CHIUSI, COMUNE E ANPI RENDONO OMAGGIO ALLA TOMBA DEL “POLACCO”, IL PARTIGIANO UCCISO DAI PARTIGIANI

venerdì 02nd, ottobre 2026 / 21:30
CHIUSI, COMUNE E ANPI RENDONO OMAGGIO ALLA TOMBA DEL “POLACCO”, IL PARTIGIANO UCCISO DAI PARTIGIANI
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CHIUSI – Il Comune di Chiusi, con un post su facebook fa sapere che “questa mattina l’Amministrazione Comunale e la sezione ANPI ‘Tiradritti” di Chiusi si sono recate al Cimitero Militare Germanico di Pomezia per rendere omaggio alla tomba di Joseph Klucine, detto “Il Polacco”. Ovvero il soldato della Wermacht che nei primi mesi del ’44 disertò nei pressi di Chiusi, chiedendo di unirsi ai partigiani della Brigata SIMAR che operava sul Monte Cetona e da questi poi accolto, isolato e infine fucilato il 6 giugno ’44, vicino a Sarteano, per divergenze sulla condotta della guerra di liberazione e sui metodi di lotta.
Il Polacco è il protagonista dello spettacolo “Lo straniero” allestito da primapagina e portato in  scena in molti comuni della zona e anche del nord Italia con una trentina di repliche, fra il 2024 e 2025. Spettacolo sostenuto da Anpi, dal Comune di Chiusi e da tutti i comuni che lo hanno ospitato.
La vicenda del Polacco è una pagina scura, amara, dolorosa e controversa della Resistenza in questo territorio. Una “faida” interna alle formazioni partigiane come ce ne sono state tante, ma nel caso specifico viziata anche da pregiudizi: Joseph Klucine era polacco, quindi uno straniero, era un disertore (dell’esercito germanico) e il comandante della Simar colonnello Silvio Marenco non amava gli stranieri e temeva che quel ragazzone biondo venuto dal nord gli insidiasse la leadership, perché aveva carisma e sapeva combattere. Marenco era un militare in pensione, e come tale diffidava dei disertori.
Alla visita al cimitero tedesco di Pomezia hanno preso parte il Sindaco Sonnini, il Consigliere Mario Cottini, il Presidente Anpi Pietro Carloncelli e il Presidente Onorario Stefano Bistarini, cui si deve la fatica di rintracciare la tomba, su cui è stato deposto un omaggio floreale, con il messaggio: “Al Partigiano Joseph Klucine – Il nucleo comunale di Chiusi delle Bande di Liberazione – Gap 1943-1944”. Con i simboli del Comune e dell’Anpi.
“Un gesto – scrive il comune – fortemente voluto da ANPI e condiviso dall’Amministrazione per restituire memoria a una figura profondamente legata alla Resistenza del nostro territorio, riaffermando l’importanza di non dimenticare chi scelse di ribellarsi al nazifascismo”.
Ci dispiace che Primapagina non sia stata coinvolta e invitata all’iniziativa. Avremmo partecipato volentieri. Lo avevamo promesso a Fausto Pacchieri, presidente Anpi scomparso prematuramente a maggio e ci andremo per conto nostro. Ci sono andati Anpi e Comune e va bene lo stesso. Un passo che avvalora, comunque, il lavoro che abbiamo fatto in questi anni su questa storia.
In ogni caso,  il nostro contributo alla memoria di Joseph Klucine crediamo di averlo dato. Per 80 anni, il Polacco  è passato per “una testa calda” e una “scheggia impazzita” che stava mettendo a rischio la sopravvivenza delle bande partigiane di Chiusi e della zona, e invece era solo un partigiano che voleva combattere i nazisti che lo avevano arruolato a forza e voleva farla finita con loro prima possibile, senza attendismi e senza compromessi con il nemico. Crediamo di avergli restituito la dignità e la verità che meritava.
Prima proponendo e ottenendo di inserire il suo nome fra quelli dei partigiani che figurano sulla stele al Cimitero comunale, poi con lo spettacolo Lo straniero, rappresentato a Chiusi (3 volte), a Cetona, a Villastrada (2 volte), a Città della Pieve, a Chianciano, a Fonte Vetriana, a San Casciano Bagni, a Torrita di Siena e in molte sale, feste e piazze del nord Italia.
Una cosa ci sentiamo di dire e che né l’Anpi, né il Comune hanno detto a margine della visita: se la storia di Joseph Klucine è controversa, è certamente strano e anomalo che i suoi resti riposino in un cimitero di guerra germanico. Il Polacco aveva disertato. Come è possibile che un “disertore” sia stato sepolto insieme ai soldati della Wermacht e delle SS? La lapide spiega poco o niente. C’è solo il cognome, niente altro. 
Sappiamo che all’inizio, dopo l’esecuzione da parte dei partigiani della Simar a pochi giorni dalla liberazione nei pressi della cartiera di Sarteano e a liberazione avvenuta, per un po’ di tempo la tomba si trovava nel vecchio cimitero del paese del Saracino. Sappiamo che alcuni compagni di lotta gli portavano i fiori. Poi è sparita.
Il fatto che si trovi in un cimitero di guerra tedesco fa sorgere un dubbio: quello che possa essere un tentativo fatto a posteriori, per avvalorare le tesi difensive del Colonnello Marenco e della Simar secondo cui Klucine era addirittura un infiltrato, in combutta con il nemico (cosa mai appurata e totalmente senza riscontri oggettivi) e dunque per avvalorarne e giustificarne l’uccisione a sangue freddo. E per non rivangare oltre. Un po’ come l’oblio e la damnatio memoriae che per lunghi decenni ha accompagnato la vicenda e il nome di Joseph Klucine.
Una tomba è una tomba. E l’umana pietà non può fare distinzioni sulla base delle insegne del cimitero, ma i resti del Polacco non dovrebbero essere lì.
Se sono lì, è per avvalorare una tesi diversa, opposta e contraria a quella per la quale il suo nome figura sulla stele al cimitero di Chiusi. Una tesi diversa fatta propria dai vertici dell’Anpi senese e della Valdichiana, che hanno mal digerito anche lo spettacolo Lo Straniero, mai dalla sezione di Chiusi, che invece quello spettacolo – vale la pena ricordarlo – lo ha sempre supportato e promosso.
Va anche detto che, secondo la linea Marenco, TUTTI i giovani partigiani che facevano parte della banda del Polacco avrebbero dovuto essere passati per le armi e dunque rischiarono di fare la stessa fine. Per la cronaca, erano tutti chiusini e “disertori”, in quanto renitenti alle leva della Repubblica di Salò. Questo per dire che il termine disertori, usato di recente da una giovane esponente del Pd per dire NO al riarmo e al bellicismo, non ha una accezione negativa, tutt’altro. Il più delle volte disertare vuol dire scegliere di stare dalla parte giusta invece che da quella sbagliata.
m.l.
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