, di leadeship fra leader che tra l’altro non lo sono, arrovellarsi su Calenda sì-Calenda no, Renzi sì-Renzi no, rimanendo divisi sulla questione dirimente del riarmo e del sostegno alle guerre e a bellicismo della Nato e dell’UE e distratti su altre questioni fondamentali come l’emergenza climatica e la transizione energetica fa somigliare davvero il Campo Largo a uno di quei campetti polverosi di periferia fra i palazzi in costruzione della fine degli anni ’60…

Da cittadino-elettore di sinistra so bene che per mandare a casa Giorgia Meloni e il suo governo fascistoide serve uno schieramento avverso competitivo. E questo schieramento, inutile girarci intorno, non può prescindere al momento da Pd-M5S e Avs che fanno i selfie insieme, ma non sono coesi per niente. La costruzione rischia di essere un cartello di carta che poi si sgretola alla prima ventata un po’ più forte.

Nelle condizioni attuali, c’è tutto un popolo a sinistra che tale schieramento, con le contraddizioni irrisolte di cui sopra, difficilmente lo voterà. E più il campo largo si attarderà sulle primarie e sulla leadeship, più la forbice si allargherà.

Allora cari amici e compagni del centro sinistra, fatela finita di baloccarvi con i tecnicismi della politica e dateci la possibilità di votarvi alle prossime elezioni. Mettete da parte gli interessi di bottega, le aspirazioni personali. Fate uno sforzo, una volta tanto e mettetevi d’accordo, alla svelta. Trovate una linea che anche sulla questione delle questioni (guerra, pace, riarmo ecc.) si possa ritenere accettabile. E non confidate troppo sul fatto che i nostri voti li prenderete lo stesso, perché “se no rivince la Meloni”… Molta gente si è stancata di votare il centro sinistra solo perché gli altri sono peggio. I nostri voti li prenderete se sarete minimamente credibili come alternativa all’attuale maggioranza. Non è poi così difficile: basterebbe che la sinistra ricominciasse a fare la sinistra, smettendo per esempio di votare insieme e come la destra quando si tratta di foraggiare le guerre. E basta con la politica del “ma anche”, per cui non si è mai né carne, né pesce. Il demoscristianismo eletto a sistema, contro una destra rancorosa che cerca rivincite sulla storia, che è più fascista che liberale, che ha contorni razzisti e sovranisti, serve a poco…

Amici e compagni del Campo Largo, basta guardarsi intorno per vedere che anche in altre parti del mondo la sinistra vince e attrae consensi quando e se fa la sinistra. E’ successo di recente alle primarie nel Michigan, Usa, dove ha vinto il candidato della sinistra Dem El Sayed che è un pupillo di Bernie Sanders. Basta guardare a Sanchez in Spagna, che ha risposto alla grande all’attacco di Ceuta, alla presidente del Messico Shembaum. Lo stesso leader dei laburisti inglesi, diventato Primo Ministro al posto di Starmer, che si dichiara “socialista”, come il sindaco di New York Mandani…  Non sto parlando della Corea del Nord o dei sandinisti in Nicaragua, ma degli Usa, dell’Inghilterra.

A volte anche copiare può essere esercizio utile e… rivoluzionario. Quindi copiate pure, fate qualche sacrificio, ma stavolta dateci l’opportunità di votarvi con un minimo di convinzione.

Marco Lorenzoni

Nella foto (Terzogiornale): Conte, Schlein, Fratoianni e Bonelli

0 Flares Twitter 0 Facebook 0 Google+ 0 Email -- LinkedIn 0 Pin It Share 0 0 Flares ×
Mail YouTube